D’Onofrio: Tre domande sul federalismo misterioso

L’inizio della discussione parlamentare in Senato nella prossima settimana dovrebbe costituire l’occasione giusta per un grande e rigoroso dibattito su tre questioni preliminari per qualunque deliberazione seria sul tema del federalismo fiscale: gli interessi sul debito pubblico; la definizione delle competenze; la sorte delle regioni a statuto speciale. Per quanto riguarda la questione degli interessi sul debito pubblico, occorre definire in via preliminare quale idea dell’Italia si ha in mente allorché si propone una radicale trasformazione del nostro sistema in senso federale. Non dovrebbe esservi alcun dubbio che il debito pubblico resti di competenza statale perché è l’Italia tutta ad essere responsabile della questione complessivamente denominata del debito pubblico.
Se – come sembra – il debito pubblico resta di competenza statale è di tutta evidenza che bisogna evitare in ogni modo che le decisioni concernenti il federalismo fiscale mettano in dubbio, o anche soltanto concorrano a mettere in dubbio, la solvibilità complessiva dell’Italia in riferimento al pagamento degli interessi sul debito medesimo.
Tutti sappiamo infatti che i sottoscrittori dei Titoli di Stato sono interessati alla certezza che il debito pubblico venga onorato anche in riferimento agli interessi concernenti le diverse tranches in scadenza. Ed è di conseguenza essenziale che gli investitori italiani e internazionali sappiano attraverso quali fonti anche fiscali venga onorato il pagamento degli interessi sul debito pubblico.
Non possiamo in alcun modo correre il rischio che il federalismo fiscale – che ovviamente tratta di questioni fiscali – finisca con l’incidere in qualche modo sulla certezza della provvista statale dei mezzi finanziari per il pagamento degli interessi sul debito medesimo. Per quanto riguarda la questione delle competenze, riteniamo di tutta evidenza che è concettualmente inimmaginabile di poter procedere ad una qualsivoglia definizione della ripartizione dei tributi tra centro e periferia del nostro sistema costituzionale senza sapere con ragionevole precisione quali sono le competenze legislative e amministrative dello stato e quelle del pari legislative e amministrative delle regioni e degli enti locali.
Si tratta in particolare di sapere una volta per tutte che fine fanno le province: restano o no? Se restano, con quali competenze? Se scompaiono, a chi vanno attribuite le loro funzioni? Si tratta anche del fondamento comunale delle funzioni amministrative che è già affermato all’articolo 118 del Titolo V della Costituzione vigente e che attende ancora una qualsivoglia definizione delle competenze fondamentali dei comuni medesimi: si può procedere a definire una disciplina tributaria dei comuni italiani senza sapere a quali compiti essi sono chiamati e in quale modo si fa fronte al problema della grande differenza di popolazione tra un comune e l’altro? Come si può vedere, si tratta di una questione essenziale per qualunque decisione di federalismo fiscale si abbia in mente: regioni politiche o anche amministrative?. Moltiplicazione degli enti pubblici preposti alla spesa pubblica o loro riduzione rispetto alla situazione attuale? Centralità più volte affermata dai comuni quale pura affermazione verbale o sostanza fiscale, politica e democratica del nostro Paese?
Per quanto riguarda, infine, la questione delle Regioni a statuto speciale è sufficiente una pur sommaria lettura degli statuti medesimi, tutti diversi l’uno dall’altro anche per quel che concerne proprio la questione fiscale, per capire che si tratta di una questione decisiva per la nascita stessa del federalismo fiscale: restano o no le Regioni a statuto speciale? Se restano, con quali strumenti finanziari? Concorrono esse alla perequazione nazionale? Mantengono o no le proprie specifiche discipline finanziarie che hanno costituito parte non secondaria della stessa definizione di specialità regionale? Si è consapevoli che si tratta di fonti costituzionali quindi non modificabili con leggi ordinarie quali sembrano essere quelle previste per il federalismo fiscale?

Queste tre questioni preliminari devono costituire oggetto di un serio e approfondito dibattito politico e culturale prima che venga affrontato il problema del federalismo fiscale nei suoi aspetti apparentemente tecnici: non si tratta di questioni tecnicamente pregiudiziali in senso costituzionale ma di questioni di buon senso e di assoluta serietà politica e finanziaria prima ancora che di schieramenti politici favorevoli o contrari alla trasformazione federalistica dell’Italia.
Ci auguriamo che l’inizio del dibattito parlamentare consenta di colmare un grande vuoto su queste questioni perché dalla soluzione che sarà data ad esse dipenderà in gran parte la valutazione – e non solo parlamentare – sulla serietà stessa del federalismo fiscale italiano.

Tratto da Liberal .

Tratto da Liberal










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