Biotestamento: Udc pronta a votare contro, Stato non puo’ decretare morte malato

Il segretario nazionale Cesa e l’Onorevole Binetti nel corso di una tavola rotonda targata UDC.

“Il servizio sanitario nazionale non può decretare la morte del malato privandolo dei sostegni fondamentali”. E’ netto e senza riserve il giudizio di Lorenzo Cesa sul biotestamento. Il Segretario nazionale UDC, nel giorno in cui il provvedimento sul fine-vita torna in Aula, a Montecitorio, a pochi passi dalla Camera – nella cornice dell’Istituto intitola a Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare Italiano e tra gli artefici del primo movimento democratico cristiano – annuncia che l’UDC è pronta a mettersi di traverso. Nel corso di una tavola rotonda dal titolo “Luci e ombre sul fine-vita”, l’Udc esprime in maniera chiara e netta la sua posizione sul provvedimento. Tre i “NO” del partito dello Scudo crociato nel merito del ddl sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento): NO allo stop della nutrizione e dell’idratazione, prevista dall’art. 3 del testo in discussione alla Camera (“sarebbe una contraddizione: tra l’art. 1 comma 1 in cui si dice che l’obiettivo della legge è la tutela della vita e della salute dell’individuo, da una parte, e l’art. 3 che, invece, consente appunto l’interruzione di un sostegno vitale”), NO al medico come mero esecutore della volontà del paziente (“il medico – dice Cesa – non può abdicare al proprio ruolo di medico”; “non si può negare il valore dell’alleanza tra medico e paziente”); NO all’applicazione indiscriminata delle Dat che, secondo l’UDC, devono applicarsi solo in caso di persistente incapacità di intendere e di volere. “Pronti a votare contro, in Aula, alla Camera – ribadisce l’Onorevole Paola Binetti, parlamentare, componente della Commissione Affari sociali – se il testo non cambierà radicalmente in questi tre punti”. Tra le criticita’ da affrontare, spiega la parlamentare, “c’e’ la questione della sospensione di idratazione e nutrizione artificiali, soprattutto quando non sono affatto una forma di accanimento terapeutico ma semplicemente un trattamento fondamentamentale necessario per la vita di tutti noi”. L’altro nodo, continua, “e’ quello che vincola il medico a un’esecuzione della volonta’ del paziente senza esplicitare in maniera chiara e netta una serie di vincoli forti: per esempio che il medico non si prestera’ mai a forme di suicidio assistito o addirittura di omicidio del consenziente. Il medico non puo’ prestarsi ne’ a forme di eutanasia passiva ne’ tantomeno a forme di eutanasia attiva”.