Memoria: Binetti (Udc), apertura e accoglienza per contrastare l’odio

MEMORIA. BINETTI: APERTURA E ACCOGLIENZA PER CONTRASTARE L’ODIO (DIRE) Roma, 28 gen. – “La giornata della Memoria ieri ha dato a tutti noi un forte impulso a considerare la politica in termini di giustizia, il che non significa solo senza odio e senza violenza; ma sottolinea piuttosto l’urgenza di recuperare tutti, nessuno escluso, un atteggiamento di accoglienza e di apertura per caratterizzare la dimensione politica nella sua quotidianita’. Gli eventi che si sono succeduti ieri in tutte le sedi istituzionali, nelle scuole, nei centri culturali, avevano tutti la doppia dimensione dell’orrore per quanto accaduto allora e l’impegno ad evitare che una cosa cosi’ potesse ancora ripetersi. Ma il dramma umano, con accenti diversi, in contesti diversi sembra sollevare il dubbio che invece il male sia sempre in agguato. E’ di queste ore l’annuncio che sulle navi in provenienza dalla Libia ci siano oltre 500 migranti; e tra questi ci siano 152 minori non accompagnati, tutti tra gli 11 e i 13 anni. Sono tanti e sappiamo che fuggono dall’orrore dei campi profughi, veri e propri lager presenti sulle coste libiche; torturati, violentati, stuprati: sono soprattutto donne e bambini in un mix di migranti segnati dal dolore e dalle sofferenze di ogni tipo. Difficile per noi immaginare come si sia potuta ri-creare quest’ennesima tragedia umana, che sta assumendo piano piano i contorni di un vero e proprio genocidio, in cui sono le generazioni piu’ giovani ad essere spinte furori dal loro paese. Eppure su tutti loro sono puntati gli occhi dell’Europa intera e perfino degli USA, dopo il recente incontro delle potenze occidentali a Berlino. Tutti sanno, ma l’orrore continua. Almeno 75 anni fa valeva l’ipocrisia di chi poteva sostenere di non sapere, di non vedere e di non capire.” Lo afferma la senatrice Paola Binetti, UDC, che continua: “La complicita’ del silenzio sembra rivestirsi dell’impotenza politica che riesce a discutere fino allo sfinimento di problemi per i quali non riesce a fare nulla di concreto. In Libia come in Siria, r in altri scenari di guerra. La diplomazia internazionale non riesce neppure a facilitare una uscita onorevole dei tanti prigionieri di una guerra civile combattuta senza risparmio di dolori e di ferite. Tra qualche anno, quando ci renderemo conto degli esodi biblici di popoli che non hanno trovato l’aiuto che cercavano per la loro sopravvivenza e per la loro dignita’, forse vorremo ritrovare la nostra innocenza con altri e nuovi giorni della memoria. Il genocidio degli Armeni e’ stato il primo del XX secolo, ma ce ne sono stati molti altri, pensando al Ruanda, alla Somalia, ai Rohyngia, ai cristiani pressoche’ scomparsi dall’Iran o dall’Iraq; oggi tocca al popolo siriano, al popolo libico: un’atmosfera di morte diffusa sotto gli occhi di tutti, che si scandalizzano ed esprimono orrore, senza saper porre fine al mistero del male, che continua a riprodursi, rivelando tutta la nostra impotenza. Nessuno di noi vuole dimenticare quel che successe 75 anni, vorremmo solo aver imparato a porre fine ai mille volti diversi con cui l’orrore si riaffaccia nella nostra storia, lasciandoci stremati, ma comunque ancorati ad una Speranza che non vorremmo venisse mai meno. Certo e’ durissima, sempre piu’ dura la battaglia dell’uomo contro il male…”.