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Friday, May 29, 2009
D’Onofrio: Ma lo sappiamo cos’è l’immigrazione?

Si ha l'impressione che intorno al tema genericamente definito dell'immigrazione si manifestino più questioni tutte - come molto lucidamente afferma Bauman - concernenti il rapporto tra comunità e identità. Si tratta in particolare di aver ben presente i diversi significati - locale, regionale, nazionale, europeo e globale - che l'espressione "comunità"ha proprio in riferimento alla fondamentale questione dell'identità. L'immigrazione infatti assume significati molto diversi a seconda della dimensione spaziale della comunità: qualora consideriamo la dimensione minima, ossia quella locale, tendiamo a vedere l'immigrazione soprattutto in termini di potenziale violazione di questa identità comunitaria a difesa della quale si possono ergere difese che possono essere considerate xenofobe o anche razziste. Nella comunità locale, infatti, vi è il primo elemento costitutivo dell'identità territoriale alla quale sono particolarmente sensibili coloro i quali vedono proprio nella comunità locale l'elemento tendenzialmente onnicomprensivo dell'identità territoriale medesima. In questo contesto la comunità locale si erge a difesa anche nei confronti della più larga comunità regionale, soprattutto se questa è significativamente diversa dalla comunità locale medesima.

È proprio in questa tendenziale coerenza tra identità locale e identità regionale la radice di fondo della stessa ispirazione federalista di coloro che affermano che vogliono il modello federalista proprio perché "si vuole essere padroni in casa propria". È come se esistesse una sorta di cittadinanza comunale o regionale persino più significativa di una oggi inesistente cittadinanza locale o regionale perché è proprio in riferimento alla comunità nazionale che si è venuta costruendo storicamente la stessa categoria della cittadinanza nazionale. Questa tensione tra identità locale e regionale da un lato e identità nazionale dall'altro assume proprio in riferimento alle questioni complesse della immigrazione extra regionale un significato che si è andato modificando da una avversione delle comunità di talune regioni del nord Italia rispetto ad "immigrati" all'epoca provenienti da altre regioni dell'Italia medesima: quel che era in gioco allora era proprio la questione della identità nazionale italiana che era certamente comune a tutti i cittadini italiani dovunque fossero nati o risiedessero. Il contrasto tra identità regionale e identità nazionale ha allora finito con l'essere in qualche modo assorbito dalla non contestata affermazione della comune appartenenza alla comunità nazionale italiana. Questo è il problema che l'immigrazione comunitaria prima ed extra comunitaria dopo ha posto in evidenza proprio in riferimento alla questione della identità da salvaguardare intesa quale valore di fondo concernente lingua, religione, razza.

L'inizio della nuova fase storica che chiamiamo globalizzazione pone il problema della identità in termini profondamente diversi dal passato anche in riferimento al processo di costruzione europea che si trova oggi ad affrontare la questione della Turchia. Non sembra infatti dubbio che esista la percezione della comunità locale proprio perché l'Italia ha un'antichissima tradizione comunale, sturziana prima ancora che leghista. Nel contesto della identità comunale abbiamo pertanto dovuto affrontare la questione del passaggio dall'ipotesi anche istituzionale di una Italia delle autonomie comunali in un quadro di incipienti autonomie regionali ad un'Italia federale che non ha ancora trovato il punto di equilibrio necessario tra la dimensione comunale e quella regionale. Di qui questioni anche complesse concernenti l'immigrazione: la trasformazione federalista dell'Italia deve infatti tener conto della questione dell'identità locale nel nuovo contesto regionale che il cosiddetto federalismo sta ponendo in evidenza, anche dal punto di vista fiscale. Contemporaneamente - soprattutto dopo la fine della guerra fredda tra est ed ovest - si è aperta la questione della identità europea che costituisce un punto fondamentale delle oscillazioni che registriamo tra favorevoli e contrari all'integrazione della Turchia nella unità europea: esiste una identità europea o no, alla stregua della quale la questione turca può essere affrontata in modo molto diverso da come ad esempio i tedeschi l'hanno affrontata in termini di immigrazione turca in Germania? E se esiste una identità europea, ha questa una sua autonoma dimensione comunitaria europea distinta dalle molteplici comunità nazionali che sono state poste a fondamento delle diverse cittadinanze nazionali medesime?

Vi sono dunque molteplici e non sempre convergenti questioni troppo frettolosamente poste sotto il titolo della identità: in epoca di globalizzazione dobbiamo infatti constatare che se opera l'ispirazione cristiana di fondo dobbiamo immaginare che esiste la comunità umana fondata proprio su una comune identità della persona umana che è tale per il solo fatto di appartenere al genere umano. In questo contesto non esiste pertanto questione di immigrazione perché siamo tutti parte del genere umano. Non sorprende pertanto che la Chiesa cattolica insista proprio sulla dimensione personale di ogni essere umano a prescindere da lingua, razza o religione pur nella riaffermazione di una identità di lingua, di razza o di religione quali distinzioni storicamente verificatesi man mano che sono stati apposti confini comunali, regionali o nazionali come molto spesso è dato di ascoltare allorchè si discute proprio di immigrazione nei confronti delle comunità locali regionali, nazionali e oggi europee. L'intreccio tra i diversi aspetti che l'immigrazione ha rispetto alle diverse identità comunitarie di volta in volta considerate non sempre viene purtroppo posto a fondamento di vere e proprie politiche dell'immigrazione. Anche in questo caso si tratta infatti di questioni di fondo e non di fatti marginali perché sono in gioco questioni fondamentali anche istituzionali quali quelle del federalismo, dell'integrazione europea e della globalizzazione.

Di Francesco D'Onofrio, tratto da Liberal del 29 maggio



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