D’Onofrio: L’Italia di fronte alle sfide di Obama

Istruzione e salute da un lato, energia e ambiente dall’altro, in un contesto di straordinario valore informatico della stessa meritocrazia e in vista di decisioni molto complesse sul tema dell’aborto, sembrano le linee strategiche che la presidenza Obama finirà per seguire soprattutto nei suoi primi due anni.
Il sistema dei valori che il nuovo Presidente degli Stati Uniti ha già affermato di voler seguire per quella che ritiene essere non solo una migliore difesa degli Usa, ma anche per una nuova affermazione di una leadership mondiale, non appare determinata a produrre conseguenze automatiche in questo o in quel Paese esterno appunto agli Stati Uniti. Ma avrà comunque un effetto molto significativo sui diversi scacchieri internazionali sui quali si sviluppa l’iniziativa geopolitica degli Usa.
E quindi sulle stesse culture civili di fondo sulle quali sono chiamate a confrontarsi sia i Paesi alleati degli Stati Uniti, sia quelli più o meno avversari dei medesimi.
Pur senza trarre conseguenze automatiche dalla vicenda personale di Barack Obama, che è comunque in sintonia proprio con il processo di globalizzazione che stiamo vivendo da alcuni anni a questa parte, appare molto rilevante il fatto che la candidatura di Obama si è concretizzata in un arco di tempo molto breve, quasi a dimostrare che gli Usa sono già entrati nell’era del web, andando pertanto oltre la stagione caratterizzata delle grandi corporation statunitensi.
È per questo che la presidenza Obama sollecita anche in Italia una riflessione compiuta sulla compatibilità tra autonomia nazionale da un lato e processi di integrazione europea e globale dall’altro: quel che oggi appare in gioco è la stessa ridefinizione dell’idea di Occidente quale abbiamo sviluppato nel corso degli ultimi cinquant’anni.
Se pertanto la questione della razza è apparsa comprensibilmente una grande questione anche istituzionale, è molto probabile che assisteremo ad una progressiva marginalità della questione medesima nel concreto operare della presidenza Obama e saremo sempre più indotti a considerare se e in quale misura vogliamo o possiamo in quanto italiani collocarci in sintonia con questa presidenza.
Quanto al tema essenziale del diritto alla vita sarà importante vedere fino a che punto la scelta ripetutamente indicata da Obama di preferire la linea cosiddetta del “pro choice” rispetto alla linea alternativa del “pro life” sarà determinante nel potere che il Presidente degli Stati Uniti ha nel nominare un giudice della Corte Suprema destinato a rimanere tale a vita e ad essere nominato solo in mancanza di altro componente della corte medesima.
Ed è in questo contesto che molto probabilmente lo stesso Obama collocherà il difficile problema del rapporto tra religioni in generale, e tra religiosità e politica in particolare: la discendenza anche keniana di Obama, la sua lunga esperienza indonesiana, la straordinaria performance harvardiana del medesimo, il forte radicamento politico e sociale a Chicago, la sua decisiva stagione hawaiana hanno fatto e fanno della sua religiosità cristiana una componente diversa dal cristianesimo vissuto più per abitudine familiare che per scelta, come si può rilevare in tante parti di Europa.
Un rapporto tra religioni diverso dalla rivendicazione dei rispettivi integralismi, ma comunque orgoglioso della propria identità potrà rappresentare un segno molto significativo di questa nuova presidenza statunitense.

Formiche, febbraio 2009










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