D’Onofrio: Africa e clima: Obama sfida la geopolitica italiana

In considerazione del progressivo riorientamento della politica estera statunitense in seguito alla elezione di Obama alla presidenza Usa, risulta particolarmente rilevante anche per l’Italia cercare di comprendere in qual modo la nuova geopolitica statunitense finirà con il riguardare anche parti essenziali della nostra politica estera. L’insieme delle nomine che Obama ha fatto in politica estera ed interna, per quel che concerne l’orientamento strategico della sua presidenza, pone in risalto per l’Italia due grandi questioni: da un lato un ambizioso ambientalismo tendente alla riduzione della dipendenza da petrolio e gas, e dall’altro un profondo interesse per l’Africa, come è in parte testimoniato dalla richiesta già accolta di basi americane e non Nato proprio a supporto della politica statunitense nei confronti dell’Africa.
Per quel che concerne l’ambientalismo di Obama appare sempre più evidente che non si tratta per nulla di un ambientalismo per così dire anticapitalista, ma di una scelta che tende alla conquista di spazi di iniziativa politica soprattutto nei confronti dei Paesi produttori di petrolio e di gas. E non è chi non veda l’immediata conseguenza che questa strategia statunitense – nella quale Obama sembra innestare una radicale innovazione rispetto alla politica di Bush – avrà nei confronti dell’Unione europea e quindi anche dell’Italia. È necessario a tale riguardo avere presente proprio il fatto che la Germania federale, soprattutto dopo la riunificazione con la parte orientale, parli ripetutamente di economia sociale di mercato “ecologicamente compatibile”. Ed è per questa ragione che suscita più di una perplessità l’attuale atteggiamento italiano che appare strategicamente contrario ad un nuovo orientamento dell’Unione europea sul tema dell’ambiente, anche se è di tutta evidenza che la salvaguardia dell’interesse nazionale appare preminente se riferita a specifici settori del sistema produttivo italiano.
Quel che comunque risulta sempre più evidente è la necessità che anche l’Italia si troverà di fronte ad una incalzante iniziativa statunitense su temi strategici per la complessiva politica europea ed italiana in particolare nei rapporti con la Russia, con il Medio oriente e più in generale con i Paesi esportatori di petrolio e di gas. Per quel che concerne l’Africa risulta molto interessante il costatare che gli Stati Uniti hanno chiesto ed ottenuto basi in Italia a supporto della politica africana, non in nome della Nato, ma in nome e per conto degli Stati Uniti d’America.
Sono frequenti le affermazioni di quanti ritengono che l’interesse strategico degli Stati Uniti per l’Italia è drasticamente scemato dopo la fine della guerra fredda. E si tratta di affermazioni comprensibili allorché si vuol collocare il nostro Paese nel contesto della geopolitica statunitense.
Ma l’Italia ha sempre rivendicato un ruolo specifico nel Mediterraneo, mai legandolo per altro ad un consistente ruolo per l’intero continente africano. L’insieme delle considerazioni che riguardano l’importanza di tutta l’Africa nel nuovo contesto di rapporti fra grandi Paesi da un lato e fra grandi Religioni dall’altro, dovrebbe spingere l’Italia a collocare il proprio ruolo nel Mediterraneo in un panorama complesso che riguarda Europa da un lato, Medio Oriente dall’altro ed Africa in fine. Saremo molto probabilmente di fronte ad una tensione crescente tra la tentazione di un rapporto quasi esclusivamente bilaterale con gli Stati Uniti ed un delicatissimo ruolo di collegamento e forse di equilibrio proprio tra Unione Europea, Medio Oriente ed Africa. Si tratta di collocare nella nuova prospettiva della presidenza Obama, alcune delle linee tradizionali della politica estera italiana, che sono state costantemente influenzate dalla nostra collocazione geografica e dalla nostra consistenza culturale, economica e militare.
Ci troveremo pertanto di fronte ad una sfida per qualche aspetto nuova anche nei confronti del nostro passato nazionalista o europeista che fosse: non si tratterà più di rivendicare esclusivi ruoli mediterranei per l’Italia, ma di fare della nostra posizione geografica un punto essenziale di raccordo tra scelta europeistica degli anni Cinquanta, attenzione mediorientale degli ultimi decenni ed apertura all’intero continente africano che fino ad ora è stata assente. .

Tratto da Liberal










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