Governo: Binetti (Udc), situazione confusa, partiti ma così deboli

(DIRE) Roma, 8 ago. – “E’ solo una la domanda che oggi rimbalza non solo su tutti i giornali, ma anche nella curiosita’ della gente, sia di coloro che sono in vacanza che dei pochi ancora al lavoro: c’e’ o non c’e’ crisi di governo e se c’e’, come appare evidente, cosa succedera’? Ci sara’ un rimpasto, un governo tecnico, necessario per gestire la prossima finanziaria, oppure si torna alle urne? Tutte risposte destinare a rimanere almeno per ora senza risposta, anche se diverse ipotesi si accavallano velocemente. Ma il dato di fatto e’ che i partiti non sono mai apparsi cosi’ deboli: tutti, Lega inclusa. Nessuno crede che il 50% dell’Italia sia leghista, come nessuno aveva creduto che oltre il 30% degli italiani fosse diventato grillino! Ma il vero paradosso, tutto italiano, e’ che il famoso Centro, da tutti identificato come il vero grande partito della maggioranza, al momento attuale non e’ sufficientemente rappresentato in Parlamento. Perche’ ad una politica di proposte serie, concrete, realiste, gli italiani nelle ultime ore hanno preferito una politica di proteste e di demonizzazioni o una politica di promesse mirabolanti, sprovviste di un qualsiasi fondamento nella realta’. Hanno scelto una linea politica che oscilla tra la rabbia e l’utopia, mentre il Centro per sua stessa natura ha i piedi per terra. Sobrio nelle parole, concreto nei fatti, moderato nelle reazioni, ma tenace e determinato nel perseguire i risultati. Ma nel tempo dell’apparire, in cui si vuole ottenere tutto e subito, questa linea politica appare ben poco accattivante, soprattutto per chi va in cerca di illusioni a buon mercato. Prima di tornare alle elezioni per cambiare governo, occorre aiutare gli Italiani a cambiare prospettiva. Occorre imparare a riconoscere i cantastorie delle parole in liberta’, prive di un qualsiasi senso di responsabilita’, e smettere di dar loro credito. Occorre recuperare il senso della complessita’, per scoprire una volta di piu’ che i miracoli sono possibili, ma non in politica”. In politica le cose si fanno con gradualita’, misurando gli obiettivi che si vogliono raggiungere con le risorse di cui si dispone. La grande lezione del Centro e’ quella che si fonda sul lavoro e sulla competenza, entrambe legate allo studio e all’esperienza. Occorre riconoscere che in questo governo molte delle persone che ne fanno parte non avevano alcun curriculum specifico per ricoprire il ruolo che e’ stato loro affidato. In nessun’altra impresa avrebbero avuto un tale credito di fiducia, da rasentare l’incoscienza; non avrebbero vinto nessun concorso in quell’ambito concreto. Nella migliore delle ipotesi sarebbero stati avviati prima ad un Master o ad un dottorato di ricerca per capire meglio i problemi, che persone oggettivamente piu’ esperte di loro non avevano saputo risolvere prima. Invece hanno creduto di poter passare dalla critica alla soluzione, senza un adeguato processo di studio, di esperienza, di maturazione. Un governo che paga ogni giorno il prezzo del talento mancato, perche’ non coltivato nei tempi e nei modi opportuni. La politica non e’ cosa che si possa improvvisare e il governo meno ancora! Non basta avere i voti e quindi un certo consenso popolare, per essere certi di saper governare. Sono qualita’ diverse, non riducibili l’una all’altra. E in questa legislatura qualcuno ha creduto che fosse il consenso popolare a laureare la competenza necessaria per governare. Come se un ragazzo potesse superare un esame e arrivare addirittura a laurearsi solo perche’ e’ il piu’ carino o il piu’ simpatico della classe. I voti in politica sono condizione necessaria per essere eletti ma insufficiente per governare. E gli italiani dovrebbero votare i loro rappresentanti con maggiore consapevolezza prima per lamentarsi meno dopo…”, conclude BINETTI. (Comunicati/Dire) 13:26 08-08-19 NNNN