D’Onofrio: Ma popolare non vuol dire populista

Nel corso delle ultime settimane si è venuta definendo con qualche maggior precisione la distinzione tra popolarismo e populismo. Chi abbia la pretesa di richiamarsi alle intuizioni culturali e politiche di Luigi Sturzo ha in particolare oggi il dovere di rendere sempre più chiaro anche oggi il significato culturale e politico del popolarismo, perché soltanto dalla definizione di questo si può cogliere la distinzione e per qualche verso l’alternativa al populismo soprattutto se quest’ultimo è declinato insieme alla democrazia.
Non spetta infatti ai sostenitori dell’attualità anche politica del popolarismo sturziano la delimitazione del campo dell’iniziativa culturale e politica popolare rispetto al campo nel quale si analizzano le diverse esperienze di populismo. Quel che i sostenitori del popolarismo sturziano devono infatti elaborare è proprio quel che ritengono specifico del popolarismo medesimo sia perché questo è stato alla base della costruzione culturale prima ancora che politica del Partito popolare europeo, sia perché questo risulta particolarmente significativo proprio nel contesto della consistente crisi economico-finanziaria che il mondo sta vivendo. Una risulta essere comunque l’idea di fondo del popolarismo: la persona umana.
Si sente oggi un gran parlare di centralità della persona umana sia da chi aveva a lungo sostenuto l’esistenza e la centralità della classe operaia sia da chi aveva anche di recente sostenuto la centralità dell’individuo in quanto tale. Si deve certamente essere lieti di questa in qualche modo tardiva scoperta dell’idea stessa di persona umana ma non si può ignorare che ritratta di un concetto originariamente alternativo sia a quello della classe operaia sia a quello dell’individualismo tendenzialmente egoistico.
Il passaggio dalla società agricola alla società industriale aveva infatti visto l’emergere progressivo – soprattutto nell’Ottocento – della classe operaia da un lato e dell’individualismo imprenditoriale dall’altro con una sostanziale scomparsa della persona umana pur essendo questa ad un tempo naturalmente portata ai rapporti sociali da un lato e alla rigorosa definizione dell’interesse personale dall’altro. Nel passaggio più recente dal modello industriale al primato della finanza in quanto tale, si è venuto via via perdendo sempre più il senso dell’appartenenza collettiva alla classe operaia sia la distinzione tra interesse individuale e giustizia sociale.
Mai come in questo ultimo passaggio dalla civiltà industriale a quella finanziaria emerge con assoluta nettezza il significato profondo sociale e individuale ad un tempo dell’idea stessa di persona umana. Il popolarismo pertanto, a lungo considerato una sorta di punto di approdo del passaggio dalla civiltà agricola a quella industriale, conserva ancora oggi – e forse persino ancor più proprio oggi – la capacità di indicare una complessiva strategia di equilibrio dei diversi modi di produzione: agricolo prima, industriale in seguito e finanziario oggi.
Se infatti si ragiona in termini di collettivismo, personalismo e individualismo ci si rende conto che è proprio il nuovo contesto della globalizzazione a costringere alla ricerca di un punto di equilibrio fra i tre grandi modelli di produzione perché non si tratta più di un rapporto tra l’uno, l’altro e l’altro ancora, limitato ad un solo Stato ma di un rapporto che ormai coinvolge i Continenti tra di loro, i modelli produttivi in ciascuno di essi prevalenti, il rapporto infine tra politica economica mondiale e politica territoriale anch’essa globale. L’attualità del personalismo sturziano risulta pertanto significativa oggi non meno di ieri proprio perché la centralità della persona umana costituisce un fattore di equilibrio costante anche se instabile tra individualismo e socialità.
Queste considerazioni appaiono particolarmente significative in Italia perché esse portano a ripensare strategicamente quell’idea stessa di modernizzazione che ha visto l’Italia in qualche modo a rimorchio di questo o quel Paese europeo prima e degli Stati Uniti d’America in seguito, proprio in termini di arretratezza italiana rispetto alla asserita modernità altrui. Di questo ritengo che debbano trattare i sostenitori del cosiddetto populismo democratico se questo – come sembra di capire – si fonda sostanzialmente non tanto sulla persona umana quanto sul cittadino elettore.
La persona umana infatti è per sua natura un costante intreccio tra passato, presente e futuro della singola persona, di una famiglia, di un territorio, laddove il populismo anche se democratico sembra tener conto in misura tendenzialmente esclusiva solo del contesto elettorale, e quindi solo del presente. Senza alcuna pretesa di definire il populismo in questo o quel modo, è dunque necessario confrontarlo con il popolarismo d’ispirazione sturziana sapendo che questo ha la persona umana al centro della sua riflessione sia in Italia sia in Europa.

Tratto da Liberal del 1° settembre










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