D’Onofrio: è ora di aprire una nuova fase costituzionale

Numerosissimi sono stati i commenti al discorso di Silvio Berlusconi sul 25 aprile: è del tutto comprensibile che vi siano stati e vi siano molti giudizi – favorevoli ma anche contrari – su un discorso del presidente del Consiglio che ha toccato un punto fondamentale della storia ideale e politica della Prima Repubblica. All’origine della nostra Costituzione vi è stato infatti un principio non scritto definito giustamente dell’«Arco Costituzionale», per tale intendendosi l’insieme dei soggetti politici che avevano partecipato alla battaglia italiana contro il fascismo nonché la base sulla quale è stata costruita l’intera vita politica, culturale e istituzionale di quella che siamo soliti definire la Prima Repubblica.
In particolare, esso ha rappresentato una sorta di maggioranza costituzionale mentre i diversi governi della Repubblica si sono fondati sempre su una maggioranza parlamentare. Due sono state pertanto le maggioranze sulle quali si sono costruiti i governi legittimi: consenso popolare maggioritario rappresentato in Parlamento da partiti alleati e legittimità democratica costituita dall’appartenenza all’«Arco Costituzionale » medesimo.
Vi poteva essere un mix tra consenso popolare e legittimità democratica diverso per ciascun partito politico ma nessuno di essi poteva accedere al governo del Paese se non faceva parte contestualmente delle due maggioranze. La lunga Guerra Fredda ha concorso a introdurre nel sistema italiano repubblicano un ulteriore elemento decisivo quale è stato quello del bipolarismo internazionale Usa-Urss. I partiti tutti che hanno governato l’Italia dal 1948 in poi hanno sempre fatto parte di entrambe le maggioranze rispetto alle quali risultavano estranei i soggetti politici che non erano stati parte dell’«Arco Costituzionale» originario.
Per questi motivi il discorso di Berlusconi ad Onna lo scorso 25 aprile ha costituito per qualche aspetto il completamento più significativo dell’avvento di quella che abbiamo chiamato la Seconda Repubblica: la rottura a destra dell’“Arco Costituzionale” e la conseguente impossibilità di continuare a considerarlo elemento unico costitutivo della legittimità a governare. Ne consegue che quella parte della sinistra che è vissuta in una sorta di idealizzazione della propria appartenenza all’«Arco Costituzionale» fino al punto da negare legittimità democratica – quale che fosse il consenso popolare conseguito – a chi non ne aveva fatto parte, si trova ora anche formalmente sollecitata a considerare la Liberazione dal fascismo quale valore nazionale condiviso in nome della comune scelta della Libertà quale valore comune del fatto storico della Liberazione. Il venir meno – tra il ’92 e il ’94 – di tutti i partiti politici che si richiamavano in qualche modo alla propria partecipazione all’«Arco Costituzionale» ha pertanto aperto una fase costituzionale nuova proprio nel senso nel quale Costantino Mortati parlava di costituzione in senso materiale.
Si può pertanto oggi parlare della Liberazione e della Resistenza quali fondamenti della stessa Costituzione italiana ma non si può più continuare a ritenere che l’una e l’altra siano patrimonio esclusivo di chi – direttamente o indirettamente – aveva fatto parte dell’«Arco Costituzionale», così come l’orgogliosa rivendicazione che la destra ha fatto a lungo della propria estraneità ad esso appunto non può essere posta a fondamento di un’alternativa legittima al regime costituzionale vigente quale che sia il consenso popolare del quale pur si gode. Si può dunque avviare la costruzione di un vero e proprio nuovo ordine costituzionale perché è ora anche formalmente venuta meno la costituzione materiale sulla quale si è retta la Repubblica italiana dal 1948 al 1994.
Questione democratica e questione costituzionale possono ora diventare parti di un medesimo discorso condiviso nazionalmente: la libertà deve costituire il tratto identitario comune di tutte le forze politiche che intendono concorrere alla costruzione del nuove ordine costituzionale, così come un nuovo equilibrio tra rappresentanza politica e decisione anche carismatica deve rappresentare l’asse di fondo di un auspicato nuovo ordine costituzionale. Equilibrio costituzionale nuovo rispetto a quello costruito con la Costituzione repubblicana del ’48 ma pur sempre equilibrio, nuovo e non sovvertimento di quello originario, come nostalgici irriducibili da un lato e ideologhi esclusivisti dall’altro potevano ipotizzare prima del discorso di Berlusconi a Onna.

Tratto da Liberal del 29 aprile 2009










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