Intervento On. Tassone su ratifiche di provvedimenti che riguardano l’Europa

Signor Presidente, arrivato a questo punto, ritengo che vi sia soltanto lo spazio, proprio per avere un minimo di comprensione, per fare qualche valutazione di carattere generale e per corrispondere allo sforzo dei colleghi, soprattutto dei relatori, su una tematica, su un problema che non credo sia marginale.
Certo, è un tema che merita attenzione e confronto. Sono convinto, signor Ministro, che questo confronto non sia esaustivo, anche perché il «pacchetto» che stiamo esaminando, le ratifiche che si accompagnano ad una serie di provvedimenti che riguardano l’Europa, credo che necessitino di ulteriori apporti e di ulteriori confronti, ma, soprattutto, bisogna mettere il Parlamento e il Paese nel suo complesso nelle condizioni di essere sempre più partecipe e padrone della materia, se si può essere partecipe e padrone della materia.
Certo, questi provvedimenti sono un po’ espressione, come si suole dire, e conseguenza della crisi che ha investito l’Europa e dei debiti sovrani (è stato fatto, al riguardo, ampio cenno e riferimento da parte degli onorevoli Pianetta e Tempestini, ma anche dagli altri colleghi che hanno preso la parola e hanno illustrato anche delle posizioni estremamente chiare).

A noi rimane il compito, certamente, di accompagnare questa discussione e questi provvedimenti con ulteriori valutazioni. Noi ci troviamo di fronte ad un dibattito importante nel Paese, che oserei definire con tre teste, trilaterale. Vi è una scuola di pensiero che dice chiaramente che la politica dell’austerità può determinare anche un processo di sviluppo.

Poi, vi è una seconda scuola di pensiero che, invece, dice di ampliare il debito e gli investimenti produttivi, che possono, ovviamente, determinare processi di avanzamento civile ed economico.

Infine, vi è un altro aspetto, che ritengo sia importante e fondamentale, che è quello di capire, in tutto questo, chi governa l’economia in Europa, chi governa l’economia a livello internazionale, quali sono i poteri e, soprattutto, quali sono le strutture e le situazioni che sono condizionanti rispetto alle scelte di carattere economico.
Non vi è dubbio che tutti quanti auspichiamo la stabilizzazione e questo fiscal compact credo rappresenti un dato rilevante e importante. Il MES poi supera alcune situazioni precedenti ed ha una sua autorevolezza, perché è un’organizzazione finanziaria ed internazionale. Possiamo dire che il MES è stato voluto da alcune nazioni europee per dare maggiore forza e soprattutto maggiore capacità rispetto a quelle che erano delle situazioni regolamentari precedenti. Si è trattato quindi di dare una dignità ad un trattato internazionale, che ha più forza ed è più cogente, e dunque una regolamentazione ed una responsabilità per quanto riguarda la politica fiscale.

Ma tutto questo certamente ci deve fare ripensare a quello che è stato Lisbona, ma ancora prima a quello che è stato Maastricht e che sta dimostrando certamente dei limiti, limiti non facilmente superabili. Ma perché Maastricht ha mostrato dei limiti e delle insufficienze? Perché poi i vari trattati e le cooperazioni rafforzate tra Paesi hanno dimostrato dei limiti e soprattutto delle situazioni che hanno evidenziato delle asfissie e delle disarmonie sul piano delle politiche? Perché, come si è detto, il problema è dell’Europa: il problema è della politica europea, che manca. Manca un punto di riferimento, che non esiste, sia per quanto riguarda la Banca europea sia per quanto riguarda la politica del tesoro. C’è una cresta della rappresentanza.
Certamente tutto questo confronto che noi stiamo conducendo in questo particolare momento nel dire «sì», come noi diciamo di «sì», dando atto al Governo del suo impegno e del suo sforzo per queste ratifiche, mostra chiaramente che c’è uno sforzo. Molte volte – lo dico con estrema chiarezza e mi rivolgo anche al Ministro per gli affari europei – c’è una grande confusione, ma soprattutto c’è una burocratizzazione massima delle situazioni, dove a volte le linearità mancano, non perché non vi sia una capacità di essere trasparenti e di essere chiari, ma perché ci sono interessi ancora predominanti, situazioni egoistiche che sono pregnanti ed alcune vicende, anche di cinismo, che sono dietro l’angolo, ma ovviamente ben presenti anche nel confronto europeo.

È indubbio questo impegno a questo particolare problema, che deve essere seguito con attenzione. Il MES è un dato importante e fondamentale: 700 milioni, un aiuto, un fondo per gli Stati che supera anche una situazione precedente, quella rappresentata dall’EFSF. Certamente è un dato importante e fondamentale che fa salve e oltrepassa quelle che potevano essere le posizioni regolamentari, che fino a qui «hanno governato» un po’, tra virgolette, l’economia dell’Europa.

Che cosa oggi c’è nella situazione europea? C’è un dato importante e fondamentale. Si grida da più parti che c’è un affievolimento delle sovranità nazionali. È un dato palpabile, reale. Le sovranità nazionali possono anche ridursi nella loro espansione e nella loro capacità decisionali, se c’è una politica coerente al livello europeo. C’è una strategia che va seguita, va seguita una strategia economica.

Noi abbiamo anche adeguato la nostra legislazione con il DEF, abbiamo adeguato anche altri tipi di normative, che debbono rientrare nelle strategie e nei percorsi stabiliti dell’Europa. Da tutto questo si evince chiaramente che esistono delle situazioni su cui certamente bisogna operare senza travalicare quelli che sono limiti e condizioni.

Vi è poi un altro dato che emerge quando si parla di fiscal compact. Noi abbiamo ben presente quello che è stato anche il nostro impegno legislativo per quanto riguarda la riforma dell’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio. Qualche collega ne ha parlato però sarebbe bene spendere qualche parola in più.
Io sono stato fra coloro in Commissione – operavano congiuntamente, quando abbiamo trattato il problema della riforma dell’articolo 81, la V e la I Commissione – ad avanzare in quella occasione ed in quella sede alcune perplessità su questo pareggio del bilancio, con delle valutazioni e dando ovviamente un mio contributo estremamente modesto ed estremamente limitato. Ma qualche preoccupazione la ho avuta e la ho ancora, anche perché tutto questo non tiene presente quelli che sono i cicli economici, non tiene presente alcune situazioni che possono verificarsi nella vita degli Stati e soprattutto nell’economia. Tuttavia tutto questo ovviamente non è stato sufficiente a dare una risposta e soprattutto a dare una sistematicità, in termini forse diversi, a quella che era una rivisitazione dell’articolo 81, che ci veniva richiesta con forza a livello internazionale.

Non c’è dubbio che questi aspetti, questi problemi, investono, come dicevo poc’anzi, ma lo dicevano anche i relatori con molta lucidità, il problema della politica europea. Tutto questo nasce certamente dall’esigenza – questo qui è il punto interrogativo – di dare una maggiore organicità, razionalità e trasparenza. Questo è l’interrogativo che io pongo. E pongo ancora un interrogativo: nelle decisioni economiche a livello europeo – di certo c’è il contributo forte, ne do atto certamente al Ministro, che è una vecchia conoscenza e nei cui confronti nutro una vecchia stima – la burocrazia europea, la grande burocrazia europea, che ingessa un po’ tutto, che gioco fa? Che ruolo svolge? Quali sono gli interessi cui risponde? Quelle società di <em>rating a quali interessi corrispondono? È un problema soltanto dell’Europa o anche dell’economia globalizzata, del mercato globalizzato, dove certamente si intrecciano interessi economici, ma soprattutto disinvolte azioni finanziarie che non possiamo ovviamente definire economiche, perché non possiamo dar loro la dignità dell’economicità. Io ritengo che questi siano interrogativi importanti, oggi, che riguardano il futuro.
Ma c’è un altro aspetto, un altro dato che volevo anche richiamare all’attenzione del Ministro quando si parla di questi temi, di questi problemi, ad esempio quando parliamo della modifica dell’articolo 136, dove si dice che la base giuridica così introdotta autorizza gli Stati membri a istituire un meccanismo di stabilità su base interamente intergovernativa. Non è previsto infatti alcun potere di proposta e consultazione per la Commissione e il Parlamento europei. Tutto questo ha senso, ha significato rispetto ad una prospettiva economica? La prospettiva economica deve accompagnarsi con criteri e soprattutto con principi di democraticità, ma noi non capiamo a volte qual è il ruolo della Commissione europea e qual è il ruolo del Parlamento europeo. Questi sono i grandi nodi e se c’è una crisi della rappresentanza europea non c’è dubbio che c’è una crisi della prospettiva economica integrata.

E poi c’è la l’Eurozona, ci sono alcuni Paesi che hanno adottato la moneta unica che ha avuto il suo ruolo, che certamente ha espanso i suoi benefici e soprattutto ha dato una maggiore certezza alla moneta, preservandola dai pericoli inflazionistici, ma c’è un problema grosso che viene fuori e si è evidenziato anche nella crisi di alcuni Paesi europei e che è sotto gli occhi di tutti: sono veri problemi o sono alterati? Tutto questo lo si può risolvere soltanto attraverso il meccanismo del MES, che è certamente un passo in avanti molto significativo rispetto agli altri strumenti? Certamente anche con una politica fiscale e di responsabilità, una regolamentazione che coinvolge tutti i Paesi europei con delle regole e percorsi ben precisi, cui poc’anzi facevo riferimento, con i 700 milioni di euro, con gli aiuti agli Stati. Ritengo che tutto questo debba essere inquadrato in una complessa azione sul piano politico che certamente sta compiendo l’attuale Governo, che ha restituito credibilità al nostro Paese nel consesso internazionale ma tutto questo non è sufficiente se non si prende coscienza e consapevolezza degli approdi e delle sfide che abbiamo dinanzi.

Ecco, signor Presidente, io ritengo che il mio gruppo abbia una predisposizione a seguire con molta attenzione e a non far mancare il suo appoggio e la sua solidarietà a questa azione che va facendo il Governo. Non può far mancare ovviamente il suo voto favorevole alla ratifica e all’approvazione di questi provvedimenti, con questi nodi che mi sono permesso, in termini generali di declinare e di portare alla sua attenzione, signor Presidente, a quella dei colleghi e del Ministro per le politiche europee perché sia ben chiaro il significato che questo Paese deve essere sempre più protagonista.

E può essere protagonista certamente con la sua forza, con i provvedimenti, e non bastano semplicemente i provvedimenti dell’austerità, ma bisogna prevedere altri tipi di avanzamento, di intervento che diano senso e significato allo sviluppo economico; altrimenti il solo rigore rischia di creare recessione, rischia di creare impoverimento, rischia di creare una desertificazione all’interno del nostro Paese. Ritengo che Monti, il Presidente Monti stia facendo e stia andando in questa direzione. Vogliamo capire se l’arena dell’Europa è un’arena dove si può ricomporre, ricostruire, intessere un filo di democraticità, di partecipazione, di condivisione e di solidarietà. Come ci può – lo dicevo una volta in una situazione analoga, e lo dicevo anche poco fa – essere un’Europa con una Banca centrale europea che ha il suo regolamento, come ci può essere un’Europa che ha venti politiche estere, come ci può essere un’Europa che ha venti politiche della sicurezza o della difesa, o venti eserciti. Ritengo che è questo il dato e la prospettiva. Tutto questo ha senso e significato, anche per i sacrifici che facciamo, anche per le quote di sovranità che noi diamo e conferiamo anche all’Europa (certamente è importante questo), ma tutto questo sacrificio anche sul piano istituzionale deve avere un corrispettivo rispetto ad un processo, un cammino che noi vogliamo favorire perché l’Europa si costruisca in termini molto forti, in termini molto seri, altrimenti sarà fallito il disegno dell’Europa.
Lo ripeto, signor Ministro, forse per il fatto che Maastricht è stato alcune volte enfatizzato, molte volte enfatizzato, è mancato qualche respiro, qualche Stato, è mancata qualche premessa, o qualche prefazione. Non si possono costruire dopo le situazioni, non si può costruire una moneta unica se non c’è una politica unica di bilancio, fiscale, e non soltanto attraverso le coercizioni e le condizioni ma attraverso una spinta di consapevolezza, di partecipazione e di condivisione. Se manca questa condivisione manca la cultura dell’Europa. Ho voluto sottolineare questi aspetti perché ritengo che i provvedimenti siano stati ampiamente illustrati dai colleghi, soprattutto dai relatori, ma volevo dare questo contributo, certamente di adesione a questi provvedimenti, ma una adesione con preoccupazioni che non sono soltanto mie. Questi nodi non sono soltanto inventati da parte di qualcuno, ma sono nodi e preoccupazioni che esistono e sono diffusi sul territorio nazionale perché ognuno di noi si chiede: ma chi decide? Chi decide?

Bastano i trattati, bastano le convenzioni, bastano le adesioni, bastano gli incontri tra i governanti, quando poi ci sono degli interessi che spingono in termini diversi e opposti? Ritengo che questi sono gli interrogativi forti che noi ci poniamo dando ovviamente questa nostra adesione, che non è formale ma sostanziale, ad un progetto, e questo è un progetto che mi auguro possa essere sempre più portato avanti con grande consapevolezza, con grande respiro, e che possa portarci a raggiungere traguardi ed obiettivi ai quali tutti quanti anelano, sopratutto i popoli europei.

 

Intervento On. Tassone sulle ratifiche di provvedimenti che riguardano l’Europa.pdf








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