D’Onofrio: Turchia, torniamo a De Gasperi

E’ molto probabile che il Parlamento europeo – che stiamo eleggendo in questi giorni – sarà chiamato a pronunciarsi sullo stato delle trattative in corso tra Turchia e Unione europea. Si tratta di una decisione di grande rilievo perché essa concerne ad un tempo la questione stessa dell’esistenza o meno di confini dell’Europa; della identità di fondo dell’Europa medesima – giudaico-cristiana, come purtroppo non è stato affermato, oppure razionalista e illuminista in senso anticristiano, come qualcuno ha ritenuto e ritiene -; degli assetti istituzionali da considerare esclusivamente sovrannazionali o anche – come sembra preferibile – infrastatuali.

Di tutte queste questioni non si è purtroppo parlato nella campagna elettorale che si conclude, perché si è preferito parlare di questioni certamente rilevanti ma non sostanzialmente europeistiche. In questo contesto appare sempre più evidente che occorrerebbe una grande intuizione europeistica ed autonomistica allo stesso tempo anche in riferimento alla complicata questione turca. È di conseguenza auspicabile che si sappia guardare al problema con una adesione non soltanto verbale agli insegnamenti degasperiani perché l’esperienza postbellica di Alcide De Gasperi appare particolarmente significativa anche in riferimento al problema del rapporto tra Europa e Turchia.

Prospettiva europea, unità nazionale, regione a statuto speciale: questa fu infatti la straordinaria intuizione politico-istituzionale che Alcide De Gasperi elaborò all’indomani della sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale in riferimento alla soluzione della complicatissima questione altoatesina. De Gasperi intuì infatti che si sarebbe dovuti passare dalle guerre civili intraeuropee del XX secolo – che pur continuiamo a chiamare Prima e Seconda guerra mondiale – a una prospettiva europeistica di pace quale è quella a cui ancora oggi stiamo assistendo; che occorreva salvaguardare comunque l’unità nazionale italiana della quale Trento era stata – insieme a Trieste – anche emblematicamente la prova del completamento storico dell’unità medesima; che occorreva infine prevedere forme speciali di autonomia istituzionale che proprio a Trento avevano finito con il prendere corpo nella forma dello statuto speciale della neonata regione Trentino-Alto Adige. Appare infatti sempre più rigida la contrapposizione tra quanti ritengono non accettabile l’integrazione della Turchia in Europa e quanti, al contrario, ritengono essenziale proprio questa integrazione. Sembra di poter dire che Francia e Germania da un lato sono tra i più decisi avversari dell’integrazione turca, laddove gli Stati Uniti – insieme ad alcuni Stati europei – non perdono occasione di sollecitare gli europei ad accettare l’integrazione medesima.

Non è sempre chiaro distinguere le ragioni di fondo che suggeriscono l’una o l’altra soluzione: identità?; confini?; questioni economiche?; questioni militari? Una cosa è certa: si tratta di una questione di straordinario rilievo che sollecita una grande capacità anche culturale da parte di quanti dovranno decidere sulla questione medesima. Si tratta in particolare di riuscire a trovare una soluzione che, da un lato, non pregiudichi la definizione dell’essenza stessa della identità europea e, dall’altro, non offenda la dignità nazionale della Turchia. Non si può pertanto giungere ad una integrazione confusa o ad una soluzione culturalmente inaccettabile. All’indomani dello storico discorso di Barack Obama al Cairo, sembra che si possa dire che siamo in presenza del passaggio all’era della globalizzazione: in questa, infatti, i confini degli Stati assumono un significato molto diverso dal passato tipico del nazionalismo statuale monoetnico o monoreligioso; l’identità dell’Europa deve essere costruita non più in riferimento alla Guerra fredda che è venuta meno per sconfitta dell’Unione Sovietica bensì in riferimento al rapporto tra civiltà che può essere di conflitto o di alleanza; il rapporto tra stato e mercato – che ha fortemente influito sugli stessi nazionalismi statuali in passato – torna con forza in questa stagione di grande crisi economico-finanziaria; la questione militare, infine, che ormai da molti anni distingue gli Stati non più sulla base della consistenza dei rispettivi eserciti ma a seconda che essi abbiano o meno capacità nucleare di offesa e di difesa.

Sono tutte questioni che dovranno essere affrontate anche in Italia, perché proprio in riferimento al rapporto tra Europa e Turchia si registrano opinioni molto diverse anche se non sempre chiaramente definite. Richiamarsi dunque alla straordinaria intuizione di Alcide De Gasperi in riferimento alla questione altoatesina può essere utile anche oggi che siamo chiamati a concorrere ad assumere orientamenti culturali, politici e istituzionali relativi alle vicende in corso concernenti il rapporto tra Europa e Turchia.

di Francesco D’Onofrio Tratto da Liberal del 06 giugno 2009










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