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Wednesday, November 03, 2010
D'Onofrio: Un altro governo che governi non è un colpo di Stato

Il Quirinale risponde solo alla Costituzione vigente: e questa prevede che non c'è conflitto tra voto popolare e voto parlamentare.

II dibattito che si è aperto in questi ultimi giorni (per l'eventualità che si dimetta il governo in carica), tra il ricorso alle elezioni politiche e la formazione di un nuovo governo, ha posto in evidenza, ancora una volta, da un lato che siamo in presenza di una costituzione fondata sul sistema parlamentare, e dall'altro dell'affermazione che esiste ormai una "costituzione materiale" nella quale non vi è più il sistema parlamentare, anche se non si sa ancora quale tipo di governo abbia finito con il prendere corpo. La Costituzione vigente, infatti, pur non affermando esplicitamente la scelta di un modello di sistema parlamentare, è tutta costruita su un principio di fondo: un governo per poter essere formato e restare in carica ha bisogno della maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Coloro che affermano che siamo invece in presenza di una peraltro frettolosamente definita "costituzione materiale", ritengono che soltanto il voto popolare costituisce fonte di legittimità del governo medesimo.

Si tratta di una questione di fondo che ha alla propria origine l'idea stessa di democrazia vigente in Italia: quanti affermano, in sintonia con la Costituzione esistente, che i governi sono legittimi sempre che abbiano il consenso di una maggioranza parlamentare, tendono a ritenere del tutto legittimo il potere dei parlamentari, in quanto tali, di dar vita ad un governo sempre che intorno alla vita del medesimo governo si coaguli l'orientamento convergente di una maggioranza parlamentare; quanti, al contrario, ritengono che solo il voto popolare costituisca fonte di legittimazione costituzionale del governo medesimo, giungono persino ad affermare che la formazione di un governo diverso da quello elettoralmente originario costituisca un "colpo di Stato". La questione di fronte alla quale si trova pertanto il capo dello Stato è una questione che concerne l'essenza stessa dei poteri presidenziali di formazione del governo.

Sulla base della Costituzione vigente, il Capo dello Stato - all'indomani delle eventuali dimissioni del governo in carica - ha il dovere costituzionale di constatare se esiste o no in Parlamento una maggioranza numerica capace di dar vita ad un nuovo governo.
Se invece si ragionasse sulla base di questa ipotetica "costituzione materiale", il Capo dello Stato avrebbe il dovere di indire nuove elezioni, perché qualunque maggioranza parlamentare non avrebbe il potere costituzionale di dar vita ad un nuovo governo. Soltanto dopo aver constatato se esiste una maggioranza numerica in Parlamento, il Capo dello Stato ha il potere-dovere di valutare se una siffatta maggioranza è o no in grado di affrontare i problemi per i quali essa si è formata.

Parlare dunque di "colpo di Stato" in riferimento alla formazione di un governo diverso da quello formato sulla base del voto popolare, costituisce una affermazione del tutto estranea rispetto ad una qualsivoglia interpretazione della Costituzione vigente, che rappresenta l'unico parametro alla stregua del quale il Capo dello Stato è chiamato ad esercitare i suoi doveri concernenti la formazione di un governo. Il rapporto tra il voto popolare e il voto parlamentare costituisce pertanto un rapporto molto delicato perché attiene alla natura stessa della democrazia vigente in Italia: appare di tutta evidenza che non è conforme alla Costituzione attuale la formazione di un governo da parte di una maggioranza parlamentare che risulti avere l'esclusivo obiettivo di sostituire le forze politiche che hanno concorso alla vittoria elettorale con quelle forze politiche che furono a suo tempo sconfitte.

Non sarebbe del pari conforme alla Costituzione vigente una opinione che negasse di per sé il valore costitutivo di un voto parlamentare capace di dar vita ad un governo diverso da quello in carica. Occorre pertanto aver ben presente, che non di una generica alternativa tra voto popolare e voto parlamentare si tratta, ma di una inaccettabile alternativa tra il ricorso alle elezioni intese queste quale fonte unica di legittimazione del governo, e la formazione anche di un governo capace di affrontare le questioni strategiche del governo dell'Italia, per tali intendendosi soprattutto quelle che il nuovo contesto europeo sta ponendo al nostro Paese. Mai come nel momento presente è necessario che chi è chiamato a decidere sul governo in carica abbia ben chiara l'alternativa di fronte alla quale l'Italia sta venendo a trovarsi: vecchie elezioni o nuovo governo?

Di Francesco D'Onofrio, tratto da Liberal 3 novembre del 2010.



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2010110328440 (134 Kb)






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