Elezioni: Binetti (Udc), rendere pubblici gli accordi nelle coalizioni

(DIRE) Roma, 3 gen. – “Mentre si definisce sempre piu’ e sempre meglio il quadro delle coalizioni, sembra che i contendenti nelle liste uninominali siano almeno 4, Leu, Pd-Ap, M5s, Fi-Lega-Fdi e Udc-Noi per l’Italia. Tante sigle, vecchie e nuove, per distinguere Sinistra, Centro-sinistra, Centro-destra e M5S. Un arco costituzionale al gran completo, nella piu’ tradizionale delle scansioni, ma nello stesso tempo con una imprevista e imprevedibile complessita’ all’interno delle coalizioni”. Lo dice Paola Binetti, intervenendo ad un incontro con i giovani di Etica & Democrazia. “Le difficolta’- sottolinea la parlamentare Udc- verranno piu’ dall’interno delle coalizioni che dall’esterno e gia’ oggi, nella iniziale predisposizione delle liste, si sente il rischio dei veti incrociati. Qualcuno potrebbe opinare: e’ il bello della democrazia, una occasione unica per mettere alla prova la democrazia interna dei partiti e delle coalizioni. Perche’ non dimentichiamo che il tanto deprecato cambio di partito e di gruppo da parte dei parlamentari e’ frutto anche di un’esperienza in cui si evidenzia la mancanza di democrazia interna nei partiti. Diventa difficile permanere in un partito che cambia di orientamento politico, di alleanze di riferimento, di coerenza programmatica”.”In realta’- continua Paola Binetti- la mancata unita’ interna, segno di una leadership debole, sara’ il vero tallone d’Achille della prossima legislatura, che durera’ tanto quanto terra’ la coesione interna delle coalizioni. Stiamo parlando della capacita’ di creare un soggetto politico nuovo, forte e flessibile rispetto alle diversita’ culturali, storiche, e progettuali dei soggetti che lo compongono. Sono molto di moda oggi le proiezioni quantitative dei 945 seggi, tra uninominali e plurinominali, dimenticando il fattore umano, che da’ sostanza ad una valutazione qualitativa di cio’ che potrebbe realmente accadere”. Secondo la deputata Udc, “all’interno del Pd, e di tutto il centrosinistra, ci sono piu’ differenze di quante non ce ne siano con le persone che fanno parte del neo-centro destra. E analogamente nel Centro destra ci sono aree di frizione ad alto rischio che riguardano le politiche per l’immigrazione, l’Europa, il lavoro dei giovani. Eppure tutto sembra ridursi ad un conflitto tra leader di maggiore o minore talento. Ma non e’ cosi’: urgono programmi chiari, con obiettivi ben definiti, raggiungibili senza essere banali, ardui senza essere inarrivabili. Un vero dialogo nelle coalizioni e tra le coalizioni impone la definizione di alcuni obiettivi strategici comuni, pochi e oggettivamente essenziali, su cui costruire un patto di legislatura per fare e monitorare cio’ che si ritiene prioritario per la ripresa economica e culturale del Paese”.