Disabilità: Binetti (Udc), in aula brutta legge, fondo non offre garanzie

(DIRE) Roma, 22 ott. – “La legge 1476/2019, che oggi discutiamo e votiamo, costituisce un vistoso passo indietro rispetto alla legge 68 del 1999: “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” e alle successive modifiche e integrazioni. Quella legge promuoveva espressamente l’inserimento nel mondo del lavoro delle persone affette da disabilita’, attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. La legge attuale all’articolo 8 prevede un fondo per il diritto al lavoro dei disabili, destinato a riconoscere un incentivo ai datori di lavoro che assumono persone con difficolta’. In realta’ si configura come un bluff che punta a raccogliere fondi dai privati, magari dalle stesse famiglie dei disabili, facendo apparire l’inerzia dello stato come una manifestazione di solidarieta’ dei privati. Sorprende la profonda ipocrisia di questa proposta che proprio ai disabili chiede di auto-finanziare il proprio posto di lavoro”. Lo afferma la senatrice Paola Binetti, UDC. In carenza di risorse pubbliche, aggiunge, “si mette mano alle tasche degli italiani, sollecitando il senso della Pietas chiedendo loro di finanziare posti di lavoro per le persone che versano in maggiori difficolta’. La legge attuale non prende in considerazione i loro diritti, identici a quelli degli altri, e dimentica la Dichiarazione ONU del 2006 sui diritti delle persone con disabilita’, che nella recente declaratoria delle Nazioni Unite appare come un obiettivo essenziale per il terzo millennio. E’ una brutta legge che paradossalmente riduce le tutele dei lavoratori che si trovano in condizione di maggiori difficolta’. Invece di investire nella formazione per garantire il diritto al lavoro delle persone con disabilita’, interpretando correttamente l’articolo 3 della nostra Costituzione che impone di rimuovere gli ostacoli alla eventuale discriminazione, rimanda il problema alla solidarieta’ generale sottraendolo al naturale investimento che la fiscalita’ generale dovrebbe fare in un welfare piu’ creativo e capace di creare nuove opportunita’. Individuare spazi di lavoro qualificato e retribuito per i disabili significa garantire loro risorse economiche necessarie come frutto del loro impegno e non come conseguenza di una benevolenza accondiscendente. Urge ripensare la cultura del lavoro come occasione per essere autonomi e capaci di bastare a se stessi. Contestiamo quest’articolo della legge per la sua inadeguatezza ad intercettare i diritti di queste persone e soddisfarle in modo pienamente soddisfacente”, conclude. (Com/Sor/ Dire) 14:40 22-10-19 NNNN