Discorso Lorenzo Cesa- Segretario nazionale Udc

Care amiche, cari amici,

 

grazie. Grazie di cuore a tutti. In questi giorni mi avete fatto riscoprire la passione per la vera politica e la gioia di sentirsi dell’Udc.

Avevamo promesso un congresso vero e così è stato.

Voglio ringraziare prima di tutto Gianpiero, che ha il grandissimo merito di averci messo la faccia, di aver presentato le sue proposte per il partito e di averle portate avanti con una convinzione e un’energia positiva che fanno bene a tutti.

Caro Gianpiero, sono certo che da domani lavoreremo insieme per il bene dell’Udc e dei moderati in Italia.  E’ stato un congresso bellissimo.

Ci siamo emozionati, ci siamo appassionati, abbiamo presentato le nostre idee, le nostre mozioni, abbiamo votato su proposte diverse.

E oggi credo di poter dire a nome di tutti, che dopo questi tre giorni siamo più forti e più uniti di prima.  Perché ci siamo confrontati a viso aperto, ci siamo detti le cose che dovevamo dirci e come in tutte le grandi famiglie, ora siamo pronti a ripartire insieme.

Sono successe tante cose in questi tre giorni. Davvero tante cose.

Venerdì, quando ho aperto i nostri lavori, avevamo ancora davanti agli occhi le immagini drammatiche dell’Ucraina, dei manifestanti bruciati vivi, della polizia che sparava sulla folla, delle piazze piene di gente insanguinata, di un Paese nel dramma.

Oggi abbiamo il cuore più leggero perché l’Ucraina è finalmente un Paese libero, anche se bisognerà rimanere vigili nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Ma oggi il popolo Ucraino sembra finalmente libero di correre incontro all’Europa.  Ci sono ancora persone nel 2014 che sono morte per il sogno dell’Europa. Non dimentichiamolo mai.

Ed è libera finalmente Yulia Tymoshenko, a cui non abbiamo mai mancato di far sentire il nostro affetto. Nei mesi scorsi Pier Ferdinando aveva incontrato anche sua figlia a Roma e avevamo avviato ogni iniziativa con i vertici del Ppe per promuovere la sua liberazione.

Quel giorno è arrivato e siamo felicissimi. Vorrei che tutti insieme dedicassimo un grande applauso a Yulia. Ti aspettiamo al prossimo vertice del Ppe.

Così come aspetteremo finché sarà necessario di riabbracciare i nostri marò. Non vi dimentichiamo. In questi tre giorni sono successe tante cose anche in Italia.

E’ nato il governo Renzi. E’ un governo giovane, con tante donne e tanta voglia di fare. Gli affidiamo le aspettative del Paese e lo sosterremo lealmente nell’interesse dell’Italia.

La presenza di un ministro dell’Udc nel governo Renzi è importante. E’ il riconoscimento che meritiamo ancora attenzione e rispetto da parte di tutti.

E sono sicuro che Gianluca Galletti farà bene all’Ambiente, perché è un politico capace, serio e preparato. Ma noi non siamo al governo perché abbiamo un posto da ministro.

Questo vorrei dirlo anche ai nostri amici del gruppo dei Popolari per l’Italia che hanno ragione di essere amareggiati perché Mario Mauro è stato un eccellente ministro della Difesa e secondo me meritava la riconferma, come l’avrebbe meritata al mille per mille il nostro Gianpiero D’Alia.  Ma oggi che la politica più che dare deve chiedere ai cittadini, e anche per questo è così impopolare come giustamente sottolineava Pier Ferdinando, avere un ministro o averne zero cambia relativamente.

Noi appoggeremo il governo Renzi perché pensiamo che i problemi del nostro Paese siano ancora così enormi che non è il momento delle contrapposizioni ma è il momento di dare tutti una mano.

Per questo sono convinto che al momento del voto di fiducia anche gli amici dei Popolari per l’Italia non faranno mancare il loro apporto e insieme proseguiremo il percorso che abbiamo appena cominciato.

Vogliamo proseguire lungo quel percorso poi ancora di più con l’orizzonte alle prossime elezioni europee.  Lavorando per arrivare a liste comuni con gli stessi amici Mauro e Dellai.

E con il partito di Angelino Alfano che venerdì è venuto qui, con noi, dando un grande segnale di attenzione al nostro lavoro e alle nostre posizioni.

Il grande tema di questo congresso sono state proprio le elezioni per il nuovo Parlamento europeo ed il nostro posizionamento. Anzi, come ha detto giustamente Giuseppe De Mita, il problema non è il collocamento, ma le scelte politiche che andremo a fare.

E mi pare che anche su questo il congresso sia servito a fare chiarezza.

Al di là delle sfumature politiche abbiamo verificato che tutti siamo d’accordo che è indispensabile accelerare il passo verso la formazione del Partito Popolare Europeo in Italia.

Che dobbiamo ripetere lo schema dell’Europa non perché non abbiamo abbastanza idee per essere originali e dobbiamo copiare dagli altri. Ma perché quello è lo spazio che naturalmente ci appartiene e che dobbiamo conquistare se vogliamo tornare ad essere una forza che incide nella politica di questo Paese.

Uno spazio alternativo a quello della sinistra. E uno spazio che non si genuflette a nessuno nel campo opposto. Uno spazio che non ha padroni, fatto di persone libere.

Soprattutto uno spazio fatto di persone che non cercano voti facili con proposte che spingono il Paese verso il disastro come quelle dei populisti.  Ma che indica una direzione, una prospettiva e cerca di guidare i processi politici in quella direzione.

Credo che fosse questo il passaggio chiave della relazione straordinaria del presidente Ciriaco De Mita, quando ci ha ricordato che la politica non può accettare le cose come sono.

La politica deve farle accadere. Noi dobbiamo far prevalere il popolarismo sul populismo come sulla sinistra. Ecco la missione dell’Udc da domani.

E caro presidente, davvero con il cuore, ci hai commosso tutti quando hai chiuso il tuo intervento chiedendo di essere ricordato come un democristiano il giorno in cui andrai a discutere di politica con Moro e Fanfani. Fra cento anni sia chiaro!

Ma voglio dirti che qui siamo e saremo sempre tutti democristiani.

Perché mai come ora che il testimone del governo sta passando a una nuova generazione di politici cresciuta in un ventennio in cui la politica e i partiti si sono liquefatti, c’è bisogno di cultura politica, di cultura di governo, di esperienza e di competenza per aiutare questi giovani.

E se non ascoltano oggi, vorrà dire che verranno a chiedere consiglio domani. Come ci hai detto tu, presidente, le cose che devono accadere, accadranno. Le faremo accadere.

E noi dovremo impegnarci per questo, a cominciare dallo stimolo a fare le riforme al governo. A cambiare il titolo V della Costituzione che ha provocato disastri.

Ma anche a cambiare l’Italicum.

Io non so se sia un accordo tra due compari come hai detto tu, parlando di Berlusconi e Renzi.

Ma so che le soglie di sbarramento a misura di due partiti grandi sono inaccettabili.

So che è inaccettabile che un partito che magari raccoglie quasi due milioni di voti e sfiora il 4,5% possa essere usato dal partito più grande per prendersi il premio di maggioranza e sbattere la porta in faccia a quei due milioni di voti.

E soprattutto so che è inaccettabile che stiamo ancora a chiedere le preferenze come se fossero una concessione e non un diritto sacrosanto dei cittadini.

Come se la Corte Costituzionale non si fosse già pronunciata. Le liste bloccate erano la più grande porcata del Porcellum.  Il Porcellum non c’è più, eppure si continua a sentire l’odore del maiale.  Non va bene. No. E ci faremo sentire.

L’orgoglio di chi siamo e di quello che possiamo dare al nostro Paese l’ho sentito fortissimo nelle parole di Pier Ferdinando.

Parole che mi hanno fatto venire un tuffo al cuore quando ha ricordato quei giorni di tanti anni fa quando ci siamo conosciuti a Berlino, nel giovanile della Dc.

Tanti anni sono passati e tantissime cose abbiamo fatto insieme. Ne faremo ancora tante perché oltre l’amicizia fortissima, che niente potrà scalfire, continuano ad accomunarci le idee e la passione per la politica.

Ci accomuna soprattutto l’idea di dare una nuova prospettiva ai tanti amici che in questi anni ci hanno seguito dai territori e che ora sono qui, ancora una volta a loro spese, rimettendoci di tasca loro per la politica, sapendo che non c’è nulla da guadagnare ma che c’è tanto da dare per il futuro dell’Italia e delle generazioni che verranno.

Io avevo letto la mozione e le tesi di Antonio De Poli. E lui in maniera assolutamente esplicita puntava sulla valorizzazione del territorio per rilanciare la nostra azione. E caro Antonio, vorrei dirti una cosa: non ti curare di qualche povero invidioso. Tu non sei solo un grande uomo di organizzazione. Tu avresti potuto essere un grandissimo segretario politico dell’Udc.

Ce lo hai dimostrato ancora una volta con la schiettezza e la passione del tuo intervento.

Questo è un partito vero perché abbiamo tante persone come te che ragionano con la loro testa e tengono sempre la schiena dritta.

Sono queste le persone che ci faranno crescere di nuovo. Non gli ultras da cortile.

E il tuo gesto nobile di ritirare la tua candidatura per lasciare spazio è un gesto che ha dato l’esempio a tutti di cosa vuol dire essere al servizio del proprio partito.

Da oggi, come ieri, come negli ultimi sette anni da segretario, anch’io, come Gianpiero, Pier Ferdinando e tutti voi, sono al servizio del partito. Un partito che dobbiamo rilanciare proprio dal territorio.

Dando voce davvero ai nostri dirigenti nelle città, nei paesi, nelle periferie. Valorizzando i nostri amministratori locali, i sindaci, i consiglieri comunali, provinciali e regionali.

Facendo le modifiche necessarie allo statuto. Soprattutto facendole in modo condiviso.

Abbiamo molte cose da fare. Alcune sono molto complesse, altre non dipendono solo da noi. Ma nessuna ci spaventa.

E dopo questi tre giorni siamo più consapevoli anche del perché: perché siamo un partito. Ieri, dopo gli errori di un anno fa che tutti abbiamo ammesso, un partito che era diventato piccolo.

Oggi un partito in risalita.Domani, ne sono certo, insieme a tutti gli altri che la pensano come noi, un partito di nuovo centrale per il bene dell’Italia.

Vi ringrazio ancora. Tutti. Davvero tutti.

Grazie.










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