D’Onofrio: Matteo Renzi tra doppia maggioranza e doppiezza

La sostanza politica dell’accordo tra Renzi e Alfano non sta nelle poltrone ma nel fare chiarezza sulle due maggioranze che il segretario Pd vorrebbe portare avanti. Parola del costituzionalista ed ex ministro, Francesco D’Onofrio.

Non è solo una questione di poltrone. Nel primo giorno di consultazioni di Matteo Renzi, il saggio dell’Udc Francesco D’Onofrio invita a non sottovalutare la questione politica che Angelino Alfano porrà sul tavolo del premier incaricato. Un tema da cui dipenderà il varo stesso del Renzi I: “Alfano ha ragione, c’è il 50% di possibilità che nasca il nuovo governo. E ciò dipende da quanto il segretario del Pd riuscirà a fare chiarezza sulla doppia maggioranza. È questa la sostanza politica dell’accordo”, fa notare a Formiche.net.

Renzi nelle sue prime dichiarazioni al Quirinale ha messo subito le cose in chiaro parlando di “forze politiche della maggioranza, per quello che riguarda il governo e tutto l’arco costituzionale per quanto riguarda le riforme”.

Un doppio binario rischioso secondo il giurista: “Con il governo Letta, c’era una sorta di patto non scritto per cui della maggioranza sulle riforme se ne occupava Renzi, della maggioranza di governo l’ex premier. Ora che è il segretario del Pd il presidente del Consiglio incaricato, le cose si complicano: come far convivere queste due maggioranze? È una sfida molto impegnativa e non sono sicuro che ci riuscirà”.

D’Onofrio richiama la storia repubblicana per esemplificare i suoi dubbi a riguardo: “Nella Prima Repubblica, la Dc è convissuta con la doppiezza di Togliatti. Il Pci era un partito di lotta e di governo e ciò era ritenuto accettabile perché c’era la garanzia istituzionale dell’art.138: per modificare la costituzione, occorrevano i 2/3 del Parlamento e quindi Dc e Pci insieme. L’ipotesi su cui lavora Renzi invece non è accettabile perché con la nuova legge elettorale cancella di fatto i partiti piccoli, gli stessi che gli servono per governare”.

Ecco perché secondo quello è stato uno dei fondatori dell’Udc la maggioranza di governo dovrà in qualche modo riflettersi anche sulla legge elettorale: “Con Alfano più che sul Viminale la partita vera sarà quindi sulle soglie di sbarramento dell’Italicum che possano consentire equilibri diversi nella coalizione, non più sbilanciati su Forza Italia. Ma poi cosa dirà Berlusconi?”.

Così oltre al “peccato originale” individuato dall’Osservatore romano, il governo Renzi rischia di fare i primi passi con il sospetto della doppiezza, una macchia che difficilmente verrà gradita: “Visto il modo in cui il segretario democrat ha mandato via Letta, difficilmente qualcuno crederà alla lealtà del doppio binario renziano”, fa notare D’Onofrio: “Temo che le 48 ore per formare un nuovo governo durino un po’ di più…”.

Intervista di Fabrizia Argano, tratto da formiche.net del 18 febbraio 2014










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