D’Onofrio, il Nuovo Centro: né solo tessere, né finte primarie

Il dibattito sul partito di programma si è fino ad ora caratterizzato quasi esclusivamente in riferimento ai programmi locali e regionali anche in vista delle prossime elezioni regionali. Quella del partito di programma costituisce in realtà una innovazione strutturale dell’idea stessa di partito quale è stata posta a fondamento della cosiddetta prima Repubblica. Le vicende che hanno dato vita in Italia, dopo la seconda guerra mondiale, ad un grande partito di ispirazione cristiana – la Democrazia cristiana – e ad un grande partito di ispirazione marxista – il Partito comunista italiano – hanno finito con il caratterizzare la natura ideologica, ferrea, centralistica anche dei partiti minori rispetto a Dc e Pci, in quanto si riteneva che l’unico asse di fondo delle scelte politiche fosse quello caratterizzato da destra, centro e sinistra. E la collocazione di un partito lungo questo asse comporta anche ovviamente scelte di programma definibili appunto di destra, di centro o di sinistra. Ma quel che occorre porre in evidenza è che tutte le scelte di programma sono state subordinate alla collocazione ideologica di destra, di centro o di sinistra assunta di volta in volta quale riferimento essenziale per l’azione anche locale di un qualunque partito politico. Fin quando la dimensione nazionale degli stati e di quello italiano in particolare ha consentito di collocare le scelte di programma locali in un contesto unico nazionale, si è potuto rilevare che la natura ideologica delle scelte dei partiti produceva conseguenze anche evidentemente negative ai fini del soddisfacimento dei bisogni reali delle popolazioni locali, senza che queste fossero ritenute decisive per la collocazione generale – destra, centro, sinistra – dei singoli partiti. La progressiva scomparsa della dimensione nazionale degli Stati quale conseguenza evidente del processo di globalizzazione in atto ha man mano posto in evidenza la necessità di fare dei programmi la base essenziale per le scelte politiche di coalizione, lasciando l’ideologia della collocazione generale del partito politico a fare da sfondo in riferimento alle scelte locali di programma. Ma va da sé che questa accentuazione dei programmi rispetto alla ideologia della collocazione tra destra e sinistra richiede un modello di organizzazione dei partiti diverso dai partiti ideologici. Fino ad ora è stato infatti sperimentato – da parte di chi ha sostituito l’antica ideologia degli schieramenti politici con l’attuale ideologia degli elettori, considerati quale fondamento unico della legittimità a governare in sede locale, regionale o nazionale che sia – modello diverso da quello strettamente elettorale. Si tratta pertanto di ricercare anche in riferimento all’organizzazione un punto di equilibrio nuovo tra apparato di partito in senso stretto (per il quale l’antica regola del tesseramento sembra poter costituire un fondamento non eludibile), gli elettori simpatizzanti per il partito medesimo (per i quali occorre prevedere forme di consultazione intermittente su temi significativi), e movimenti e associazioni interessati in modo specifico a temi particolari di programma amministrativo locale, regionale o nazionale che sia, per i quali occorre di conseguenza configurare forme anche nuove di deliberazione. La definizione dei programmi ritenuti essenziali per il miglior governo di ciascuna regione dovrà pertanto essere combinata con la proposta di un modello organizzativo di partito che non può essere più soltanto quello delle tessere, dei gazebo, delle primarie perché si tratta di un modello organizzativo funzionale all’idea stessa di democrazia liberal-popolare che si vuol costruire. Il nuovo Partito di centro – che l’Assemblea di ieri ha definitivamente posto al centro dell’iniziativa politica dell’Udc – dovrà pertanto saper combinare la definizione dei programmi con il proprio modello organizzativo. Anche in questo caso dobbiamo saper combinare novità e tradizione alla ricerca del nuovo equilibrio generale tra passato e futuro: vivere di solo presente si dimostra sempre più una illusione; vivere di sola combinazione di passati anche se nobili si dimostra sempre più velleitario. Spetta all’Udc, pertanto, dimostrare che il governo dell’Italia richiede anche in questa stagione una sapiente capacità di far vivere insieme innovazione politica e continuità di ispirazione ideale.

di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 29 luglio 2009










Lascia un commento