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| Tuesday, December 09, 2008 |
D’Onofrio: Africa e clima:
Obama sfida
la geopolitica
italiana
In considerazione del progressivo riorientamento
della politica estera statunitense
in seguito alla elezione di Obama
alla presidenza Usa, risulta particolarmente
rilevante anche per l’Italia cercare di
comprendere in qual modo la nuova geopolitica
statunitense finirà con il riguardare anche
parti essenziali della nostra politica estera.
L’insieme delle nomine che Obama ha
fatto in politica estera ed interna, per quel
che concerne l’orientamento strategico della
sua presidenza, pone in risalto per l’Italia
due grandi questioni: da un lato un ambizioso
ambientalismo tendente alla riduzione
della dipendenza da petrolio e gas, e dall’altro
un profondo interesse per l’Africa, come
è in parte testimoniato dalla richiesta già accolta
di basi americane e non Nato proprio a
supporto della politica statunitense nei confronti
dell’Africa.
Per quel che concerne
l’ambientalismo di Obama appare sempre
più evidente che non si tratta per nulla di un
ambientalismo per così dire anticapitalista,
ma di una scelta che tende alla conquista di
spazi di iniziativa politica soprattutto nei
confronti dei Paesi produttori di petrolio e di
gas. E non è chi non veda l’immediata conseguenza
che questa strategia statunitense –
nella quale Obama sembra innestare una radicale
innovazione rispetto alla politica di
Bush – avrà nei confronti dell’Unione europea
e quindi anche dell’Italia. È necessario a
tale riguardo avere presente proprio il fatto
che la Germania federale, soprattutto dopo
la riunificazione con la parte orientale, parli
ripetutamente di economia sociale di mercato
“ecologicamente compatibile”. Ed è per
questa ragione che suscita più di una perplessità
l’attuale atteggiamento italiano che
appare strategicamente contrario ad un nuovo
orientamento dell’Unione europea sul tema
dell’ambiente, anche se è di tutta evidenza
che la salvaguardia dell’interesse nazionale
appare preminente se riferita a specifici
settori del sistema produttivo italiano.
Quel che comunque risulta
sempre più evidente è la necessità
che anche l’Italia si
troverà di fronte ad una incalzante
iniziativa statunitense
su temi strategici per
la complessiva politica europea
ed italiana in particolare
nei rapporti con la Russia,
con il Medio oriente e più in
generale con i
Paesi esportatori
di petrolio e di
gas. Per quel che
concerne l’Africa
risulta molto interessante
il costatare
che gli
Stati Uniti hanno
chiesto ed ottenuto
basi in Italia
a supporto della
politica africana,
non in nome della
Nato, ma in
nome e per conto
degli Stati Uniti
d’America.
Sono frequenti
le affermazioni
di quanti ritengono
che l’interesse
strategico degli
Stati Uniti per l’Italia
è drasticamente
scemato
dopo la fine della
guerra fredda. E
si tratta di affermazioni
comprensibili
allorché
si vuol collocare
il nostro
Paese nel contesto
della geopolitica
statunitense.
Ma l’Italia ha sempre rivendicato
un ruolo specifico nel
Mediterraneo, mai legandolo
per altro ad un consistente
ruolo per l’intero continente
africano. L’insieme
delle considerazioni che riguardano
l’importanza di
tutta l’Africa nel nuovo contesto
di rapporti fra grandi
Paesi da un lato e fra grandi
Religioni dall’altro, dovrebbe
spingere l’Italia a collocare
il proprio ruolo nel Mediterraneo
in un panorama
complesso che riguarda Europa
da un lato, Medio
Oriente dall’altro ed Africa
in fine.
Saremo molto probabilmente
di fronte ad una
tensione crescente tra la tentazione
di un rapporto quasi
esclusivamente bilaterale
con gli Stati Uniti ed un delicatissimo
ruolo di collegamento
e forse di equilibrio
proprio tra Unione Europea,
Medio Oriente ed Africa.
Si tratta di collocare nella
nuova prospettiva della presidenza
Obama, alcune delle
linee tradizionali della politica
estera italiana, che sono
state costantemente influenzate
dalla nostra collocazione
geografica e dalla nostra
consistenza culturale, economica
e militare.
Ci troveremo pertanto di
fronte ad una sfida per qualche
aspetto nuova anche nei
confronti del nostro passato
nazionalista o europeista
che fosse: non si tratterà più
di rivendicare esclusivi ruoli
mediterranei per l’Italia, ma
di fare della nostra posizione
geografica un punto essenziale
di raccordo tra scelta
europeistica degli anni
Cinquanta, attenzione mediorientale
degli ultimi decenni
ed apertura all’intero
continente africano che fino
ad ora è stata assente.
.Tratto da Liberal
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