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| Tuesday, July 21, 2009 |
D’Onofrio: così sta crollando il cartello Pdl-Lega
Era di tutta evidenza - almeno a noi dell'Udc - che il cartello elettorale Pdl-Lega Nord sarebbe prima
o dopo esploso sul fronte Sud. Era infatti molto chiaro che il cartello elettorale Pdl-Lega Nord non
aveva alcuna idea accettabile di Italia: o -come nel Pdl - si trattava di considerare gli italiani soltanto in quanto elettori, o -
come nella Lega Nord - si trattava di proporre in modo anche nuovo l'antica vocazione secessionista della Lega. Ne
conseguiva che prima o dopo non solo si sarebbe ribellato il Sud ma si sarebbe posto in chiaro che è proprio la mancanza
di una qualche idea accettabile di Italia il fatto più traumatico dell'esito attuale di quella che fu la Casa delle libertà.
Siamo ora in presenza di una rilevante quantità di questioni politiche troppo confusamente definite le questioni del Partito del Sud.
Vi è infatti chi tende a far emergere in termini nuovi l'antica questione meridionale. Vi è chi sembra proporsi la costituzione di un nuovo Partito
politico, denominato del Sud, da considerare quale appendice politica del Pdl.Vi è, infine, chi immagina un Partito del Sud del tutto sganciato
dagli attuali cartelli elettorali di destra e di sinistra, ritenendo che si debba esclusivamente
trattare in funzione contrattuale: una sorta - in fondo - di lobby del Sud.
Quale che sia l'esito di questa multiforme agitazione sudista, è sempre più
evidente che essa ha un elemento comune: il Pdl ha clamorosamente fallito anche nel Sud, perché gli italiani residenti nel Sud
non sono soltanto elettori come forse ci si illudeva allorché si è dato vita al Popolo
delle libertà. Non si tratta dunque di considerare questa o quella parte del territorio nazionale quale elemento di per se
solo costitutivo della entità statuale chiamata Italia. Si tratta infatti di capire che non vi può essere nessuna
Seconda Repubblica senza una qualche idea di Italia, soprattutto oggi che dobbiamo affrontare la grave crisi economico-finanziaria globale.
Il contesto globale infatti richiede una specifica identità territoriale in nome della quale affrontare
le questioni della globalizzazione. Per noi italiani ciò significa affrontare con grande serietà la fase attuale
del processo di integrazione europea - con particolare riferimento alla questione turca - e al rapporto per noi essenziale tra integrazione europea e
Mediterraneo. Mai come oggi infatti è necessaria una iniziativa politica capace allo stesso tempo di essere mediterranea, europea e globale. E
è per questo che mai come oggi è essenziale un'idea di Italia che sappia andare oltre la
realtà nazionalistica del passato anche recente e l’ insopportabile retorica di oggi: una grande
politica nazionale, liberale e popolare è quel che serve oggi.
La disomogenea agitazione sudista alla quale stiamo assistendo in questi giorni va pertanto considerata innanzitutto quale presa d'atto -
anche se con ritardo -del fallimento del Pdl al Sud, al di là dei risultati elettorali che avevano fatto credere che il Sud potesse vivere solo di illusioni.
E’ per questa ragione che occorre guardare con molta attenzione alla incipiente evoluzione italiana della Lega Nord: se la
questione meridionale non è riuscita a trovare soddisfacimento nella lunga stagione dello Stato centralista, sembra che la
Lega Nord voglia dire che una stagione definibile federalistica possa rappresentare una soluzione dei gravi problemi del Sud
in chiave strutturale e non assistenziale. Questa italianizzazione della Lega appare pertanto una vera e propria alternativa ad un
qualsivoglia Partito del Sud che intenda contrattualisticamente bilanciare nel governo attuale il peso strategico del Nord.
Non sembra che di questa evoluzione della Lega vi sia sufficiente consapevolezza né nel Pdl né in alcune delle suggestioni meridionalistiche.
Quanti hanno rilevato l'inidoneità di Pd e Pdl ad essere perni politici e non soltanto elettorali - come noi abbiamo ripetutamente affermato -
hanno ora un argomento fondamentale in più a sostegno delle loro ragioni: il Sud non può essere soltanto parte di un cartello elettorale.
di Francesco D'Onofrio, tratto da Liberal del 21 luglio 2009
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