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Sunday, June 21, 2009
D'Onofrio: Referendum, le ragioni del No

Credo che le ragioni di chi non «vuole che questo referendum venga approvato, siano tutte nel quadro deIIe forze politiche uscito dalle ultime elezioni europee. In Italia non ci sono due partiti a prevalente vocazione maggioritaria. Siamo di più ed è con qualche ragione che gli elettori insistono a sostenerci da un bel pezzo».
Francesco D'Onofrio, tra i fondatori dell'Udc, ora Unione di centro di Pier Ferdinando Casini, fece parte dei gruppo di "saggi" che a Lorenzago, sul finire del secondo Governo Berlusconi nel 2005, varò la legge elettorale vigente, definita "porcata" dal leghista Calderoli.
Non sarebbe meglio cancellare questa legge che non consente ai cittadini di scegliersi i rappresentanti?
«Per sostituirla con cosa? Quella definizione fu di Calderoli, non nostra. L'impianto è buono: è esattamente quello con il quale abbiamo votato alle europee, tranne le preferenze. Ricordo però che destra e sinistra ci lasciarono da soli quando l'Udc si batté per l'introduzione della preferenza. Se però questo è il problema, allora ricordo che questo referendum vieta il premio di maggioranza alla coalizione che invece sarebbe attribuito a un solo partito, ma quanto a preferenze nulla cambierebbe».
Allora dobbiamo tenerci "la porcata"?
«L'ideale sarebbe il sistema tedesco, che è esattamente quello che gli elettori continuano a indicarci votando due partiti maggiori e altri come noi, la Lega, l'Italia dei valori. E allora la questione andrebbe ridotta ai suoi veri termini: i due partiti maggiori scelgono quel sistema per governare da soli. L'Unione di centro, la Lega e l'Italia dei valori vogliono conservare il loro carattere originario e dunque scelgono l'identità garantita dal sistema proporzionale assieme alla governabiIità ottenuta grazie allo sbarramento del 4 per cento. Le ali estreme di destra e di sinistra sono interessate alla sola identità perché governare il Paese, come si è visto in passato, non è il loro forte. La nostra opinione, in definitiva, è quella degli elettori: questa Italia non è bipartitica. Sarebbe ora che lo si capisse e si agisse di conseguenza».

Tratto da Famiglia Cristiana, 21 giugno 2009



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