D’Onofrio, Federalismo: Votare “no”? Un dovere costituzionale

L’ insieme delle questioni che compongono il federalismo fiscale è certamente complicato sia dal punto di vista istituzionale, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista fiscale.
Non può pertanto sorprendere che si sia discusso e che si continui a discutere di ciascuno di questi aspetti perché si tratta di questioni di straordinario rilievo costituzionale, politico, economico e fiscale. Di fronte all’insieme di questi problemi appare del tutto naturale che vi siano opinioni diverse non solo tra maggioranza e opposizioni ma anche all’interno di ciascuna componente politica. Quel che sorprende non è pertanto il dibattito sulle singole questioni ma il fatto che si possa decidere di dare una delega al governo su questa materia senza che siano date risposte – anche se brevissime – su due questioni assolutamente pregiudiziali: con quali risorse anche fiscali si fa fronte agli interessi sul debito pubblico che gravano fino ad oggi sullo Stato e come si può immaginare di prevedere risorse finanziarie per comuni, città metropolitane, province e regioni senza che si sappia neanche in via di principio di che cosa si occupa ciascuno di questi livelli istituzionali?
Ci si può dividere tra federalisti e antifederalisti; tra paladini del Nord e paladini del Sud; tra favorevoli e contrari alle Regioni ad autonomia speciale; tra sostenitori e avversari delle Province; tra chi ritiene che il federalismo fiscale comporterà una riduzione complessiva della spesa pubblica e chi, al contrario, ritiene che con esso – quale è il federalismo fiscale all’esame del Parlamento italiano – si assisterà ad una consistente moltiplicazione dei centri di spesa pubblica con conseguente incremento di questa rispetto alla situazione attuale.

Una cosa è certa: se non si ha una qualunque risposta sulle due questioni pregiudiziali che l ‘Udc ha posto con forza nel dibattito parlamentare si dovrebbe votar “no” da parte dell’intero Parlamento.
Sembra che così non sia e soprattutto sembra che sulla mancata risposta del governo e della maggioranza a queste due fondamentali pregiudiziali su qualunque federalismo fiscale non vi sia il necessario dibattito pubblico che una vicenda di questo straordinario rilievo richiederebbe.
I1 ministro Calderoli ha infatti affermato – anche nella seduta del 18 marzo scorso – che si farà in modo da avere al più presto la definizione delle funzioni proprie di ciascun livello di ente locale ed ha persino affermato: «le trattative che si stanno svolgendo anche con il ministro Fitto in sede di Conferenza mi fanno pensare che il punto d’arrivo sulle funzioni fondamentali sia molto vicino”.
E il ministro Fitto a sua volta – sempre nella seduta della Camera dei Deputati del 18 marzo scorso – ha dovuto affermare: “se oggi nella Conferenza unificata stiamo rinviando il testo del codice delle autonomie, è perché evidentemente, anche per le cose ascoltate nei diversi interventi, non sfuggirà a nessuno che le Regioni, le Province e i Comuni fra di loro hanno su questo tema valutazioni completamente differenti”.
È incredibile: il governo afferma ufficialmente che non vi è fino ad ora alcun accordo sulle funzioni fondamentali di ciascun livello di ente locale e pur tuttavia chiede una delega per ripartire tra i diversi livelli risorse finanziarie che allo stato sono praticamente in bianco.
Si comprende pertanto che il ministro Tremonti abbia affermato al Senato che non vi può essere allo stato dei fatti neanche una previsione generica circa le spese che il federalismo fiscale comporta per i contribuenti e per la finanza pubblica. Se dunque non si può fino ad ora sapere chi paga i1 debito pubblico ed in particolare con quali risorse fiscali si potranno pagare gli interessi sul medesimo, e quali siano almeno le funzioni fondamentali di regioni e comuni, votare “no” costituisce un elementare dovere costituzionale.

di Francesco D’Onofrio
tratto da Liberal










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