D’Onofrio, Federalismo: Una sottile incoscienza

La trasformazione dello Stato italiano da “centralista” a “federale” è una trasformazione di straordinario rilievo, se presa sul serio: purtroppo non sembra che il dibattito culturale e politico sia riuscito a superare una dimensione quasi esclusivamente economica.
Anche la questione meridionale sembra schiacciata esclusivamente sul rapporto di dare e avere tra Nord e Sud del nostro Paese; sui sacrifici ai quali il Nord sarebbe costretto per elargire somme alle regioni del Mezzogiorno; sui rischi economici che il Mezzogiorno potrebbe correre rispetto a quelli che vengono considerati quasi esclusivamente sprechi di risorse pubbliche. In tutto questo dibattito colpisce il silenzio del Sud; quasi che esso viva una sorta di complesso di inferiorità, tanto che le Regioni meridionali si vedono costrette ad affermare ad ogni piè sospinto di non volere più alcun assistenzialismo. Anche in riferimento a questa straordinaria questione, il dibattito sembra lontano dalla ricerca delle cause di fondo – sociali, culturali e politiche – che hanno finito con il dar vita, e non da oggi, alla questione meridionale. Ed è per questa ragione che quanti parlano di federalismo dovrebbero innanzitutto chiarire a se stessi e agli altri perché la riforma federale dello Stato dovrebbe riuscire là dove lo Stato centralista non è riuscito: modernizzare il Mezzogiorno senza perdere i valori solidaristici di fondo che hanno costituito a lungo il tratto distintivo di questa parte d’Italia rispetto ad altre.
La questione meridionale, intesa quale questione nazionale, ha costituito e costituisce, infatti, parte essenziale del processo di modernizzazione dell’Italia intera: nella concreta vita dello Stato centralizzato – scuola, fisco, strutture burocratiche pubbliche, civili e militari – essa non ha mai rappresentato una questione soltanto economica. Il fatto che il Mezzogiorno non abbia quasi mai dato vita a partiti politici localistici è molto probabilmente un fatto sociale prima ancora che politico, che distingue il Mezzogiorno proprio da quanti – in particolare la Lega nord – sono nati proprio quali partiti territorialmente delimitati da quella questione “settentrionale” che rappresenta, per altro verso, proprio il risvolto della più antica “questione meridionale”.

Occorre dunque che si affrontino le due facce della stessa medaglia in un unico contesto culturale e politico: quello della modernizzazione dell’Italia. Siamo ben consapevoli che i tempi che ci è dato di vivere oggi non sono più né quelli dei primi decenni dell’Unità nazionale, né quelli del fascismo, né quelli della stagione successiva al fascismo medesimo. In tutte e tre queste lunghe stagioni politiche, il Mezzogiorno ha rappresentato infatti una specifica questione nazionale, che è stata vissuta in modi profondamente diversi dal punto di vista della rappresentanza politica: liberale-oligarchica all’inizio; ossessivamente nazionalistica nel periodo fascista; nazional-popolare e fortemente condizionata dalla guerra fredda dopo la seconda guerra mondiale. La trasformazione federalistica dello Stato deve pertanto tener conto proprio del rapporto tra processo di modernizzazione territorialmente differenziato e rappresentanza politica che può essere nazionale o locale.
Si tratta di un processo di riforma costituzionale di straordinario rilievo che sembra purtroppo vissuto di volta in volta come fatto rilevante o come moda passeggera: quanti credono nel federalismo quale riforma di straordinario rilievo dello Stato centralizzato, devono pertanto chiarire in premessa quale sia l’idea di Stato che essi hanno in mente, perché è di tutta evidenza che federalismo e Unità nazionale possono convivere fruttuosamente o scontrarsi rovinosamente.
Affrontare pertanto la “questione meridionale”nei termini di questione nazionale, significa avere un’idea dell’Italia unita dal Nord al Sud nel processo di modernizzazione dell’Italia tutta, così come fare della “questione settentrionale” un aspetto essenziale della competitività dell’Italia unita nel contesto della globalizzazione contemporanea.

Tratto da Liberal










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