D’Onofrio: L’alba socialdemocratica di Obama

Che fine ha fatto il Socialismo europeo occidentale?
Questa sembra essere la domanda che ci si è posti in molti Paesi all’indomani delle ultime elezioni per il Parlamento europeo. Se si considera che l’intero processo di costruzione europea è stato sostanzialmente caratterizzato da due visioni spesso in conflitto strategico tra di loro – quella del Ppe e quella del Pse – è di tutta rilevanza cercare di capire cosa è successo proprio sul versante del socialismo europeo occidentale.
Si è dato infatti per scontato che in Europa occidentale il modello socio-economico era diverso da quello statunitense proprio sul punto fondamentale del rapporto tra Stato e Mercato. Il modello statunitense è stato infatti a lungo tendenzialmente favorevole al mercato quale supremo regolatore anche delle questioni della povertà e della ricchezza individuale. Non vi è dubbio che la filosofia politica di fondo dell’ esperienza statunitense è stata quella dell’ assoluto primato del Mercato sullo Stato. Anche se si sono alternate fasi non del tutto coincidenti tra liberismo e modello democratico statunitense.
Molto diverso invece è stato l’equilibrio tra l’uno e l’altro che in tante parti dell’Europa occidentale si è ricercato fino al punto di affermare che sia di fatto esistito una sorta di compromesso socialdemocratico. È stato infatti Erhard a parlare di economia sociale di mercato, per tale intendendosi una formula intermedia tra il liberismo tendenzialmente assoluto e lo statalismo anche gestore dell’ economia.
Se si guarda all’ esperienza dei Paesi europei occidentali fino alla caduta del Muro di Berlino si può infatti rilevare che in ciascuno di essi si è ricercato un equilibrio tra Stato e Mercato senza mai giungere né all’estremo liberista statunitense né all’ estremo statalista sovietico. Una sorta di “Terza Via” quasi anticipatrice dell’ esplicita affermazione in tal seme di Tony Blair. Questo tipo di socialismo non filo-sovietico ha rappresentato pertanto una forte risposta europea alle questioni dello Stato sociale: è questo compito dello Stato anche attraverso un sistema fiscale fortemente progressivo, c si tratta di una ineludibile conseguenza del primato assoluto del mercato?
Sistemi di protezione sociale, incluse le pensioni, politica scolastica, politica sanitaria, politica ambientale: su tutte queste questioni si sono esercitate a lungo le diverse esperienze dei socialismi europei non filo-sovietici. Dopo la caduta del Muro di Berlino e soprattutto dopo la formale conclusione dell’ esperimento sovietico è evidente che in tutto l’Occidente europeo si ripropone la questione di fondo, ma in modo diverso dal passato anche recente: quale rapporto tra Stato e Mercato? Quale equilibrio tra diritti individuali e coesione sociale? Quali prospettive per la stessa politica economica possono derivare dalla progressiva acquisizione del valore fondamentale dell’ orientamento ambientalistico?
La fine della contrapposizione tra Est ed Ovest in Europa sta ponendo tutta una serie di problemi che richiedono una straordinaria intelligenza politica e prima ancora una grande capacità di interpretare i fatti della storia. Molto probabilmente queste ultime elezioni europee hanno dichiarato conclusa l’esperienza dei socialismi nazionali diversi dall’internazionalismo filo-sovietico ma non sembra che si tratti di una conclusione politica negativa per chi aspira a proporsi come soggetto alternativo alle diverse incarnazioni nazionali del partito popolare europeo. Questo – a sua volta -sta lentamente cambiando pelle perché non si tratta più della costruzione di veri e propri Stati Uniti d’Europa ma di un equilibrio anche nuovo tra ispirazione liberal-popolare e tentazioni xenofobo-populiste.
L’avvento della presidenza Obama negli Stati Uniti può ridurre la distanza di questi ultimi dall’Europa continentale soprattutto se nel corso dei prossimi anni saranno definiti i limiti anche giuridici alla libertà di mercare e soprattutto se si riterrà che diritto all’istruzione, diritto alla salute e diritto all’ambiente diventano linee guida della stessa politica federale statunitense. Più mercato per l’Unione europea da un lato e più Stato per la federazione statunitense dall’ altro.
Se così fosse, si potrebbe persino ritenere che se scompaiono i vecchi partiti socialisti europei vince in sostanza una sorta di nuovo compromesso social-democratico.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Formiche, luglio 2009










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