Regionali Calabria: Udc, fuorviante concentrare attenzione su primarie

(ANSA) – CATANZARO, 19 MAG – “Adesso siamo tutti concentrati nella campagna elettorale per le Europee e molte cose che si dicono risultano essere condizionate da questo importante momento di confronto, però subito dopo occorrerà discutere di Calabria e dei prossimi scenari che si prefigurano con un’impostazione alquanto diversa”. Lo afferma, in una nota, il segretario regionale dell’Udc, Michele Trematerra. “A prendere atto dei ‘botta e risposta’ del momento, obiettivamente – prosegue Trematerra – l’esito che si ha non pare entusiasmante. Noi infatti avvertiamo il rischio, che forse altri minimizzano, che possa essere ridotto non tanto lo spazio elettorale dei moderati, ma la loro proposta politica senza cui l’avrebbero vinta radicalismi e populismi. L’Udc ha accettato di rinnovare la Regione stringendo, nel 2010, un ‘patto’ col presidente Scopelliti che, anche grazie al nostro apporto istituzionale e di governo, ha funzionato proprio perché alla sua base c’era un progetto di Calabria da realizzare e che, nonostante le difficoltà, ci ha consentito di produrre significativi provvedimenti legislativi ed amministrativi. Ora, osservando il dibattito che si è aperto in Calabria nel centrodestra e nel centrosinistra, a nostro avviso, è urgente dare priorità non alle scelte personali o ai nomi da indicare alla guida della prossima coalizione che dovrà assumersi l’onere di guidare la Regione, ma al progetto ed alla squadra con cui proseguire l’azione di rinnovamento di cui la Calabria ha assoluto bisogno. Troviamo, da questo punto di vista, fuorviante concentrare l’attenzione su primarie e nomi e cognomi, poiché è evidente che ad una strategia simile sfugge la gravità del momento e la gravità della sfida che i populismi hanno lanciato al sistema democratico in sé”. “L’Udc insiste – prosegue Trematerra – sull’urgenza di riaffermare valori e istanze della cultura democratica cattolica e riformista che sono alla base della Costituzione e di cui noi moderati siamo erediti ed interpreti. L’essenza stessa di quella cultura, che poggia su un riformismo intriso di dialogo e confronto, ci carica di responsabilità, soprattutto in questa fase. I radicalismi possono accentuare il disagio che la gente esprime e raccogliere consensi, cosi come sta accadendo nel confronto per il rinnovo del Parlamento europeo, ma non hanno proposte con cui ridare speranza alla società, esaurendo tutta la loro spinta nella protesta generalizzata ed esasperata. Qui, nel Mezzogiorno e in Calabria in specie, noi siamo dell’avviso che occorra rapidamente superare la logica dell’uomo (o della donna) solo al comando e dare priorità all’insieme delle forze politiche che, accomunate da un identico sentire riformista, hanno consapevolezza di ciò che, nel bene e nel male, finora è stato realizzato. Priorità ai programmi, dunque, ed al dialogo con le rappresentanze sociali, economiche e culturali, interessate a fare crescere la Calabria, irrobustendo i presidi democratici e valorizzando i nostri punti d’eccellenza, nonché le infrastrutture materiali ed immateriali di cui disponiamo. Una discussione tutta interna alla politica che non veda coinvolte le forza innovative della Calabria, oltre tutto incentrata, come sta accadendo, prevalentemente su organigrammi e personalismi e poco o nulla sui successi conseguiti in questi ultimi anni e anche sugli errori commessi, invece, non ci vede per niente interessati. L’obiettivo dell’Udc era e rimane la programmazione delle risorse (comunitarie in primis), l’ottimizzazione della spesa pubblica finalizzata allo sviluppo economico ed occupazionale, lungo un percorso pragmatico che ci porti ad affermare le ragioni della Calabria anche nel confronto con il Governo nazionale e con l’Europa. Se in questi ultimi tempi si sostiene, giustamente, come lo stesso premier Renzi ha fatto a Reggio Calabria, che l’Italia non può fare a meno del Mezzogiorno e che lo stesso Mezzogiorno deve darsi una mossa, l’Udc ritiene che la parte che regioni meridionali come la nostra debbano svolgere è, anzitutto, la ricostruzione di un sistema politico ed istituzionale che, nel rispetto della legalità e dei valori costituzionali, sia in grado di ridare fiducia ai cittadini attraverso il buon governo della cosa pubblica”. 










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