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Saturday, August 07, 2010
D'Onofrio: Il cavallo tra protezione e tradizioni

Il nodo è la difesa culturale (e non soltanto sentimentale) della vita

Non si è probabilmente riflettuto a sufficienza sulle ragioni di fondo, che nel corso di molti secoli hanno indotto gli uomini a considerare gli animali tutti di volta in volta oggetto di divertimento o di guadagno, oppure soggetti da tutelare anche nei confronti dell'uomo. La vera questione, in realtà, è la difesa culturale (e non soltanto sentimentale) della vita.
Sarebbe molto interessante andare alla radice dell'espressione americana concernente il congresso o la presidenza indeboliti per ragioni varie; gli americani in questo caso dicono che si tratta di una «lameduck Presidency» o di un «lameduck Congress»: tecnicamente gli americani dicono che in questo caso si tratta di una «anatra zoppa». Noi diremmo una «presidenza azzoppata», perché almeno fino ad ora non si può parlare di un Parlamento azzoppato. Nell'un caso come nell'altro, l'indebolimento di una istituzione fondamentale di governo fa riferimento ad un animale azzoppato.
Perché questo riferirsi ad un animale per indicare l'indebolimento di un'istituzione di governo? Non si è probabilmente riflettuto a sufficienza sulle ragioni di fondo, che nel corso di molti secoli hanno indotto gli uomini a considerare gli animali tutti di volta in volta oggetto di divertimento o di guadagno, oppure soggetti da tutelare anche nei confronti dell'uomo. Questo dibattito è improvvisamente diventato di attualità, allorché è parso che il suggerimento che il ministro Michela Vittoria Brambilla traeva dalla recentissima decisione catalana di vietare la corrida in Catalogna, potesse comportare una sorta di interdizione persino per il notissimo Palio di Siena. Ebbene occorre proprio riflettere su questa oscillazione tra protezione e tradizione, che ha riguardato in particolare il cavallo come in tanti ricordiamo in riferimento al cavallo Nestore, splendidamente descritto in un film di Alberto Sordi. Nel corso dei secoli l'umanità ha fatto riferimento ad un uso non bellico del cavallo, forse proprio perché in quei tempi l'uso bellico costituiva una sorta di corrispettivo culturale e politico dell'utilizzazione del cavallo medesimo a fini sportivi o quanto meno competitivi. Lunghissima è infatti la storia dell'utilizzazione del cavallo per obiettivi militari o a fini competitivi: fino all'introduzione di armi non più basate sulla cavalleria, questa contestuale valenza del cavallo medesimo anche a fini comunque correlati alla prestanza fisica dei cavalieri aveva pertanto una sorta di "nobiltà" di fondo, nel senso che il cavallo veniva comunque visto quale compartecipe essenziale di azioni umane significative.

Ben diversa, è la situazione nella quale l'utilizzazione del cavallo o di altri animali è vista esclusivamente o anche prevalentemente per il soddisfacimento di interessi economici più o meno leciti (gare legittime o clandestine che siano), o per pure e semplici esigenze di divertimento.
In questi casi, la comparazione finisce con l'essere sostanzialmente tra valori anche alternativi tra di loro: la protezione dell'animale in quanto tale, a prescindere dalle ragioni per le quali esso entra in rapporto con l'uomo, o la salvaguardia della tradizione dell'utilizzazione dell'animale a fini sportivi o competitivi come avviene anche nel caso del Palio di Siena.

Si tratta pertanto di avere per riferimento fondamentale una idea di fondo: l'esistenza in quanto tale, anche dell'animale, va tutelata perché si tratta comunque di un essere vivente, o al contrario si devono ritenere prevalenti il soddisfacimento di interessi economici, anche vitali per l'essere umano, e la salvaguardia di tradizioni popolari radicalmente vissute come parte essenziale di questa o quella comunità? La questione, dunque, attiene anche in questo caso ad aspettti essenziali dell'essere umano, dell'idea stessa che abbiamo dell'essere umano in quanto tale, del suo rapporto con altri esseri viventi, essendo comunque rilevante la distinzione tra esseri viventi animali ed esseri viventi vegetali.

Si tratta dunque di una questione non balneare, come purtroppo si è dovuto constatare in riferimento ad una vera e propria sollevazione di scudi concernente il Palio di Siena. Se si tratta della difesa culturale e non soltanto sentimentale della vita in quanto tale anche se si tratta di vita animale - occorre riuscire a salvaguardare fondamentali tradizioni popolari basate sugli animali, solo a condizione che esse non mettano necessariamente in pericolo la vita degli animali medesimi. Sia che si tratti infatti di interessi economici potenzialmente contrastanti con la tutela della vita del cavallo (come sembra che sia avvenuto nel caso dei cavalli romani utilizzati a fini turistici anche nelle ore più calde della giornata); sia che si tratti di interessi sportivi che traggono origine da antiche e nobili tradizioni militari (come nel caso del carosello di Piazza di Siena), si può affermare che l'utilizzazione del cavallo è fondata certamente sulla salvaguardia della vita del cavallo medesimo, perché in questi casi si tratta di utilizzazioni non brevi di cavalli che devono peraltro essere accuditi per trovarli in ottima forma al momento del bisogno.

Di Francesco D'Onofrio, tratto da Liberal del 07 agosto 2010.

 



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