Province: De Mita, disegno Delrio non risolve problema

(AGENPARL) – Roma, 23 ott – “Il vero rischio che la proposta di legge Delrio corre è quello di dar vita ad un ridisegno frettoloso. Esiste un problema di costi della politica, ma il problema vero, che viene eluso, è quello della riorganizzazione dei servizi in un’ottica di tutela dei nuovi diritti di cittadinanza. L’ipotesi in discussione, infatti, non garantisce un’effettiva riduzione dei costi, anzi il pericolo è che aumentino, ma soprattutto confonde le istituzioni della rappresentanza con quelle della burocrazia.”, è quanto dichiara l’onorevole Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc iscritto al gruppo “Scelta Civica per l’Italia”, che oggi pomeriggio è intervenuto in Commissione Affari Costituzionali alla Camera nel corso dell’audizione per la proposta di legge di definizione delle Città Metropolitane, delle Province e delle unioni di Comuni. “La proposta del Governo – continua l’onorevole De Mita – risente di un’approssimazione che non può essere vinta con la logica del facciamo qualcosa subito purché si faccia. Al contrario, il disegno di legge pone seri problemi di costituzionalità, non è in sintonia con la procedura di revisione costituziona le avviata e non affronta il nodo centrale, quello della ridefinizione complessiva dell’articolazione delle funzioni tra i vari livelli”. “Il disegno di legge del Ministro Delrio – continua De Mita – affida svariate funzioni e innumerevoli poteri alle Città Metropolit ane, individuate come lo strumento di concretizzazione del principio di autonomia degli enti locali, e lo fa in maniera disarmonica rispetto a quelli che sono gli attuali compiti delle Regioni. Se è così ha ragione il presidente Caldoro, quando provocatoriamente sostiene che bisognerebbe cancellare le Regioni, intendendo dire che è dalle Regioni che si deve partire”. “Il tema del riordino – così conclude l’onorevole De Mita- non può essere eluso. Ma va affrontato con serietà. Non può essere una variabile della fretta. Queste critiche non vogliono portare al risultato di non fare niente, ma, al contrario, a quello di fare bene. Non vogliamo buttare la palla in tribuna, ma entrare nel merito vero della questione. Il pericolo è quello di scivolare su di un terreno di demagogia poco intelligente su sui rischiamo di farci male”.










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