PA: D’Alia, usare turn over per stabilizzare precari

Roma, 3 ott. – (Adnkronos) – Utilizzare il turn over “per chiudere progressivamente la partita del precariato”. Un meccanismo che andra’ a restringere la platea non essendo piu’ il governo nelle condizioni di fare ulteriori proroghe per i contratti a termine del pubblico impiego.
E’ quanto propone il ministro Gianpiero D’Alia, intervenendo in Aula al Senato, durante la discussione al dl della pubblica amministrazione. D’Alia ha argomentato le soluzioni contenute nel decreto all’esame del Senato, a cui si e’ pervenuti attraverso una serie di emendamenti in commissione Affari costituzionali, e che e’ in attesa del parere della commissione Bilancio. Secondo il ministro infatti si puo’ prevedere che “il 50% del turn over, quindi ancora una quota ulterioremente ristretta, venga utilizzata per fare procedure selettive”.
 A questo proposito ha ipotizzato che venga utilizzato “solo per una platea piu’ ristretta dei precari, e cioe’ chi ha un contratto a termine nelle pubbliche amministrazioni per un periodo non inferiore a tre anni nell’ultimo quinquennio o in possesso dei requisiti per poter essere stabilizzati secondo la legislazione del 2007”.

“Non siamo in grado di fare un’ulteriore proroga indifferenziata per legge” dopo quella fatta al 31 dicembre 2013 nel dl Fare, ha aggiunto D’Alia, dicendosi consapevole del problema. “Ci siamo trovati di fronte a questo problema, ci sono professionalita’ qualificate con contratti a termine, la cui mancanza nell’ambito di settori strategici della pubblica amministrazione puo’ determinare la chiusuira di servizi e uffici”.
A proposito dei provvedimenti adottati negli ultimi anni D’Alia ha quindi osservato che “le diverse soluzioni del passato non hanno prodotto i risultati sperati”. “Sui rapporti flessibili abbiamo dati certi – ha spiegato – nel conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato del 2007 erano 112 mila unita’, a fine 2011 erano 122mila (al netto della scuola), di cui 100 mila in Regioni ed enti locali, circa 35.000 nella sanita’. Dunque il numero dei raporti flessibili e’ cresciuto nonostante nel 2007 e nel 2008 si siano fatte norme per stabilizzarli”. “E’ evidente che c’e’ un’anomalia nel sistema perche’ – ha concluso il ministro – nonostante ci fosse una norma che prevedeva una quota riservata, il fenomeno non si e’ contratto ma e’ aumentato”.










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