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| Thursday, October 23, 2008 |
D’Onofrio: Democrazia e ambiente in Europa sono sinonimi
Nel grande intreccio tra
sistemi produttivi nazionali
diversi gli uni
dagli altri, politiche
energetiche con o senza nucleare,
maggiore o minore sensibilità
all’inquinamento atmosferico,
non sempre si è riusciti
a distinguere il significato politico
profondo che la vicenda
ambientalistica ha oggi nel
contesto del processo di integrazione
europea. Non sempre
è facile distinguere una generica
affermazione di europeismo
dalla specifica volontà politica
di far progredire il processo di
integrazione europea anche in
riferimento alle questioni più
complicate, quale certamente è
la questione ambientale.
Occorre a tal punto avere il senso
politico complessivo del processo
di integrazione europea
prima, durante, e dopo la guerra
fredda.
L’integrazione europea ha,
infatti, rappresentato – soprattutto
in Italia – un processo fortemente
voluto dalla leadership
degasperiana in sintonia con la
cultura laica non democristiana
anche quando il contesto
produttivo nazionale sembrava
far preferire una soluzione nazionalistica
rispetto a quella
europeistica: basta ricordare le
difficoltà che l’Italia politica
seppe superare all’inizio degli
anni Cinquanta proprio in riferimento
alla questione strategica
del Mercato Comune europeo.
L’Italia vide, infatti, nell’avvio
del processo unitario europeo
una garanzia fondamentale
per lo stesso ordinamento
democratico interno, che costituiva
pertanto un valore preminente
rispetto alle specifiche
questioni produttive di volta in
volta considerate. Con la fine
della guerra fredda, la questione
democratica non è stata più
il cemento costitutivo della integrazione
europea, si che si è
andati alla ricerca, da allora, di
un principio identificativo del
processo di integrazione europea,
aggiuntivo rispetto al principio
democratico, che era stato
sufficiente durante i lunghi anni
della guerra fredda.
E lo stesso
Partito Popolare europeo ha
vissuto il passaggio dalla prima
alla seconda fase del processo
di integrazione europea accentuando
proprio la sensibilità
ambientalistica, come è dimostrato
dal fatto che nel programma
del Partito Popolare
europeo si dice significativamente
che la linea di politica
economica promossa dal Ppe
non è più soltanto quella della
economia sociale di mercato,
ma quella – significativamente
– ecologicamente compatibile.
Scelta democratica all’inizio e
scelta ambientalistica oggi, sono
pertanto due aspetti di un’unica
ispirazione culturale e politica
di fondo del Partito Popolare
europeo. Ne consegue che
quanti hanno fatto, fanno, o faranno
parte del Ppe, sono tenuti
a ricercare un equilibrio anche se faticoso tra integrazione
europea e cultura ambientalistica,
a meno di non voler
rimanere sostanzialmente
estranei allo spirito popolare
europeistico di oggi.
La posizione italiana sui temi
dell’ecologismo europeistico
deve pertanto tendere a ricercare
un punto di equilibrio tra i
diversi segmenti produttivi nazionali
che potrebbero spingere
a rifiutare i costi di un adeguamento
competitivo dei nostri
prodotti dal punto di vista
ecologistico e la scelta europeistica
di fondo che non può vedere
l’Italia lontana da paesi
europei all’interno dei quali i
soggetti politici che aderiscono
al Ppe si collocano sul piano
dell’equilibrio e non di un nazionalismo
sostanzialmente
protezionistico.
Occorre a tal punto che le
forze politiche italiane che
fanno parte al Ppe si facciano
promotrici di questa ricerca di
equilibrio, nella convinzione
che anche le forze produttive
nazionali si facciano promotrici
di un’analoga iniziativa
europeistica dei loro mondi
per valutare fino in fondo e
senza egoismo quali siano i
costi necessariamente condivisi
anche con i settori produttivi
dei paesi promotori dell’equilibrio
e quali i costi rigidamente
nazionali dovuti ai ritardi
dei processi di adeguamento
ambientalistico della
nostra produzione. L’ecologismo
non è una moda, così come
l’europeismo non è una
finzione. La convivenza tra
Europa e ambiente è una convivenza
necessaria.
Tratto da Liberal
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