D’Onofrio: la guerra delle preferenze, è in gioco il futuro della democrazia

Con l’iniziativa del voto di preferenza, assunta formalmente alla Festa dell’Udc a Chianciano, è iniziata una stagione politica caratterizzata – probabilmente non soltanto per l’Udc – dalla ricerca di un concetto fondamentale di democrazia che si ritiene necessario non soltanto per la vita delle elezioni europee ma più in generale per l’intero sistema politico italiano. Non si tratta di fare del voto di preferenza una sorta di tecnicalità costituzionalistica concernente l’elezione dei parlamentari europei spettanti all’Italia, ma del principio stesso della vita democratica del nostro paese nella quale i cittadini sono innanzitutto chiamati ad esercitare la fondamentale facoltà di indicare le proprie preferenze per coloro che sono chiamati a ricoprire la carica di parlamentari.
Con questa iniziativa l’Udc rende compiutamente esplicita la propria distinzione radicale da entrambi i cartelli elettorali – Pdl e Pd – che si sono presentati alle elezioni per la conquista della maggioranza parlamentare di governo e non certo per la scelta di deputati e senatori liberi da qualunque mandato vincolante, come molto giustamente si esprime anche la costituzione italiana.

Con questa iniziativa, l’Udc non si orienta pertanto ad esercitare una pura e semplice opposizione parlamentare costruttiva e di rimessa rispetto alle proposte formulate dal governo ed eseguite dalla sua maggioranza parlamentare, perché è di tutta evidenza che è l’idea stessa di democrazia, quella posta a fondamento dell’iniziativa popolare dell’Udc, concernente l’introduzione del voto di preferenza per la elezione di deputati e senatori nazionali e conseguentemente vissuta quale fondamento irrinunciabile anche per la legge elettorale europea.
Nella storia politica europea degli ultimi due secoli, caratterizzati dall’affermazione dell’esperimento democratico rispetto ad altri esperimenti di governo vissuti nel corso dei medesimi, la distinzione di fondo è sempre consistita proprio nel programma che distingue i diversi partiti politici proprio a partire dall’idea di democrazia per passare solo successivamente – e coerentemente – all’organizzazione dello Stato (centralista o federalista); del governo (separazione o confusione dei poteri); della giustizia (ordine indipendente anche dal potere politico o potere sovrano anche rispetto al Parlamento). Nel momento stesso in cui l’Udc si pone come promotore della costruzione di un soggetto politico – che aspira anche al governo – fondato su un programma essenziale, è pertanto decisivo il costatare che è proprio su questa idea di democrazia che si fonda contemporaneamente l’appello a quanti la condividono e la sfida a quanti la avversano.
Altro che teoria dei due forni! Come sembrano ancora oggi sostenere quanti stanno cercando di trasformare i cartelli elettorali in veri e propri partiti politici. Il programma non è necessariamente solo quello di governo, perché esso va oltre l’immediato risultato elettorale. Non sorprende che in campagna elettorale si sia fatto molto ricorso all’affermazione del cosiddetto voto utile perché era chiaro, anche se non condivisibile, l’intento di non far prevalere una eventuale e rigorosa esigenza di identità governativa rispetto alla esigenza – tipica dei cartelli elettorali soprattutto in presenza dell’istituto del premio di maggioranza – di conseguire la vittoria per governare l’Italia.
Questa differenza di fondo tra cartelli elettorali e partiti di programma è la differenza che purtroppo l’Italia non ha potuto vivere dal 1994 in poi, a causa del venir meno di tutti i partiti della cosiddetta Prima Repubblica, caratterizzati – essi si – proprio dall’essere partiti di programma.
Quanto alla ripetuta affermazione che la posizione politica dell’Udc è quella di oscillare tra due soggetti che pretendono di essere “forni”, è opportuno, pertanto, che si prenda finalmente coscienza del fatto, che le differenze e le convergenze si realizzano non già sulla convenienza, tipica dei cartelli elettorali, ma sulla convinzione, propria dei partiti di programma, di partecipare ad un progetto politico complessivo, cha fa appunto del programma il punto di forza della propria proposta politica.

Tratto da Liberal










Lascia un commento