D’Onofrio: Ritorna l’era delle coalizioni

Si è finalmente conclusa – a Todi – la stagione veltroniana della vocazione maggioritaria del Pd. Il seminario di Todi ha infatti registrato gli interventi di Rutelli e di Letta nei quali si è espressamente detto che è finita sia la stagione bipartitica (Rutelli) sia quella di un centrosinistra imperniato sugli ex comunisti (Letta).
Si tratta della questione politica di fondo che avevo espresso proprio su liberal nel giorno in cui iniziava il nostro seminario: vi può certamente essere un’aspirazione di maggioranza da parte di una coalizione ma non vi può essere nessuna pretesa di vocazione maggioritaria di una singola forza politica. E questo perché è di tutta evidenza, che l’aspirazione maggioritaria non si combina culturalmente, politicamente e costituzionalmente con una pretesa maggioritaria di una singola forza politica.
Al fondo della ragione strutturale per la quale l’Udc non è entrato nel Pdl vi è – a prescindere da fondamentali questioni di programma e di alleanze – proprio la convinzione nostra che si debba dar vita – attraverso un faticoso ma essenziale processo costituente – proprio ad una cultura della coalizione che è di per sé alternativa a quanto è stato sino ad ora indicato sia dal Pd sia dal Pdl.
La ripetuta e stucchevole richiesta di indicare da quale parte si stia, presupponendo che Pd e Pdl sono appunto due parti politiche e non soltanto due cartelli elettorali, sta finalmente prendendo atto che noi abbiamo affermato che la nostra iniziativa costituisce una alternativa culturale, politica e costituzionale proprio all’uno e all’altro cartello elettorale.
Di questo infatti si tratta perché non siamo in presenza di due autentici poli politici che non consentirebbero la vitalità di un terzo polo.
Occorre che si prenda finalmente atto che il presunto polo rappresentato dal Pd è in via di disgregazione non solo e non tanto organizzativa quanto nell’essenza stessa della natura del soggetto qui richiamato. Non è oggi in alcun modo chiaro quale sarà la conseguenza di questa dura constatazione: se il Pd non ha vocazione maggioritaria perché questa è incomponibile con qualunque strategia di alleanze politiche ed è certamente alternativa a qualunque cultura di coalizione, vi è pertanto da chiedersi cosa sia in realtà il Pd: non sembra certamente un partito di programma, perché su tutti i punti essenziali di un programma – valori ideali; politica estera; collocazione europea; politica economica; scelte istituzionali – il Pd sembra giunto al massimo a consentire il dissenso interno affermando l’esistenza di un orientamento prevalente su ciascuno di questi temi. E non è chi non veda cha altro è consentire in un partito politico il dissenso interno perché in tal caso si tratta di un incomprimibile diritto individuale, altro è definire una linea politica di programma di un partito in quanto tale.
Sembra chiaro che proprio sui temi fondamentali di programma residua una qualche idea di vocazione maggioritaria perché è di tutta evidenza che se parliamo di cartelli elettorali è certamente chiaro che tra gli elettori esistano opinioni diverse su ciascun tema, se invece parliamo di cultura della coalizione, ciascun partito deve dire cosa pensa su ciascun tema.
Il passaggio dalla stagione veltroniana della vocazione maggioritaria alla appena abbozzata stagione franceschiniana non è un passaggio né indolore né di privo di conseguenze complessive per il sistema politico italiano: se il Pd evolverà nel senso di una autentica cultura della coalizione, dovremo attenderci risposte precise su ciascuno dei temi di programma indicati in precedenza, con la conseguenza del tutto prevedibile che su ciascuno di essi vi sarà una dissidenza significativa che potrà rivolgersi di volta in volta verso soggetti vecchi o nuovi che avranno appunto voluto aggiornare ma non abiurare la scelta del partito di programma. Non si tratta probabilmente di un tempo molto breve perché incombono scadenze legislative, elettorali e referendarie in ciascuna delle quali il Pd dovrà mettere a fuoco proprio le conseguenze dell’alternativa tra vocazione maggioritaria e cultura della coalizione.
Una cosa è certa: da Todi in poi il Pd non potrà più far finta di ignorare che è finita la vocazione maggioritaria di veltroniana memoria.

Tratto da Liberal










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