D’Onofrio: il Senato di Renzi

Il costituzionalista Francesco D’Onofrio pone tre domande al presidente del Consiglio sulla riforma del Senato e del Titolo V approvata oggi all’unanimità dal Consiglio dei ministri.

C’è una questione di metodo e una di merito nell’analisi che il costituzionalista Francesco D’Onofrio fa con Formiche.net sulla riforma del Senato e del Titolo V, approvata oggi all’unanimità dal Consiglio dei ministri.

Professore, Renzi non ha il merito di accelerare dopo anni e anni di sterili discussioni?
Non vorrei che si affermasse fino in fondo l’idea che tutte le proposte di Renzi sono un bene e ogni critica un male. Non è possibile che tutti i rilievi vengano considerati come “conservazione” al cambiamento. Mi sembra si tratti di un’allucinazione più di competenza degli psichiatri che dei costituzionalisti.

Ritiene anche lei che i senatori debbano venire eletti, come suggerisce Piero Grasso?
Non esiste un modello unico e credo non si debba rimanere a lungo su questa discussione. Io preferirei un numero di senatori eletti contestuale al numero di consiglieri regionali presenti.

Condivide l’allarme di alcuni intellettuali sul Fatto quotidiano sui rischi di una svolta autoritaria con la riforma?
No, non lo sottoscriverei e francamente non vedo alcun rischio di svolta autoritaria.

Cosa non va dunque nel merito?
Ci sono tre punti di equilibrio garantiti dalla Costituzione vigente che non è affatto chiaro se saranno mantenuti anche nel nuovo impianto renziano.

Quali?
Il primo è l’equilibrio intergenerazionale. Il Senato fino ad ora era composto solo da persone con più di quarant’anni. Il presidente del Senato non può essere un ragazzo. Renzi prevede o meno un riferimento in tal senso?

Secondo tema?
Il bicameralismo perfetto attuale risolve il problema derivante dal fatto che alla Camera c’è un notevole premio di maggioranza. Questo premio permette a chi vince le elezioni di avere un numero di parlamentari superiore a quelli che gli spetterebbero con i voti ricevuti. Con una sola Camera ciò si rifletterebbe anche nell’elezione per esempio del presidente della Repubblica. Renzi ha pensato a come mantenere l’equilibrio garantito dal Senato in questo caso?

Terza obiezione?
La differenza tra regioni speciali e ordinarie nella riforma del Titolo V viene mantenuta? Non trovo indicazione a riguardo nella riforma.

Ma c’è qualcosa che la convince?
Su un punto Renzi ha ragione. La legge elettorale, la riforma del Senato e del Titolo V vanno insieme, è giusto che procedano di pari passo.

Intervista di Fabrizia Argano a Francesco D’Onofrio, tratto da Formiche.net del 1 aprile 2014










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