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| Thursday, April 09, 2009 |
D'Onofrio: Un partito alternativo, dopo la transizione
Con la Costituente di Centro ha definitivamente
preso corpo il progetto della
costruzione di un nuovo partito politico
capace di guardare con grande
speranza al futuro senza dimenticare o demonizzare
il passato. Come hanno dimostrato
i tragici avvenimenti abruzzesi di questi
giorni, occorre saper combinare cultura del
fare e cultura del pensare, talvolta senza
contrapposizioni politiche quando l’emergenza
incombe, talaltra con le divisioni che
possono esservi allorché si discute di come
prevenire le tragedie o quando e dove procedere
alla ricostruzione di quanto è andato
distrutto per il terremoto. La cultura democratica
deve certamente tenere conto delle
attese della gente e in particolare deve mostrare
di apprezzare il fatto che il voto popolare
che concerne il potere di governo delle
comunità deve poter contare nella nascita,
nello sviluppo e nella morte
dei governi locali, regionali
o nazionali che siano.
La costruzione di un nuovo
soggetto politico che abbia
nella paziente e rigorosa
ricerca della identità nazionale
il proprio asse di
fondo costituisce pertanto
una impresa che si contrappone
a quante hanno immaginato
che la complessità
storica del nostro Paese
possa essere ridotta alla sola
alternativa di governo,
quasi che non esista il dovere
di rappresentare questa
complessità non meno del
dovere del consentire alla
complessità di non impedire
le decisioni che un governo
deve pur assumere.
Anche in Italia siamo dunque
in presenza di una questione
di fondo che si è posta
in tutti i paesi e non solo
dell’Occidente democratico:
conciliare rappresentanza e
decisione anche in modi diversi
gli uni dagli altri, ma
pur sempre avendo cura di non pretendere
che l’una possa essere scelta ad esclusione
dell’altra. La Costituente di Centro sta pertanto
procedendo con i necessari approfondimenti
in vista della conclusione di questo
processo politico del quale è ormai possibile
cominciare ad intravedere la conclusione
culturale e politica. Dal punto di vista culturale
si è venuta progressivamente definendo
la natura alternativa del nuovo soggetto politico
sia rispetto al partito democratico, sia rispetto
al popolo della libertà.
Per quanto riguarda l’alternativa al Partito
democratico è stata progressivamente messa
a punto sia la natura alternativa a qualunque
rapporto con il comunismo, sia l’alternatività
ad ogni “demonizzazione” di Berlusconi. Per
quanto riguarda l’alternativa al Popolo della
libertà si è affermato il carattere essenziale
della rappresentanza popolare del nuovo
contesto assoluto dalla necessità di capacità
personale di decisione che il sistema politico
italiano ha finito con l’assumere nel corso
degli ultimi decenni. Alternativi al Pd da un
lato e al Pdl dall’altro non solo per ragioni
culturali.
L’alternativa all’uno e all’altro è infatti
il punto fondamentale anche della proposta
politica che la Costituente di Centro
esprime in vista della nascita del nuovo soggetto.
Per quel che concerne l’identità del
soggetto medesimo, si è fatto riferimento in
modo determinante all’ispirazione cristiana
della nazione italiana e all’economia sociale
di mercato che aveva visto la luce ben prima
della crisi economico-finanziaria in atto e rispetto
alla quale sembra proprio che si tratti
ormai di definire le regole pubbliche che il
mercato libero deve osservare nel contesto
della sempre più ampia globalizzazione
economica in
atto.
Soggetto politico per un
verso antico perché partito
e non solo comitato elettorale,
e per altro verso del
tutto nuovo perché orientato
a garantire al nostro Paese
la capacità di rispondere
alle sfide che l’integrazione
europea e la globalizzazione
tendenzialmente mondiale
pongono alla nostra
struttura sociale e alla nostra
capacità produttiva.
Non dunque un centro
oscillante tra un polo e l’altro
sia perché non si riconosce
né al Pd né al Pdl una
capacità di esprimere una
vocazione maggioritaria
che vada oltre il solo momento
elettorale, sia perché
si è irrobustita ambiziosamente
l’idea stessa che solo
dal centro si può seriamente
governare l’Italia.
La cosiddetta Prima Repubblica
è vissuta – a nostro
giudizio – quasi esclusivamente ripiegata
sul soggetto partito lasciando al popolo
inteso quale corpo elettorale soltanto il diritto
di scegliere i candidati chiamati a rappresentare
il popolo medesimo. Si era detto che
si stava entrando nella Seconda Repubblica
perché si sarebbe data una forma bipolare al
nostro sistema politico.
Ma – a partire dal 1994 – sembra che non esista
più passato e che il futuro si debba limitare
alla cancellazione del ricordo stesso
della complessità nazionale. Non si tratta di
ridar vita ad una sostanziale immobilità
neocorporativa e partitocratica ma non si
vuole neanche far finta di non capire che
complessità nazionale e modernizzazione
dell’Italia sono possibili e necessarie soltanto
se si fanno convivere l’una e l’altra. La
transizione dunque continua.
Tratto da Liberal del 9 aprile 2009 |
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