Donne: Binetti (Udc), in attesa risposta Zingaretti su utero in affitto

(DIRE) Roma, 16 gen. – “Il nuovo Governo spagnolo di Pedro Sanchez, alleato con la Sinistra radicale di Pablo Iglesias, ha recentemente assunto una posizione molto chiara rispetto al tema dell’utero in affitto, o se si preferisce nella definizione piu’ morbida, della gestazione per altri: GPA. Ha inserito nel programma di governo un esplicito contrasto a tutte le Agenzie che si occupano a vario titolo di maternita’ surrogata, tanto piu’ se questo avviene attraverso canali internazionali”. Lo afferma la senatrice Paola Binetti, UDC, che continua: “Il No all’utero in affitto della Spagna sorprende anche perche’, ad esempio, in materia di fecondazione eterologa la sua normativa e’ di gran lunga piu’ aperta di quanto non sia quella italiana, che, almeno teoricamente, mantiene una serie di tutele per la donna, il bambino e la famiglia in cui il bambino vivra’. Non a caso la legge sulle Union civili, approvata nella scorsa legislatura, esclude in radice la stepchild adoption. D’altra parte, se cosi’ non fosse stato, probabilmente moltissimi colleghi non l’avrebbero votata. Il no esplicito alla pratica dell’utero in affitto in Italia e’ garantito dalla legge 40, che pure la sinistra italiana, anche per iniziativa del Pd, ha cercato di smantellare punto per punto. Fortunatamente di quella legge sono rimasti due punti chiari: il Si alla vita fin dal concepimento e il No all’utero in affitto. Pochi giorni fa, sulla scia di quanto dichiarato dal governo socialista in Spagna, oltre un centinaio di donne ha inviato una lettera aperta a Zingaretti per chiedergli di prendere una posizione chiara in questo campo, senza per altro riceverne alcuna risposta; nonostante l’eco mediatica della lettera, ampiamente ripresa e rilanciata da Avvenire, il giornale dei cattolici”. Per Binetti “la sinistra italiana ha spesso interpretato il suo ruolo riformista nella chiave di chi archivia come sorpassate molte delle convinzioni e dei valori piu’ profondi della nostra cultura e tradizione. A cominciare dalla vita e dalla famiglia. Basta pensare alla legge sul fine vita, piu’ volte denunciata durante il dibattito in Aula per le sue aperture corrosive all’eutanasia e sempre difesa da uno stuolo di colleghi convinti che solo in quel modo si sarebbe tutelato il principio di autodeterminazione dei pazienti. La Corte costituzionale nella sua recente sentenza, pur tra luci e ombre, ha confermato come in quella legge il rischio eutanasico fosse chiaro ed evidente. Ma anche allora la sinistra italiana non ebbe il coraggio di un intervento chiaro e netto e molti di noi guardano con ansia al ddl che la Camera sta predisponendo proprio in materia di eutanasia o come meglio si dice oggi di suicidio assistito, sdoganato solo con paletti piuttosto rigidi. Bisogna riconoscere che questa e’ una delle differenze piu’ profonde con l’UDC, il partito erede della DC con una tutela di valori sempre netta e precisa, anche se poi la coerenza personale e’ una realta’ piu’ composita. Ma come legislatori il nostro Si alla Vita e alla famiglia non e’ mai venuto meno; non ha mai sopportato ambiguita’ e facili compromessi. Ed e’ anche da qui che il progetto di un nuovo partito di Centro- conclude la senatrice centrista- prende forma nella coerenza almeno con i fondamenti giuridici della tutela della vita e della famiglia”. (Com/Tar/ Dire) 1