D’Onofrio. La violenza islamica: non solo un pretesto

Appare del tutto comprensibile che ci si stia interrogando sulla collera islamica che sembra aver avuto una sorta di occasione “unificante”: il cortometraggio americano su Maometto e l’Islam.
Non appare dubbio che questo cortometraggio ha fornito una sorta di occasione quasi irripetibile per poter dar vita in varie parti del mondo a folle islamiche unite dal grido: “Giù le mani dall’islam”.
Non vi è dubbio, infatti, che una attenta visione – anche se non sempre facile – di quel cortometraggio avrebbe ragionevolmente potuto indurre più di uno al sorriso più che non alla collera. Siamo infatti abituati da molto tempo a considerare anche la più insultante delle satire quale esercizio di una ormai antica libertà di manifestazione del pensiero anche nei confronti delle religioni e dei simboli che le contraddistinguono in modi da esse ritenuti essenziali.
Ma non si tratta infatti soltanto di una satira assunta ad occasione di manifestazioni numerose e violente da parte di moltitudini musulmane che si ritengono offese nel profondo proprio in riferimento all’islam e a Maometto in particolare. Occorre infatti ripercorrere – anche se rapidamente – le durissime vicende che hanno caratterizzato proprio l’affermazione della libertà di manifestazione del pensiero in materia religiosa e in particolare in riferimento ai simboli ritenuti essenziali da questa o quella religione. La storia della libertà del pensiero si è infatti anche violentemente intrecciata – particolarmente in Francia durante la Rivoluzione – con un credo religioso che non vedeva una equiparazione tra libertà e diritto, come hanno dimostrato e stanno dimostrando tutte le ricerche storiograficamente scientifiche relative a quel periodo.

Tutto l’Occidente di conseguenza ha finito con lo sviluppare una sua specifica idea di libertà del pensiero in materia religiosa, anche al di là delle pur significative differenze che caratterizzano il cristianesimo.
Vi è stata di conseguenza una sorta di identificazione tra il diritto alla libertà religiosa e la libertà di manifestazione del pensiero, che nella cultura di ispirazione liberale parte proprio dalla Rivoluzione francese e dalla sua Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Sebbene pertanto non si possa in alcun modo ritenere che il “famigerato” cortometraggio sia un prodotto voluto dall’Occidente per offendere l’islam, si deve ritenere che questa libertà di manifestazione del pensiero è figlia diretta dell’Occidente rivoluzionario francese, non meno che della più antica Magna Carta. La reazione islamica attiene pertanto ad una prima e fondamentale questione: il rapporto tra religiosità fondata su Maometto e libertà di manifestazione del pensiero intesa quale diritto proprio alla libertà religiosa.

Questo diritto ha rappresentato e rappresenta proprio il punto più delicato del rapporto tra cultura liberale e cultura religiosa cristiana. Vi possono infatti essere quanti affermano: «Non possiamo non definirci cristiani» nel solco della intuizione crociata, ma sappiamo bene che vi sono proprio altrettanti liberali che contestano la possibilità stessa della coesistenza dell’ispirazione liberale con la religione cristiana. Ma la reazione islamica non ha avuto soltanto questa radice di integralismo musulmano rispetto ai principi liberali dell’Occidente cristiano. È infatti del pari opportuno distinguere le reazioni islamiche per cogliere in talune almeno di esse una sorta di radice anticolonialistica.
Nel rapporto tra Occidente e l’islam si svolge infatti una vicenda molto complessa che – sulla base della gerarchia tra Occidente e islam – va dall’affermazione dell’esito normale di un conflitto di civiltà tra l’uno e l’altro (come ci ha spiegato Huntington), alla convivenza tra religiosità rigorosamente separate, come ha cercato di dimostrare in concreto l’esperienza britannica dell’immigrazione.
Questa componente anticolonialistica va specificamente indagata proprio perché essa finisce con il considerare gli Stati Uniti quale potenza imperialistica, che ha sostituito gli antichi imperi coloniali inglesi e francesi, ma non ha mai superato una sostanziale cultura colonialistica. Le affermazioni concernenti l'”esportazione della democrazia” devono pertanto fare seriamente i conti proprio con il concetto stesso di democrazia che si intende esportare, rispetto al quale la reazione islamica può significare proprio un rifiuto della sostanziale identità di diritto e libertà in materia religiosa. Non siamo dunque in presenza di un puro e semplice fatto di cronaca o di una molteplicità di manifestazioni più vicine al terrorismo di al Qaeda che alla dissidenza politica. Occorre comunque che nella valutazione degli avvenimenti in corso non si commetta l’errore di vedere soltanto il pretesto, lasciando troppo sullo sfondo le cause dell’azione e della reazione.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 22 Settembre 2012

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