D’Onofrio: Federalismo e commissariamenti

Le recentissime vicende regionali siciliane hanno posto in evidenza in particolare la questione della legittimità costituzionale o meno del commissariamento della regione medesima da parte di una autorità statale. Non si tratta di una questione in alcun modo già disciplinata dalla Costituzione italiana, ne’ da nessuno degli statuti regionali speciali che sono adottati – come è noto – con legge costituzionale. Ancora una volta, la questione siciliana si manifesta in tutta la sua peculiarità anche costituzionale, perché – come è altrettanto noto – lo statuto siciliano fu adottato prima della stessa costituzione repubblicana, perché fu solo successivamente adottato con legge costituzionale, senza alcuna modifica rilevante per la questione che qui interessa.
Siamo pertanto in presenza di una questione particolarmente delicata che non si presta in via di principio ad una semplice alternativa tra esistenza o meno del potere di commissariamento statale nei confronti delle regioni a statuto speciale, e ancor meno nei confronti della regione siciliana.

Occorre da questo punto di vista aver presente che l’intero tema delle autonomie regionali speciali fa parte della più ampia discussione che ha finito con il trascorrere da una più generica cultura delle autonomie locali, a una più specifica vicenda di ordinamento federale della repubblica. Non esiste infatti, almeno fino ad ora, una qualche definizione della repubblica italiana quale repubblica federale.
Siamo peraltro in presenza di una normativa costituzionale ma del tutto parziale, nata nel contesto della costituzione vigente ma sostanzialmente tendente ad una sostanziale modifica proprio della medesima per quel che concerne la natura autonomistica e/o federale della repubblica.
Occorre infatti riferirsi in particolare al ben noto Titolo V della Costituzione – adottato nel 2001, sul finire della precedente legislatura – che comprende un sostanziale ribaltamento delle funzioni legislative di competenza regionale, perché si passa infatti dalla originaria previsione di una potestà legislativa regionale puramente integrativa o attuativa delle disposizioni legislative statali, alla attuale previsione di potestà legislative regionali anche esclusive, poiché il nuovo articolo 117 della Costituzione afferma che ad essere enumerate sono proprio le competenze legislative dello Stato. Nel contesto del nuovo Titolo V assistiamo pertanto da un lato ad un ribaltamento radicale dell’ordine delle competenze legislative statali e regionali, in un senso che può ben essere definito federalistico, e che trova proprio nello statuto regionale siciliano la propria definizione originaria. Ma nel medesimo Titolo V vi è anche l’attuale articolo 120, in base al quale: “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.

Ma il medesimo articolo 120 rinvia ad una legge – tutt’ora peraltro non adottata – con la quale si devono definire “le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”. Orbene, si può sostanzialmente ritenere che grazie a questo articolo 120 del nuovo Titolo V si possa affermare che le questioni finanziarie poste in evidenza dal bilancio della regione siciliana siano tali da compromettere l’ “unità economica” della nazione, perché siamo in presenza di un sostanziale continuum europeistico tra Unione Europea da un lato, la Repubblica italiana dall’altro, l’autonomia regionale costituzionale speciale anche della Sicilia dall’altro ancora.
È infatti il nuovo contesto che nasce dal processo di integrazione europea che può costituire la fonte stessa di un innominato potere governativo statale di nomina di commissari nazionali al bilancio regionale. L’interpretazione complessiva della specialità dell’ordinamento costituzionale siciliano deve infatti essere oggi letto alla luce dello stesso articolo 120 della costituzione, adottato questo in un contesto di cultura federalistica dell’ordinamento repubblicano, sempre per altro nel quadro dell’attuale stadio di integrazione economico-finanziaria dell’Europa. Si tratta pertanto di giungere alla affermazione del potere statale di commissariamento della regione siciliana, anche in presenza di uno statuto regionale speciale adottato prima della medesima costituzione repubblicana. Le modifiche intervenute in chiave federalistica sono pertanto esse stesse capaci di contenere il principio nuovo del contesto dell’integrazione europea, espressamente richiamata dal medesimo articolo 120.
Processo di integrazione europea; autonomia regionale speciale; unità economica della repubblica italiana costituiscono dunque una sorta di continuum che se finisce da un lato con il comprimere l’autonomia regionale siciliana non già in nome di un astratto centralismo statale antifederalistico, dall’altro opera nel contesto del processo di integrazione europea chiamato anche in questo caso a sollecitare l’attenzione dell’interprete italiano.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 21luglio 2012

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