On. tassone sull’Istituto di Laureana di Borrello

Signor Presidente, intervengo anch’io sulla stessa questione cui ha fatto riferimento l’onorevole Lo Moro. Noi abbiamo anche presentato un atto di sindacato ispettivo perché si faccia chiarezza sulla decisione assunta per l’istituto di Laureana di Borrello, che era considerato una struttura all’avanguardia, quasi un percorso sperimentale per il reinserimento dei detenuti nella comunità e per il loro recupero. Quindi, erano state previste una serie di attività, anzi, avevano svolto in quell’istituto una serie di attività, come la falegnameria e altri lavori importanti e fondamentali per il recupero, come dicevo poc’anzi, del detenuto stesso.
Non si capisce: si dice che c’era bisogno di personale e vorremmo capire qual è la situazione reale del personale nelle strutture carcerarie in Calabria. Vorremmo che anche qui si facesse chiarezza sulla gestione. Dopo il suicidio del direttore delle strutture carcerarie in Calabria ci sono stati vari direttori generali – tutti bravi, per carità – però a tempo determinato oppure come interinato, come si suol dire, «a scavalco». Perciò non c’è una continuità, non c’è ovviamente una scelta operata dal Ministero della giustizia per assicurare un direttore generale stabile, soltanto per la Calabria, e questo certamente la dice lunga.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. C’è stata una presa di posizione molto chiara da parte dell’arcivescovo di Cosenza, Monsignor Nunnari, che ha gridato per questa chiusura, non l’ha accettata e ha detto che non comprende una chiusura verso un processo di civiltà e di umanizzazione della pena. L’arcivescovo Nunnari è una persona autorevolissima e come, dicevo, è arcivescovo di Cosenza però, essendo nativo di Reggio Calabria, conosce molto bene quella realtà da vicino.

 










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