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L'Unione di Centro
nel territorio

Thursday, June 03, 2010
D'Onofrio: manovra economica e partito nuovo

Alla nostra economia occorrono specifici stimoli alla crescita e non solo tagli per ridurre il debito.

Riduzione del deficit al di sotto del 3 per cento del Pil stabilito dagli accordi di Maastricht; riduzione del debito pubblico in via strutturale, in modo da rientrare progressivamente al di sotto del 100 per cento del Pil medesimo; crescita complessiva dell'economia nazionale nel contesto dell'integrazione europea e della globalizzazione in atto: sono questi i tre obiettivi strategici per evitare che, prima o dopo, anche l'Italia finisca con il diventare obiettivo della speculazione internazionale, come è avvenuto per la Grecia. Non sempre si sono tenuti presenti questi tre obiettivi - fondamentali e soprattutto contestuali - per valutare l'attuale manovra economica dei 24 miliardi di euro nel biennio 2011-2012. La manovra infatti appare certamente idonea a consentire la riduzione del deficit italiano al di sotto del 3 per cento del Pil entro il 2012. Si tratta di una manovra sostanzialmente decisa in sede europea, perché la crisi finanziaria aveva cominciato a toccare i cosiddetti titoli sovrani, per tali intendendosi - come è noto - i titoli pubblici emessi dagli Stati e non da singoli privati o da aziende. Come ha affermato il governatore Mario Draghi, si è trattato di una crisi non prevista, e soprattutto non conseguente alla crisi finanziaria prodotta in particolare dagli Stati Uniti con gli ormai famosissimi derivati. Non siamo dunque in presenza di una crisi che è conseguenza di quella crisi, ma di una nuova crisi, originata ormai dalla crisi di fiducia degli investitori istituzionali nei confronti dei singoli Stati, costretti ad emettere titoli per finanziare sostanzialmente la propria spesa pubblica.

Nel valutare pertanto la manovra economica in atto, il senso di responsabilità nazionale (al quale anche l'Unione di centro si è sentita sostanzialmente richiamata dal Capo dello Stato) induce a ritenere del tutto probabile che la manovra medesima, in quanto tale, finirà con l'essere approvata anche dall'Udc, sempre che risulteranno contestualmente evidenti i tre obiettivi di fondo ai quali l'Italia tutta è chiamata oggi. Non ci si può infatti limitare ad approvare una manovra che non sia allo stesso tempo strutturalmente capace di ridurre il debito pubblico, o attraverso il contenimento non temporaneo della spesa pubblica medesima, o attraverso il sostanziale incremento delle entrate tributarie dello Stato. Allo stesso tempo, nel valutare la manovra in atto, si dovrà seriamente considerare se le misure in essa previste per favorire la crescita del sistema economico italiano sono o meno sufficienti e verificabili. Un partito della responsabilità nazionale dovrà pertanto valutare contestualmente le ragioni europee dell'intervento; la straordinaria e non prevista tempistica dell'intervento medesimo; l'idoneità della risposta italiana vista nel suo insieme in riferimento alle ragioni di fondo - strutturali e non congiunturali - della speculazione in atto. Non si può infatti condividere la tesi, in virtù della quale mentre oggi si chiamano al sacrificio gli italiani, si rinviano a domani gli interventi necessari per la riduzione del debito e per la crescita dell'intero sistema.

La manovra in atto appare infatti sostanzialmente tesa nell'immediato ad una riduzione del deficit al di sotto del 3 per cento del Pil previsto da Maastricht, ma non opera in modo consistente e strutturale né nel senso di una riduzione complessiva del debito pubblico italiano, né nel senso di una rapida iniezione di fiducia per la crescita complessiva del sistema medesimo. Le misure concernenti l'irrigidimento dei controlli sulle invalidità civili, e il contesto anche giuridicamente nuovo del contrasto alla evasione fiscale, non appaiono infatti idonei a produrre gettito strutturale in termini ragionevolmente brevi, o comunque tali da costituire il fondamento per un giudizio equilibrato nei confronti della manovra medesima. Nel corso del dibattito parlamentare saranno pertanto poste in evidenza le ragioni di fondo che un partito della responsabilità nazionale - quale intende essere l'Unione di centro - pone a fondamento del proprio giudizio che non può essere di supina acquiescenza alla manovra del governo.  

Di Francesco D'Onofrio, tratto da Liberal del 3giugno 2010



Allegati
2010060328546 (145 Kb)






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