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Thursday, November 19, 2009
D'Onofrio: Il futuro dei Popolari tra Stato e mercato

Il Congresso del Partito popolare europeo - che si svolgerà a Bonn il 9 e l0 dicembre prossimi - affronterà in modo specifico il rapporto fra la tradizionale ispirazione del Ppe medesimo - l'economia sociale di mercato - e la crisi economica e finanziaria attuale, con particolare riferimento al cambiamento climatico.

Appare particolarmente significativo il fatto che nella sede solenne del suo Congresso, il Partito popolare europeo affronti direttamente il tema del rapporto tra la sua ispirazione tradizionale - l'economia sociale di mercato - con le decisioni - tutte ancora da prendere e non solo in sede europea - concernenti le soluzioni relative alla crisi economica e finanziaria in atto. Per quel che concerne il cambiamento climatico, il Congresso sarà chiamato formalmente a dare una sorta di ultimo avviso, in vista della Conferenza mondiale di Copenaghen sul cambiamento climatico medesimo. Qualora si consideri che durante tutto il percorso del processo di costruzione dell'integrazione europea - certamente durante la guerra fredda - l'economia sociale di mercato ha rappresentato una posizione culturale e politica del Partito popolare europeo contrapposta a quella - tendenzialmente più statalista del Partito socialista europeo, è di tutta evidenza che il Congresso del Ppe dovrà affrontare proprio la sua specificità, concernente l'economia sociale di mercato alla luce delle sfide che la crisi economica e finanziaria in atto pone non solo all'Europa in quanto tale ma anche al mondo intero.

Di questa ispirazione diventa pertanto particolarmente significativa la questione del cambiamento climatico per le sue evidenti connessioni con i diversi sistemi economici e sociali vigenti nei Paesi dell'Unione europea. Non si tratta pertanto di una sorta di rituale riproposizione di una identità specifica del Partito popolare europeo rispetto al Partito socialista europeo, perché non siamo più nel contesto della guerra fredda e, pertanto, il Ppe prende atto che l'economia sociale di mercato non è più l'elemento distintivo di una contrapposizione tra Ppe e Pse interna alla parte di Europa che aveva scelto l'Occidente, ma di un profilo identitario dell'intera Europa riunificata all'indomani della caduta del Muro di Berlino, e soprattutto all'indomani del collasso dell'Unione Sovietica. Occorre pertanto rendere comprensibile il significato profondo del rapporto tra mercato e socialità da un lato, e tra capacità produttiva e cambiamento climatico dall'altro.

Non si tratta più dunque di una riproposizione quasi ritualistica del modello dell'economia sociale di mercato rispetto a modelli o tendenzialmente panstatualistici - come era quello sovietico - o comunque tendenti ad un compromesso tra Stato e mercato, nel quale lo Stato non si limitasse soltanto a porre regole di comportamento economico, ma fosse anche chiamato a gestire vere e proprie attività produttive e finanziarie. Pur avendo presente che il Partito popolare europeo ha rappresentato fino ad ora più una federazione di partiti nazionali che non un soggetto politico distinto da essi, è di tutta evidenza che il cammino che finalmente inizia con il trattato di Lisbona, definitivamente ratificato, apre una stagione culturalmente e politicamente nuova per lo stesso Partito popolare europeo. Vengono in esame - da questo punto di vista - le due questioni di fondo, rispetto alle quali il Ppe è chiamato ad operare una nuova sintesi tra l'ispirazione originaria dell'economia sociale di mercato, che aveva dato vita ad una sorta di equilibrio tra Stato e mercato definibile tendenzialmente liberista e la nuova sintesi che mette chiaramente in discussione proprio i compiti istituzionali dello Stato, inteso quale definitore di regole di comportamento e non più di gestore diretto della stessa politica sociale che ciascuno Stato finisce con l'adottare. Analoga questione viene posta ora in riferimento al cambiamento climatico.

Il processo di globalizzazione sposta pertanto da una sorta di mini fronte europeo occidentale - all'interno del quale l'economia sociale di mercato fu vissuta soprattutto quale alternativa ad una visione accentuatamente statalista - al nuovo e più vasto fronte che in conseguenza della globalizzazione l'Europa che ha dato vita all'Unione europea deve vivere rispetto non solo al tradizionale alleato atlantico, ma anche ai nuovi protagonisti dell'economia mondiale, nessuno dei quali ha vissuto la contrapposizione tra Stato e mercato nei termini in cui questa contrapposizione ha segnato di sé lunghi secoli della storia europea.

Di Francesco D’Onofrio. Tratto da Liberal del 19 novembre 2009



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