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Wednesday, April 06, 2011
D'Onofrio: I migranti e Parmalat
Un nuovo rapporto tra locale e globale

Si vanno intensificando le vicende che riguardano di volta in volta aspetti specifici di questa o quella parte dell'attività di governo.
Si è infatti visto in un passato anche recente quanto sia stato e sia difficile adottare decisioni concernenti aspetti specifici dell'attività economica (quale ad esempio è stato ed è la vicenda Unicredit); aspetti concernenti il mondo automobilistico (basti pensare alla tormentatissima vicenda Fiat non ancora conclusa); aspetti concernenti questioni relative a settori vari della produzione agricola (si pensi alla vicenda delle "quote latte"); vicende più generali concernenti la stessa impostazione di bilancio (si pensi al complicatissimo rapporto tra debito pubblico e debito privato).
Come si è già avuto modo di rilevare sono tutti e tre quelli che i costituzionalisti hanno considerato gli elementi essenziali di uno Stato (popolo, territorio, sovranità) ad essere investiti - anche se in tempi e modi diversi proprio dalla crisi dello Stato nazionale in quanto tale. La fuoriuscita dallo Stato nazionale, in senso europeistico in un primo momento e oggi nel contesto della cosiddetta globalizzazione, ha pertanto caratterizzato di volta in volta l'uno, l'altro, o l'altro ancora degli elementi costitutivi dello Stato nazionale medesimo, che è stata l'istituzione europea continentale più significativa degli ultimi secoli.
Occorre di conseguenza saper superare culturalmente innanzitutto la dimensione nazionale tipica dell'Ottocento e della prima parte del Novecento, per potersi orientare nel senso della ricerca di un nuovo equilibrio tra locale e globale. Per locale, infatti, è da intendersi tutto ciò che mette in discussione la consistenza stessa del popolo che costituisce il sostrato sociale dello Stato medesimo.

È pertanto in questa logica che vanno affrontati i problemi sia della immigrazione peraltro sino ad ora considerata quasi esclusivamente in termini economici, sia delle risposte da dare ai fenomeni che vengono considerati emergenze dell'immigrazione ma che ormai fanno anche parte delle trasmigrazioni di parti significative di popoli interi che trasmigrano da una parte all'altra del pianeta, come è avvenuto anche in passato, anche se talvolta sembriamo immemori del passato medesimo. Occorre pertanto cominciare a distinguere tra immigrazioni in senso stretto e migrazioni in senso largo: le prime attengono prevalentemente alla struttura produttiva di ciascun popolo, o parte di esso, le seconde attengono al fenomeno nuovo delle trasmigrazioni in riferimento alle quali occorre capire se si vuole operare nel senso della eguaglianza tra le diverse parti del pianeta.

In modo del tutto analogo sono da considerare anche i fatti che recentemente sono assurti all'attenzione della più larga opinione pubblica, in riferimento alla possibilità che la Parmalat finisca col diventare oggetto di un interesse forse non soltanto economico della francese Lactalis.
In questo caso non appare in discussione un tema definibile di immigrazione né in senso stretto né in senso largo, perché si tratta di capitali molto più che di persone, sì che entra in gioco molto più l'aspetto della sovranità economica nazionale che non l'aspetto della identità culturale del popolo. Entrambi i fenomeni concernono dunque la ricerca certamente faticosa ma non impossibile di un equilibrio nuovo tra locale e globale, laddove per locale si intende sostanzialmente ciò che attiene al territorio dell'intero Stato o parte di esso, e per globale tutto ciò che attiene alla fuoriuscita dallo Stato nazionale, soprattutto in termini di sovranità.
Può sembrare pertanto del tutto naturale tener distinti i casi recenti della sorte di Parmalat da un lato, e della ubicazione territoriale dei profughi dall'altro. Al contrario, si tratta di vicende sostanzialmente omogenee perché attengono entrambe all'idea di Italia che si pone a fondamento dell'azione economica da un lato, e della ubicazione dei profughi dall'altro.
In entrambi questi due casi infatti occorre render chiaro cosa si intende per interesse nazionale italiano nel mondo contemporaneo: non appare dubbio infatti che un interesse italiano alla produzione di beni economici sussiste certamente anche in un mondo nel quale la libertà di investimenti economici non appare più determinata dalla logica antica dello Stato nazionale, produttore diretto o indiretto di autovetture e di panettoni; allo stesso tempo occorre saper distinguere tra a naturale "multietnicità" alla quale giunge necessariamente una politica dell'immigrazione fondata sull'istituto delle quote, e "multiculturalità" che tende ad affermare l'esistenza complessiva di una identità culturale anche se plurietnica dell'Italia medesima.

Di Francesco D'Onofrio, tratto da Liberal del 6 aprile 2011



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2011040627437 (156 Kb)






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