Caso Scajola: Casini su scorta Biagi, Stato fece sottovalutazione enorme

Caso Scajola: Casini su scorta Biagi, Stato fece sottovalutazione enorme

Bologna, 9 giu. – (Adnkronos) – “Che ci sia stata da parte dello Stato una sottovalutazione enorme, con il senno di poi, mi sembra una cosa talmente ovvia, altrimenti non saremmo qua a parlarne”. Lo ha detto rispondendo ai cronisti il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, lasciando la Procura di Bologna dove è stato sentito, per circa 3 ore, dai Pm che indagano contro ignoti, ipotizzando il reato di omicidio per omissione sul nodo della mancata scorta a Marco Biagi, il giuslavorista ucciso a Bologna dalle Nuove Br nel 2002. Epoca in cui Casini era presidente della Camera e al quale lo stesso Biagi rivolse una lettera per segnalare le sue preoccupazioni, visto che aveva ricevuto delle minacce legate al suo lavoro di consulente del ministero del Lavoro, alle riprese con la riforma dell’articolo 18. Casini ha quindi sottolineato che Biagi era “un servitore dello Stato che non ha avuto la tutela quando in realtà è stato oggetto di minacce terroristiche”.  Ad ogni modo, ha aggiunto il parlamentare Udc, “il problema vero è che è più facile dire queste cose oggi, 12 anni dopo, che prevederle prima”. Quanto al colloquio avuto con il Pm Antonello Gustapane, titolare dell’inchiesta, Casini ha spiegato di aver “ripercorso quelli che sono stati i miei rapporti con Marco Biagi e poi naturalmente questa drammatica vicenda”. “Cosa che – ha sottolineato – ho già fatto 12 anni fa” subito dopo la morte di Biagi quando ci fu la prima inchiesta sul nodo della scorta, poi archiviata. A chi gli domandava, inoltre, che ruolo abbia avuto all’epoca l’allora ministro dell’Interno Claudio Scajola, dopo gli allarmi lanciati dallo stesso Biagi sulla sua incolumità, e non solo da lui, Casini ha preferito non entrare nel merito. “Io non ho mai avuto rapporti su questa vicenda con Scajola – si è limitato a rimarcare – questo l’ho detto sia 12 anni fa che oggi, ma non mi è stato neanche chiesto”. Ai cronisti che chiedevano chi avesse avvisato dopo aver ricevuto l’appello di Biagi che si sentiva in pericolo, Casini non ha aggiunto altro rispetto a quanto detto in sede di audizione agli inquirenti. “Io ho fatto la mia deposizione – ha, infatti, rimarcato – non ho voglia di farla qua e non mi sembra neanche corretto”. Quanto al fatto che Biagi gli chiese aiuto per ottenere protezione “questi sono fatti acclarati – ha concluso Casini – e sono stati descritti più volte”. 










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