Direzione Nazionale UDC: intervento L. Cesa

Care amiche, cari amici della Direzione Nazionale,

Buongiorno a tutti e grazie per la vostra presenza.

Come appare sempre più evidente siamo in una fase decisiva, assolutamente decisiva per il Paese, per la politica italiana, per il futuro del nostro partito e dei popolari e moderati italiani.

È con questa consapevolezza che nelle ultime settimane abbiamo intensificato i nostri appuntamenti di partito. Prima abbiamo celebrato un congresso vero, partecipato, aperto e democratico, che ha stabilito una linea su cui tutti insieme ora stiamo lavorando con grande convinzione.

Poi, dieci giorni fa su quella stessa linea si è ritrovato il Consiglio Nazionale. Ed ora, sono certo, potrà dare un ulteriore impulso la Direzione di oggi.

Ma le ultime settimane sono state ricche anche di molti confronti importanti nel perimetro più ampio dei partiti di maggioranza che fanno riferimento all’area dei Popolari europei, perché in questi giorni si è deciso e si deciderà il passo e il tempo della legislatura.

Sono in discussione riforme attese da anni, in qualche caso da decenni, come la modifica costituzionale del bicameralismo perfetto, la revisione dei poteri del presidente del Consiglio, il ripensamento del titolo V dopo il disastro dell’inseguimento del federalismo sfascia tutto della Lega.

E’ in discussione una legge fondamentale come quella di riforma dei rapporti di lavoro, attesa dalle imprese e dai tanti giovani che hanno bisogno di un segnale per tornare a investire sul futuro e soprattutto per ritrovare un po’ di speranza. 
E poi sono alle porte le elezioni europee e le amministrative, che saranno altrettanto significative per noi e per gli assetti futuri del nostro sistema politico.
Io partirei proprio dal lavoro che stiamo facendo per le Europee e le amministrative.

Sappiamo tutti che l’appuntamento del 25 maggio sarà uno snodo fondamentale per noi e per l’Italia.

Nelle scorse settimane, come avete avuto modo di vedere, abbiamo consolidato il rapporto con i Popolari per l’Italia degli amici Mauro e Dellai.
Oggi, in assoluta continuità con gli impegni assunti davanti al Congresso Nazionale posso dirvi che quel lavoro è andato ulteriormente avanti e si è completato. 
Avevo promesso che avremmo fatto l’impossibile per rendere concreta la nostra funzione di lievito per l’aggregazione di tutta l’area dei popolari italiani.

Con l’aiuto dell’intero gruppo dirigente, in un clima di grande sintonia – lo voglio sottolineare con forza, perché solo se c’è grande unità e sintonia un partito può avere un futuro e qualcosa da dire – tutti insieme, dal presidente D’Alia, ad Antonio De Poli, che ha svolto un lavoro di tessitura straordinario, a Pier Ferdinando, al presidente De Mita, a Rocco e davvero a tutti, così non dimentico nessuno, siamo arrivati ad un traguardo fondamentale,  che apre nuove prospettive davanti a noi ma che soprattutto, a mio avviso, apre una speranza – la prima vera speranza, dopo una lunghissima fase di incertezza e confusione – per il ceto medio italiano che oggi è in grandissima difficoltà ed è stato lasciato solo troppo a lungo. La speranza di trovare rappresentanza in questo Paese e di tornare in futuro alla guida dell’Italia.

Perché si possono avere dubbi su tutto, ma non su questo: la speranza dell’Italia non sono i demagoghi alla Grillo e nemmeno i conservatori della Cgil.

Se questo Paese vuole cambiare deve tornare a dare voce e ascolto alla maggioranza silenziosa che vuole solo essere messa in condizione di riprendere a creare occupazione e ricchezza, agli italiani delle piccole e piccolissime imprese, ai giovani laureati, alle famiglie.

Al ceto medio che non può scomparire a meno che non accettiamo di far scomparire l’Italia dal tavolo delle grandi potenze europee e mondiali.

Allora qual è il passo importantissimo che abbiamo compiuto in queste settimane e questi giorni? Mettere insieme le forze che rappresentano una speranza per quell’Italia, per quella maggioranza silenziosa.

E quindi dopo l’intesa con i Popolari per l’Italia, oggi siamo pronti ad annunciare l’intesa con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano.

Un’intesa seria, politica, che guarda all’Europa perché il futuro per tutti noi è l’Europa.

Un’intesa che garantisce a tutte le forze che l’hanno raggiunta pari dignità,  come avrete modo di vedere dal simbolo.

Un simbolo con cui ci presenteremo alle elezioni europee a maggio con liste comuni. E con lo scudo crociato e il simbolo del Nuovo Centrodestra, uno accanto all’altro.

E questa sarà la più grande novità delle prossime elezioni europee.

I moderati e i popolari italiani sapranno che si sta costruendo finalmente una casa in cui ritrovarsi tutti. Ed è una svolta di grandissima modernizzazione e semplificazione del sistema politico nazionale, perché ci consente finalmente di alzare lo sguardo anche oltre i confini nazionali; di cominciare a ragionare nell’ottica che conta e conterà sempre di più, quella europea, realizzando anche in Italia un processo di aggregazione secondo le grandi famiglie dell’Europa che in altri Paesi vicini a noi, come la Francia e la Spagna è già in fase avanzata.

Una svolta per noi peraltro assolutamente naturale: perché a nessuno di noi viene chiesto di snaturarsi. I valori dei democratici cristiani, i valori della centralità dell’uomo, della vita, della famiglia sono i nostri valori e sono i valori del Ppe.

Il lavoro è finito dunque? Possiamo dirci soddisfatti e tranquilli?

No, il lavoro da fare è appena iniziato. Perché insieme alle elezioni europee ci sono  le amministrative e anche lì dovremo fare ogni sforzo in questi giorni a livello locale per costruire alleanze omogenee con il nostro progetto.

Se vogliamo dare forza al disegno dell’unità di tutti coloro che si riconoscono negli ideali del Ppe, non possiamo più permetterci di creare confusione tra gli italiani.

Dobbiamo essere seri e dimostrare che abbiamo imparato dall’errore delle elezioni politiche quando tra il simbolo di Scelta Civica al Senato e il nostro simbolo alla Camera abbiamo fatto diventare strabici gli elettori – e non aggiungo altro sul professor Monti visto che ho già detto molto al Cogresso.

E giustamente – è dura da dire ma è così – gli elettori ci hanno punito.

Oggi abbiamo la straordinaria occasione di cancellare quell’errore, siamo orgogliosi di averla costruita lavorandoci giorno e notte tutti insieme e dobbiamo però anche avvertire tutti insieme la responsabilità di non fallire questa grande occasione.

Ecco perché le europee e le amministrative devono procedere di pari passo, con la massima coerenza possibile, sapendo che il nostro radicamento sui territori e la nostra capacità di parlare ai cittadini devono diventare il volano per le nostre liste ed i nostri candidati in entrambe le competizioni.

E questo lavoro naturalmente non può non riflettersi sull’operato del governo.

L’ho detto al Congresso Nazionale, l’ho ripetuto al Consiglio Nazionale e lo ribadisco qui oggi: noi siamo e saremo il pungolo per questo governo che sosteniamo con lealtà e passione perché faccia davvero le riforme. Noi chiediamo e chiederemo che si facciano tutte e che si facciano bene. Ed è evidente che se i partiti che fanno riferimento ai valori del popolarismo e che si riconoscono nel Ppe mettono insieme le loro forze in Parlamento,  possono dare una spinta decisiva all’azione del governo.

Dirò di più: noi il Governo lo condizioneremo. In positivo, aiutandolo a fare più riforme e a farle meglio. Ma lo condizioneremo: lealmente, senza giochetti, alla luce del sole.

Infuria in questi giorni il dibattito sulla riforma del Senato. Noi siamo stati i primi nelle due legislature passate a dire che bisognava superare il bicameralismo perfetto. E quindi chi pensa che la riforma del Senato non debba andare avanti si sbaglia. I conservatori che in questo momento stanno soprattutto a sinistra, che si radunano sotto l’ombrello della Cgil – sembra un paradosso, visto che per decenni la sinistra avrebbe dovuto rappresentare l’area cosiddetta progressista, ma è così. Del resto da tempo sono saltate tutte le categorie politiche – dicevo, i conservatori, così come i populisti che tifano contro l’Italia alla Grillo e Casaleggio, devono mettersi il cuore in pace. In noi non troveranno sponde.

Noi vogliamo la riforma del Senato così come vogliamo la riforma della legge elettorale.

Ma questo non vuol dire che accetteremo tutto a scatola chiusa. Abbiamo la forza parlamentare per migliorare i testi di base e lo faremo. Il che, tradotto, significa che serve buon senso. Che occorre trovare il consenso coinvolgendo tutta la maggioranza di governo nella ricerca delle soluzioni e dialogando con le opposizioni responsabili.

Fare presto è fondamentale. Ma non è sufficiente. Una riforma rapida può ottenere un consenso immediato. Ma il consenso sull’onda dell’entusiasmo di un annuncio è superficiale, dura poco. Quello che conta è che la riforma funzioni, che sia utile al Paese. Solo dopo che sarà stata messa alla prova concreta arriverà il vero giudizio degli italiani. Ed è a quello che dovremo dare massima attenzione.

Non vogliamo che si ripetano gli errori della riforma del Titolo V della Costituzione commessi dal centrosinistra all’inizio del 2000.

E questo discorso vale per la riforma del Senato così come vale per la riforma della legge elettorale. Che dovrà prevedere le preferenze.

Le preferenze. Su questo non si scappa. Se lo metta in testa chi pensa di continuare a nominare i parlamentari come se fossero vassalli medievali. Sarebbe fare il gioco di Grillo che non cerca teste pensanti ma si accontenta di trattare tanti ragazzi e ragazze come pupazzi da esibire e da buttare al rogo quando non gli servono più.

Buon senso dunque. Lo stesso buon senso che servirà presto nell’esame della riforma del lavoro. Che noi vogliamo e che voteremo. Che giustamente punta sulla flessibilità. Ma che non dovrà creare altra precarietà, e che quindi va calibrata al meglio, perché qualche elemento di certezza ai giovani che oggi vogliono tornare a credere nel futuro dobbiamo darlo.

Chi merita, chi è bravo, deve poter sapere che con l’impegno farà strada.

E questo discorso non vale solo per il mondo del lavoro. Ma riguarda naturalmente anche noi, anche il nostro partito.

L’avevo detto al Congresso e lo ribadisco qui, mentre mi avvio a concludere: per tornare a crescere dobbiamo valorizzare il merito, la democrazia interna e le capacità dei nostri dirigenti sui territori.

Non erano parole vuote ma un preciso intendimento mio e di tutto il partito. Ecco perché oggi vareremo una commissione per la revisione dello Statuto.

Concludo perché voglio lasciare spazio al dibattito. Mi pare che di carne al fuoco ce ne sia già molta. Noi stiamo facendo davvero il massimo e sono convinto che con le novità che ho ricordato in precedenza abbiamo creato le condizioni per un nuovo, grande inizio per il nostro futuro politico. Adesso spetta a tutti noi costruire questo futuro. C’è solo una cosa per farlo. Continuare a lavorare tutti insieme ventre a terra, aprirci al confronto con tutti gli amici che si riconoscono negli ideali del Ppe e far conoscere questa nuova prospettiva agli italiani in ogni città e ogni regione. E’ un lavoro faticoso, ma è un lavoro per cui vale la pena impegnarsi al massimo.

Buon lavoro a tutti allora e diamoci davvero da fare con la campagna elettorale. Abbiamo meno di due mesi. Utilizziamoli al meglio, per il bene dell’Udc, per il bene del Ppe italiano e per il bene di questo meraviglioso Paese che, dopo aver ereditato un passato da grande grazie al sacrificio di tanti popolari e democratici cristiani, merita ancora un futuro da grande nel mondo.

Grazie










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