D’Onofrio: Primarie e Costituzione

Viviamo in una articolata e tumultuosa stagione di primarie. Si tratta di una stagione articolata perché vi sono sia primarie per così dire di coalizione e di governo – come quelle del Partito Democratico – sia quelle di partito quali dovrebbero essere quelle – ancora soltanto preannunciate – del Popolo della Libertà.
Viviamo in qualche modo in una sorta di stagione all’americana nella quale – come tutti sappiamo – le primarie hanno avuto ed hanno un ruolo particolarmente significativo sia per la elezione del presidente degli Stati Uniti; sia per la elezione dei Governatori dei diversi Stati; sia per la elezione dei deputati alla Camera dei rappresentanti; sia per numerosissime altre cariche – prevalentemente amministrative – che sul continente europeo sono prevalentemente appannaggio di modelli burocratici più o meno efficienti. Solo raramente purtroppo si leggono approfonditi interventi sul rapporto che negli Stati Uniti esiste tra le primarie ed i modelli costituzionali federali e statali esistenti.

Altrettanto raramente si assiste ad un dibattito culturalmente approfondito su questi eventi italiani peraltro ancora occasionali che parlano di primarie senza che si capisca fino in fondo se siamo in presenza di formule nuove di partecipazione democratica; di procedure nuove per la definizione di nuove coalizioni politiche; di ripetute affermazioni di una sedicente costituzione in senso materiale contrapposta alla vigente costituzione cosiddetta “formale”; se siamo in presenza di fatti esclusivamente o anche prevalentemente generazionali, o anche di procedure che attengono alle modalità di selezione degli aspiranti a cariche elettive o anche a rilevanti uffici non elettivi.
Nell’esperienza repubblicana italiana infatti non sono elettive le funzioni giurisdizionali; non sono elettive le nuove funzioni delle cosiddette autorità indipendenti; non sono elettive le tante funzioni amministrative variamente burocratiche quali sono ad esempio quelle dei prefetti, dei questori, dei provveditori agli studi, che hanno cambiato nome ma non sostanza negli ultimi tempi. Occorre pertanto cercare di interrogarsi in riferimento a questa tumultuosa ondata di primarie per comprendere di che cosa sostanzialmente si tratta, stante il fatto che si tratta di “primarie” non disciplinate da nessuna legge.
Le primarie promosse da ultimo dal segretario nazionale del partito democratico sono infatti primarie di coalizione anche se la sostanza politica di tre dei cinque aspiranti – Bersani, Renzi e la Puppato – sono in sostanza primarie del Partito Democratico, mentre la partecipazione di Tabacci e di Vendola è di esponenti provenienti da altri due partiti. Si tratta pertanto di una sorta di commistione tra primarie di partito e primarie di coalizione, commistione condizionata ancor di più dall’attuale costituzione repubblicana che – come ci insegna anche l’ultimo governo Monti – non prevede alcuna elezione diretta di capo del governo, perché siamo tuttora in un regime costituzionale di tipo parlamentare.
In questo tipo di sistema abbiamo infatti assistito a processi di selezione di classe dirigente interna a ciascun partito attraverso gli istituti dei congressi di partito e non anche attraverso primarie di partito.

Quelle del Partito Democratico pertanto vivono contemporaneamente una sorta di logica del congresso interno al partito per definire linea politica e selezione di classe dirigente; di logica di coalizione (centro-sinistra con il trattino come propongono Bersani e Tabacci – ma come sembra non gradire Vendola – o, senza trattino, come propone Renzi, in una sorta di continuismo maggioritario veltroniano); di ipotetica elezione diretta del capo del governo, come sembra volere Bersani allorché afferma che la sera delle votazioni si dovrebbe sapere chi è il capo del governo. Questo insieme di motivi politici e costituzionali delle primarie del partito democratico, induce pertanto a ritenere che il solo elemento comune a tutte e tre le ipotesi sia rappresentato dalla partecipazione popolare all’evento delle primarie, e quindi ad una risposta politica alla tentazione di allontanarsi dalla vita dei partiti, come si è constatato nella straordinaria astensione dal voto registrata nelle ultime elezioni siciliane.

Per quel che concerne le preannunciate primarie del Pdl, siamo invece in presenza di fatti che saranno del tutto misteriosi fino a quando esse non avranno realmente luogo.
Vicenda per così dire sostanzialmente “saturnica”, se si guarda al rapporto tra Alfano e Berlusconi; vicenda di selezione di classe dirigente, se si vuol tener fermo il principio – affermato da Alfano – di un partito degli onesti; vicenda di coalizione politica per quel che riguarda soprattutto il rapporto con la Lega Nord da un lato e con il Partito Popolare Europeo dall’altro; vicenda di costituzione in senso materiale, secondo le ripetute affermazioni di Berlusconi che comporterebbero la definitiva acquisizione di un modello presidenziale italiano che peraltro non ha fatto e non fa i conti con la Presidenza della Repubblica, intesa questa quale organo di garanzia costituzionale e non di governo quotidiano del Paese?

Qualora ci inducessimo a riflettere sulle complicate e faticose vicende della nascita di un nuovo partito di centro, dovremmo pertanto guardare alla questione di fronte alla quale esso si trova oggi, perché si tratta di una questione che è politica, culturale ed istituzionale di fondo.
 Se infatti finirà con il prendere corpo prevalentemente una sorta di federazione tra diversi soggetti che si autoproclamano tutti di centro, o perché aspiranti tutti alla strategia politica del partito popolare europeo, o perché intenzionati tutti alla prosecuzione dell’ “agenda europea di Monti”, la questione delle primarie finirà con l’essere in qualche modo posta da parte, quantomeno nelle forme articolate e tumultuose di questa presente stagione politica.

Di Francesco D’Onofrio,tratto Liberal di sabato 24 Novembre 2012

RM2411-LIB_01-8.pdf








Lascia un commento