D’Onofrio: tra stato di necessità e larghe intese

Sono sostanzialmente due le questioni che hanno riguardato la definizione della natura del governo Letta fin dal primo momento della sua nascita: la vicenda dell’Imu e la configurazione della Convenzione.
Non sono né marginali dal punto di vista politico, né rilevanti per una parte politica soltanto tra quelle che hanno deciso di sostenere il governo medesimo.
Anche se infatti abbiamo assistito ed assistiamo a ripetute affermazioni concernenti l’una e l’altra questione, non si tratta infatti di problemi personali, né di questioni riferibili soltanto al Pdl.

La vicenda dell’Imu infatti può essere vista sia nel senso di un provvedimento di emergenza – quale è il provvedimento di sospensione della rata di giugno – sia nel senso di una questione di strategia economica.
Del pari la configurazione della Convenzione può indurre a ritenerla uno strumento non del tutto necessario se si tratta di affrontare esclusivamente la questione del Porcellum o anche la questione della riduzione del numero dei parlamentari, ma, al contrario, si tratta di uno strumento di rilievo anche istituzionale, qualora si intendesse affrontare la revisione del sistema di governo italiano, e ovviamente ancor più se si intende affrontare anche la definizione di un possibile sistema di governo europeo.

Si tratta pertanto della sostanza di due grandi questioni politiche che hanno visto lungamente contrapposte proprio su di esse le tesi sostenute durante l’ultima campagna elettorale da Pd, Scelta Civica e Pdl.
Nel caso dell’Imu si tratta infatti della sostanza della strategia economica e nel caso della Convenzione si tratta della strategia istituzionale in riferimento alla forma di governo.
Una logica di “stato di necessità” in riferimento all’una e all’altra questione finisce con il richiedere pertanto che il Governo si debba limitare ai soli provvedimenti urgenti, e che siano comunque tali da non contraddire posizioni identitarie dell’una o dell’altra parte politica nel corso delle ultime elezioni politiche.

Questa posizione ha infatti finito con il ritenere il governo Letta quale governo dovuto esclusivamente all’iniziativa politica del Presidente della Repubblica nella sua specifica qualità di rappresentante dell’unità nazionale.
In questo contesto, i sostenitori dello “stato di necessità” vedono un governo di breve durata, terminato il quale il ritorno alle elezioni dovrebbe necessariamente finire con il coincidere con proposte politiche alternative.
L’ipotesi delle larghe intese, al contrario, è tesa a cercare una soluzione concordata anche su queste due questioni.
La definizione del governo quale “governo di servizio” finisce pertanto con il rappresentare una sorta di posizione intermedia fra l’eventualità di un governo di pura necessità e l’orizzonte di un governo di larghe intese.

Definire infatti come “di servizio” il governo appena nato può significare che lo stato di necessità debba necessariamente comportare una durata che vada oltre le strette necessità poste dall’emergenza finanziaria, così come finisce con il significare che la questione delle riforme istituzionali debba fare parte integrante della strategia della riduzione dei costi della politica.
L’una e l’altra questione sono di conseguenza due questioni che si stanno strettamente intrecciando con la vita stessa del governo, quasi che (per così dire andreottianamente) si tratti di “due forni” intesi questi non soltanto nel senso di apparati di gestione, ma nel senso tradizionalmente più forte di una alternativa tra due possibilità entrambe ritenute di “servizio”.
Il fatto stesso che si tratti pertanto di due molto rilevanti questioni politiche induce a ritenere che occorrerà attendere che su di esse si pronuncino sia il preannunciato Congresso del Partito Democratico, sia l’orientamento politico generale del leader del Pdl.

Il fatto che per entrambe le questioni si ritiene essenziale il contesto europeo induce pertanto ad affermare che occorrerà attendere anche l’esito delle prossime elezioni politiche tedesche.
Stato di necessità e larghe intese da un lato e processo di integrazione europea dall’altro, sono di conseguenza le questioni politiche di fronte alle quali si troveranno anche tutti gli altri protagonisti della vicenda politica italiana, sia che facciano parte della “strana” maggioranza che sostiene il governo Letta, sia che si collochino all’opposizione del governo medesimo come nel caso del Movimento 5 Stelle, del partito di Vendola, della destra di “Fratelli d’Italia”, sia che – come nel caso della Lega Nord – abbiano ritenuto di assumere un atteggiamento di astensione nei confronti del governo medesimo.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Formiche.net del 7 maggio 2013










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