Il discorso di Lorenzo Cesa

Care amiche, cari amici,
 

buongiorno a tutti e grazie davvero per la vostra partecipazione oggi. 
Abbiamo molte cose da fare in questa giornata e quindi cercherò di essere sufficientemente breve nella parte politica del mio intervento per poi dare spazio agli adempimenti formali necessari. 
Sono adempimenti che non rappresentano delle formalità noiose peraltro ma, almeno a mio modo di vedere, servono davvero a dare, accanto all’impegno politico quotidiano, il segno della vitalità del nostro partito e della grande passione con cui stiamo lavorando e continueremo a lavorare in questi giorni per il nostro Paese e per l’Europa.
E’ passato un mese esatto dal nostro congresso nazionale. Quattro settimane possono sembrare poche ma in realtà in queste quattro settimane sono successe molte cose ed anche per questo credo che sia importante tornare ad incontrarci oggi e riprendere il filo della nostra discussione, anche se con moltissimi di voi ci siamo più volte visti e sentiti dopo il congresso. 
Il congresso di fine febbraio è stato davvero un momento straordinario di democrazia e di confronto appassionato tra noi. Vedere centinaia di persone fare la fila per votare, ascoltare decine di interventi politici, tutti di alto livello e tutti rivolti a dare un contributo costruttivo al nostro partito, credo abbia riempito di orgoglio ognuno di noi. Anche per questo non finirò mai di ringraziare, non a nome mio o di questo o di quel dirigente, ma a nome di tutto il partito, davvero di tutti senza nessuna distinzione, ognuno di voi e ognuno dei mille delegati che hanno partecipato, da protagonisti, a quei tre giorni di lavori.
Ci siamo confrontati anche aspramente, ma sempre con serietà e con grande rispetto. E da questo incontro – dopo la giornata di oggi – sarei felice e orgoglioso di poter dire che il nostro partito sarà ancora più forte, più motivato, più pronto a far sentire la propria voce. Un partito capace di agire come un sol uomo, grazie all’impegno generoso e coeso dei nostri dirigenti sul territorio. E’ la cosa a cui tengo di più, perché è stata sempre la nostra grande forza.
Se non ci fosse questo lavoro costante e svolto in sintonia anche tra chi la pensa in modo diverso ma poi fa prevalere il bene del partito, non saremmo riusciti a seminare quello che abbiamo seminato in questi ultimi giorni e che ora vorrei illustrarvi.
Quello che abbiamo fatto in queste quattro settimane è esattamente quello che avevamo anticipato al congresso. 
L’obiettivo che ci siamo dati era quello di mettere insieme le anime autenticamente popolari presenti nel nostro Paese in vista delle elezioni europee. Questa è stata la linea politica su cui siamo stati tutti d’accordo al congresso e a questa linea abbiamo lavorato fin dal giorno dopo.
In settimana, l’avete visto tutti credo, abbiamo chiuso e ufficializzato l’accordo con i Popolari per l’Italia per andare insieme alle elezioni europee di maggio. Nel simbolo che abbiamo presentato è grande e visibile il segno di riconoscimento che non considero solo nostro, ma di tutto il Paese, lo scudo crociato! Lo scudo crociato che per noi e per milioni di italiani rappresenta e rappresenterà sempre la garanzia di un radicamento forte intorno ai valori della famiglia, della solidarietà, dell’europeismo vero, lontano e contrario agli egoismi dei nazionalisti e dei nemici dell’Europa unita. Quel simbolo, ne sono assolutamente convinto, ha fatto grande l’Italia ieri e quel simbolo sarà ancora la nostra chiave di ingresso in Europa domani. 
Ma proprio come ci siamo detti un mese fa al congresso il nostro lavoro non è finito. Direi che siamo anzi a metà. Aver intrapreso questo cammino comune con gli amici Mario Mauro, Lorenzo Dellai ed i loro amici è importante ma non basta. 
Il nostro obiettivo era e rimane quello di mettere insieme tutti i popolari d’Italia. Da tempo dico che l’Udc è un mattoncino indispensabile per dare di nuovo forza a quest’area che in Italia è stata e secondo me continua ad essere maggioranza, ma che ha bisogno di ritrovare i suoi punti di riferimento per ritrovarsi, riprendere fiducia e far sentire la propria voce. L’area del ceto medio, delle famiglie sempre più in difficoltà. Dei piccoli e medi imprenditori. 
Allora, come dicevo poco fa, il lavoro di ricongiunzione di tutti i popolari italiani non è finito, è a metà. Ora io mi auguro davvero che possiamo completarlo rapidamente costruendo un cammino comune anche con gli amici del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. 
La sua presenza al nostro congresso è stato un  segnale importante che abbiamo apprezzato tutti. Ora si tratta di fare un ultimo sforzo. Siamo davvero ad un passo dal realizzare l’obiettivo comune di una grande casa dei popolari italiani che non vogliono affrontare avventure populiste e non accetteranno mai di andarsi a nascondere sotto il tetto delle case altrui, come quella del Partito Socialista Europeo. Noi non chiediamo e non chiederemo mai con il cappello in mano di essere ospiti di qualcuno. Siamo e saremo alternativi alla sinistra in Italia e in Europa. Noi costruiamo con umiltà insieme a tutti coloro che la pensano come noi la nostra casa.
Allora ad Alfano e all’Ncd lancio un appello davvero con il cuore in mano, sapendo peraltro che i rapporti sono già ottimi e che lo spazio per il dialogo c’è. Noi siamo pronti, ci siamo. Non perdiamo questa grande occasione. Non facciamola perdere soprattutto a quei tanti italiani che guardano all’area popolare e all’Europa come le loro uniche speranze per tornare a credere nel futuro. 
La partita che si gioca con queste elezioni europee è davvero decisiva per le prossime generazioni. Qui si tratta di fare tutti i passi necessari per arrivare finalmente alla realizzazione del grande progetto dell’unità politica dell’Europa che ci hanno lasciato in eredità i padri fondatori. E’ un progetto che può essere realizzato solo da una grande forza popolare come il Ppe. E per dare forza al Ppe in Europa dobbiamo dare forza ai popolari in Italia. Altre strade o scorciatoie non esistono. Ecco perché non possiamo presentarci divisi alle elezioni di maggio. Non faremmo solo un dispetto a noi stessi. Lo faremmo all’Europa. Ed è una responsabilità che di fronte a milioni e milioni di persone e di fronte ai nostri figli dobbiamo sentire sulle nostre spalle. 
Quanto sia importante quello che si decide a Bruxelles ormai è chiaro a tutti. Lo stiamo vedendo in questi giorni e lo si vedrà sempre di più in futuro. 
Le decisioni che contano si prendono a livello comunitario. 
Stiamo apprezzando l’impegno del governo italiano e del presidente Renzi in questi giorni per avvicinare l’Europa ai cittadini. Il rigore è un mezzo, non un fine. Deve servire a fare ordine in casa propria e noi lo stiamo facendo. Ma non può essere l’unico orizzonte della politica. Diceva Aldo Moro: “La politica non sia ingiusta, né tiepida e tardiva, ma intensamente umana”. Le parole di Moro dicono più di ogni altra che anche oggi, forse oggi ancora più di ieri vista la grave crisi che attraversa l’occidente, che l’orizzonte della politica deve essere lo sviluppo, la crescita, il benessere delle persone. Obiettivi che si raggiungono anche facendo ordine in casa propria; ma soprattutto con investimenti mirati, con il sostegno alle famiglie e alle imprese, a chi è più in difficoltà. 

Per questo noi appoggiamo e appoggeremo in Parlamento le iniziative del governo sul piano europeo e su quello nazionale. E lo incalzeremo con i nostri gruppi parlamentari a fare sempre di più e sempre meglio. 
Mettere in tasca alle famiglie con i redditi più bassi 1.000 euro in più all’anno è una scelta giusta che noi approviamo totalmente. Chi più di noi dell’Udc in questi anni si è battuto in concreto per le famiglie? Quelle misure sono utili, servono dunque a dare respiro a quelle famiglie e a far ripartire i consumi. 
Ma al governo ora diremo anche di non dimenticare chi non ha nemmeno un basso reddito, quelli che un reddito non ce l’hanno proprio, i disoccupati e gli inoccupati. Ora bisogna fare qualcosa per loro.
Il “Jobs act” è importante e va nella direzione che auspicavamo. Darà maggiore tranquillità agli imprenditori consentendo loro di programmare la crescita delle aziende e di scegliersi al meglio i collaboratori più bravi da inserire gradualmente a tempo indeterminato. 
Ma ora dobbiamo pensare ad introdurre degli sgravi fiscali per rendere concrete queste assunzioni.
Rilanciare le infrastrutture e fare un grande piano per l’edilizia scolastica è fondamentale per i nostri figli. Ma ora dobbiamo ottenere dall’Europa un cambio di mentalità: le spese per investimenti, le spese che generano ricchezza e nuova crescita non possono essere considerate debito pubblico. Devono essere tenute fuori dal tetto del 3%. 
Vedete come tutto è collegato ormai? Politica italiana e politica europea, scelte nazionali e scelte che si fanno a Bruxelles. 
Ecco perché è importante mettere insieme le forze che la pensano allo stesso modo su tutte queste cose e costruire un grande contenitore dei popolari italiani.
Su questi temi saremo sempre un passo a fianco e un passo avanti al governo. Come del resto sul tema della legge elettorale. Alla Camera è passato un testo che non ci soddisfa e al Senato lavoreremo per modificarlo. 
A costo di sembrare cocciuti e ripetitivi noi vogliamo le preferenze e lavoreremo per mettere insieme tutte le forze politiche che le vogliono come noi. 
Non è un capriccio dell’Udc. E’ che siamo fermamente convinti che questo Paese può ripartire se i politici riprendono a metterci la faccia, hanno il coraggio di farsi eleggere dai cittadini, rispondono ai territori, tornano a conoscere i problemi della loro gente e a rappresentarli in Parlamento. Lavoreremo, come dicevo prima, un passo a fianco e uno avanti al governo, per spronarlo, anche su questi temi: sulle riforme istituzionali, sulla modifica del titolo V della Costituzione, che è la più pesante eredità che il centrosinistra ha lasciato all’Italia negli ultimi 20 anni perché ha scassato i rapporti tra Stato e Regioni. Lavoreremo e vigileremo perché si cancelli davvero il bicameralismo perfetto. E lavoreremo e vigileremo perché si aboliscano davvero le province. Nel Palazzo molti ancora le vogliono e sperano di salvarle con qualche travestimento. Noi la pensiamo come gli italiani. Non le vogliamo più e ci fermeremo solo quando saranno cancellate sul serio.
C’è poi un’altra questione che vorrei affrontare con voi rapidamente oggi. Anche questa è stata centrale nel congresso di un mese fa. E anche su questa mi sembra che tutti gli interventi fossero sulla stessa linea. Allora, visto che ci siamo impegnati al congresso, ora dobbiamo farlo davvero. E subito. 
E qui parlo del nostro partito. 
Dobbiamo realizzare ora e subito una maggiore democrazia interna. Dobbiamo ripartire nella nostra azione politica avendo ben presenti due parole chiave: merito e territorio. 
Come si realizza tutto questo? Intanto aumentando il numero delle occasioni di confronto al nostro interno. Gli organi interni devono riunirsi e discutere più spesso. 
E poi dobbiamo dare una maggiore autonomia ai territori. 
Guardate, su questo tema posso parlare per esperienza diretta. Un’esperienza che ho maturato sul campo in questi anni e che mi ha convinto di una cosa almeno: che l’idea di decidere da Roma quello che riguarda i territori è sbagliata e non porta da nessuna parte. Perché a Roma per quanto si possa stare attenti non si riesce ad avere piena conoscenza di tutti i problemi e le difficoltà di un territorio. E’ giusto discutere insieme, è indispensabile evitare di muoversi come schegge impazzite che contraddicono i valori e le linee fondanti del partito. Ma le decisioni finali spettano a chi in quel paese, in quella frazione, in quella città, ci vive tutti i giorni. Solo così si valorizza il merito. 
La prossima settimana riuniremo l’esecutivo del partito proprio per rendere ancora più espliciti questi principi.
E mi lego a questi ultimi argomenti, avviandomi alla conclusione, per parlare di amministrative. 
Come sapete oltre alle Europee si voterà in moltissimi comuni e in due regioni, l’Abruzzo e il Piemonte. Il nostro rilancio passa tanto dalle Europee quanto dalle amministrative. Abbiamo grandi margini per centrarlo ma dobbiamo attivarci rapidamente per farcela.
La prossima settimana riuniremo i comitati regionali dell’Abruzzo e del Piemonte proprio per preparare al meglio le elezioni regionali. 
E contemporaneamente invito tutti a cominciare a lavorare seriamente sulle amministrative nei comuni e nelle città dove si vota. L’autonomia di cui parlavo poco fa è un bene ma è anche una responsabilità che ognuno di voi sono certo saprà caricarsi sulle proprie spalle. 
Quello che chiedo a tutti è di fare uno sforzo di essere coerenti con la linea che abbiamo deciso al congresso e quindi di cercare intese in primo luogo con tutti coloro che fanno riferimento ai valori del popolarismo. Siamo un mattone indispensabile come dicevo prima per realizzare queste unioni, ma dobbiamo anche essere consapevoli che da soli spesso non bastiamo. Bisogna unire, anche se a volte è faticoso e costa qualcosa in termini di ambizioni personali. E’ davvero uno sforzo che chiedo a tutti. Aggiungendo una cosa: ogni volta che abbiamo paura di unire perché temiamo di trovarci di fronte qualcuno più bravo di noi, io dico non preoccupiamoci. Se quel qualcuno è davvero più bravo vorrà dire che avremo qualcosa da imparare. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, guardate che in giro non ci sono grandi campioni del mondo. Noi che abbiamo una storia, un’esperienza, una passione e dei valori forti, cominciamo a confrontarci e scopriremo che abbiamo molto più da insegnare che da imparare. E dunque non ci spaventiamo per poco. Apriamoci e costruiamo. 
Lavorando con l’impegno e la passione che ci uniscono da sempre, sapremo farci apprezzare ovunque. E sapremo raccogliere risultati elettorali che sorprenderanno molti. 
Guardate che in giro non ci sono fenomeni. Per cui se ci diamo da fare dimostreremo ancora una volta che siamo capaci di fare politica perché sappiamo stare in mezzo alla gente, sappiamo capire i problemi delle persone e sappiamo portarli all’attenzione dei comuni, delle Regioni, del Parlamento e offrire delle soluzioni. Lo sanno fare quelli di noi della mia generazione che hanno avuto la fortuna di impararlo dai grandi maestri democristiani. Ma lo sanno fare anche i tanti nostri giovani amministratori e dirigenti sui territori che non hanno imparato a fare politica scrivendo insulti su un computer ma che si guadagnano il consenso dei cittadini con il lavoro e la fatica del dialogo, del confronto e dell’impegno nelle istituzioni locali e nazionali.
Questa è la politica per l’Udc e per i popolari in Italia e in Europa. Quella politica “intensamente umana” a cui Moro dedicò la sua vita. 
Peraltro noi conosciamo solo questo modo di fare politica. E allora facciamola con ancora più convinzione tra la gente, nelle città, nei paesi e a maggio avremo una grande e bellissima sorpresa. La sorpresa di un’Udc e di un’area popolare di nuovo in crescita e di nuovo pronta ad essere protagonista del domani dei nostri figli in Italia e in Europa.
Grazie e davvero buon lavoro a tutti.



 










Lascia un commento