D’Onofrio: Democrazia e ambiente in Europa sono sinonimi

Nel grande intreccio tra sistemi produttivi nazionali diversi gli uni dagli altri, politiche energetiche con o senza nucleare, maggiore o minore sensibilità all’inquinamento atmosferico, non sempre si è riusciti a distinguere il significato politico profondo che la vicenda ambientalistica ha oggi nel contesto del processo di integrazione europea. Non sempre è facile distinguere una generica affermazione di europeismo dalla specifica volontà politica di far progredire il processo di integrazione europea anche in riferimento alle questioni più complicate, quale certamente è la questione ambientale.
Occorre a tal punto avere il senso politico complessivo del processo di integrazione europea prima, durante, e dopo la guerra fredda. L’integrazione europea ha, infatti, rappresentato – soprattutto in Italia – un processo fortemente voluto dalla leadership degasperiana in sintonia con la cultura laica non democristiana anche quando il contesto produttivo nazionale sembrava far preferire una soluzione nazionalistica rispetto a quella europeistica: basta ricordare le difficoltà che l’Italia politica seppe superare all’inizio degli anni Cinquanta proprio in riferimento alla questione strategica del Mercato Comune europeo.
L’Italia vide, infatti, nell’avvio del processo unitario europeo una garanzia fondamentale per lo stesso ordinamento democratico interno, che costituiva pertanto un valore preminente rispetto alle specifiche questioni produttive di volta in volta considerate. Con la fine della guerra fredda, la questione democratica non è stata più il cemento costitutivo della integrazione europea, si che si è andati alla ricerca, da allora, di un principio identificativo del processo di integrazione europea, aggiuntivo rispetto al principio democratico, che era stato sufficiente durante i lunghi anni della guerra fredda.
E lo stesso Partito Popolare europeo ha vissuto il passaggio dalla prima alla seconda fase del processo di integrazione europea accentuando proprio la sensibilità ambientalistica, come è dimostrato dal fatto che nel programma del Partito Popolare europeo si dice significativamente che la linea di politica economica promossa dal Ppe non è più soltanto quella della economia sociale di mercato, ma quella – significativamente – ecologicamente compatibile. Scelta democratica all’inizio e scelta ambientalistica oggi, sono pertanto due aspetti di un’unica ispirazione culturale e politica di fondo del Partito Popolare europeo. Ne consegue che quanti hanno fatto, fanno, o faranno parte del Ppe, sono tenuti a ricercare un equilibrio anche se faticoso tra integrazione europea e cultura ambientalistica, a meno di non voler rimanere sostanzialmente estranei allo spirito popolare europeistico di oggi.

La posizione italiana sui temi dell’ecologismo europeistico deve pertanto tendere a ricercare un punto di equilibrio tra i diversi segmenti produttivi nazionali che potrebbero spingere a rifiutare i costi di un adeguamento competitivo dei nostri prodotti dal punto di vista ecologistico e la scelta europeistica di fondo che non può vedere l’Italia lontana da paesi europei all’interno dei quali i soggetti politici che aderiscono al Ppe si collocano sul piano dell’equilibrio e non di un nazionalismo sostanzialmente protezionistico.
Occorre a tal punto che le forze politiche italiane che fanno parte al Ppe si facciano promotrici di questa ricerca di equilibrio, nella convinzione che anche le forze produttive nazionali si facciano promotrici di un’analoga iniziativa europeistica dei loro mondi per valutare fino in fondo e senza egoismo quali siano i costi necessariamente condivisi anche con i settori produttivi dei paesi promotori dell’equilibrio e quali i costi rigidamente nazionali dovuti ai ritardi dei processi di adeguamento ambientalistico della nostra produzione.
L’ecologismo non è una moda, così come l’europeismo non è una finzione. La convivenza tra Europa e ambiente è una convivenza necessaria.

Tratto da Liberal










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