D’Onofrio, la sfida dei centristi: costruire sul territorio il partito di programma

L’Udc ha deliberato ufficialmente di voler dar vita ad un nuovo vero e proprio partito di programma che decida, anche per le prossime elezioni regionali, sulla base dei programmi elaborati appunto in sede regionale, e non più sulla base di scelte ideologiche – destra o sinistra – come si pretenderebbe ancora oggi persino da parte di chi afferma di essere federalista o di voler essere d’ispirazione sturziana. Non si tratta di una furbizia – come pur sentiamo affermare – ma di una vera e propria sfida politico-istituzionale. Il retaggio più negativo dei partiti della cosiddetta prima Repubblica, consiste invero proprio nel fatto che essi hanno avuto lo stesso tasso ideologico, dal più piccolo comune al governo del Paese. Figlio tipico della rivoluzione industriale e della sua lettura marxista a stato in particolare partito comunista; figlio non sempre coerente con l’insegnamento sturziano della natura popolare e territoriale del partito è stata la Democrazia cristiana, soprattutto nei secondi venti anni della sua esistenza. Gli altri partiti, dai più piccoli ai più grandi, sono stati comunque partiti che si sono presentati con il medesimo tasso ideologico dal più piccolo comune al governo del Paese. Con l’avvento della cosiddetta Seconda Repubblica – a partire in particolare dal 1994 – si assistito alla progressiva scomparsa del rilievo delle realtà territoriali, per dare spazio e dignità quasi esclusivamente agli elettori: gazebo, primarie, partiti “liquidi”, “gassosi”, “solidi”, si sono contesi il campo senza giungere ad un equilibrio accettabile tra l’incipiente processo di globalizzazione e lo specifico valore dei territori. Con l’eccezione della Lega Nord e di altre formazioni più modeste a base territoriale o regionale, la politica si è venuta configurando da allora come un fenomeno net quale i concreti programmi essenziali per le scelte degli elettori non sono quasi mai stati al centro delle iniziative dei partiti, la cui scomparsa a stata accompagnata dal valore crescente delle istituzioni locali, regionali o nazionali che fossero. L’analisi culturale e politica di questo fenomeno è sembrata limitarsi al contrasto tra vecchio e nuovo ritenendo che il nuovo fossero appunto gli elettori e il vecchio fossero i partiti in quanto tali. L’Udc ha cercato invece e sta cercando – soprattutto dal 2008 – di dar vita proprio ad un partito di programma di orientamento liberal-popolare per quel che concrne la nuova politica economica, la nuova politica istituzionale e la nuova politica estera dell’era della globalizzazione. Alternativi al PdL in quanto sostenitori di un equilibrio nuovo tra popolo ed istituzioni; alternativi al Pd in quanto sostenitori di un nuovo equilibrio tra persona umana e giustizia. Le due grandi categorie della storia dell’umanità – libertà ed eguaglianza – sono pertanto poste al centro della riflessione sturziana del partito di programma del quale si vuole pertanto sperimentare con grande coraggio la propria capacità di decisione anche in riferimento alle prossime elezioni regionali. Saremmo pertanto lieti che l’opinione pubblica – soprattutto quella orientata dai grandi mezzi di comunicazione di massa – fosse posta in condizione di ragionare su questa novità del partito di programma al fine di metterla a confronto con le altre due proposte – PdL e Pd – che sembrano aver monopolizzato lo spazio del dibattito pubblico, quasi che non vi fosse altra alternativa oggi possibile se non quella – essa veramente vecchia – tra destra e sinistra.

di Francesco D’Onofrio, tratto da Libero del 30 luglio 2009










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