D’Onofrio: I nuovi scenari della cittadinanza

2009-09-29T11:27:00
Nel dibattito attuale sul tema della cittadinanza, degli anni necessari per chiederla, del contesto entro il quale si deve favorire l’appartenenza per sangue o per territorio ad una determinata identità nazionale, non sembra che sia stato fino ad ora adeguatamente approfondito l’aspetto concernente il rapporto tra regole della cittadinanza, identità nazionale e nuova epoca della cosiddetta globalizzazione. Occorre infatti aver presente che nei secoli passati le regole della cittadinanza sono state sempre strettamente legate alla identità nazionale ritenuta tale, soprattutto nel contesto degli Stati nazionali, che – soprattutto in Europa – hanno visto tendenzialmente coincidere nazionalità, religione e cittadinanza.
L’epoca presente – al contrario – è sempre più caratterizzata dalla progressiva riduzione degli Stati nazionali nel contesto di una sempre più crescente sopranazionalità, fino al punto di vedere i singoli Stati oggi esistenti affrontare disordinatamente il contesto della globalizzazione. Non sorprende che in questo profondo sconvolgimento delle antiche abitudini statual-nazionali, il tema della cittadinanza venga sempre più sottoposto ad una sorta di scelta drastica tra il principio della identità nazionale di sangue (jus sanguinis) e il principio della identità nazionale di territorio (jus soli), lasciando ovviamente aperta la questione del rapporto tra territorio e Stato (esiste l’Italia unita anche se federale, o esisterà la Padania come ripetutamente afferma la Lega Nord?).
Non si tratta dunque di scegliere tra due principi astratti in una dimensione del tutto a-temporale, come talvolta sembra di comprendere stia avvenendo nel dibattito italiano sul tema della cittadinanza. Se, infatti, si prende finalmente atto che siamo in presenza di un’epoca storica radicalmente nuova – quella appunto della globalizzazione – anche le regole della cittadinanza dovranno essere collocate in una nuova ottica.
Non siamo infatti più in presenza di regole della cittadinanza stabilite o in vista della nascita di uno Stato nazionale o a tutela di uno Stato nazionale esistente sulla base del principio della consanguineità dei suoi cittadini: siamo infatti in presenza di un fenomeno radicalmente nuovo. Si tratta del fenomeno del nuovo equilibrio da ricercare tra identità nazionale esistente, statualità nazionale nel contesto della globalizzazione, soprattutto allorché si è in presenza – come nel caso italiano – di una statualità nazionale che passa molto rapidamente da una lunga stagione di emigrazione ad una nuova stagione di immigrazione. Di fronte a questo fenomeno straordinariamente nuovo si possono infatti assumere sostanzialmente due atteggiamenti: di radicale chiusura egoistica basata sulla consanguineità, o di presa d’atto della globalizzazione, nella ricerca di un nuovo equilibrio tra identità nazionale e globalizzazione medesima.

Per quel che concerne l’Italia è questo dunque il momento per passare dall’antico criterio dello jus saguinis – comprensibile nel contesto di una identità nazionale basata sulla consanguineità – al nuovo criterio dello jus soli – che appare più idoneo nel contesto nuovo della globalizzazione –. D’altra parte è l’intero orizzonte culturale e politico a suggerire una radicale capacità di adeguamento degli istituti anche giuridici della vecchia statualità nazionale all’epoca nuova della globalizzazione. Sistema dei valori di fondo – vita e libertà, in particolare –; sistema economico moderno – concorrenza e giustizia, in particolare –; sistema delle appartenenze alle singole parti di territorio del mondo contemporaneo – cittadinanza e sovranazionalità, in particolare – : il dibattito sulla cittadinanza va dunque inserito nel contesto della nuova epoca che il mondo tutto sta vivendo.
D’altra parte anche Pittsburg dovrebbe aver già insegnato che si sta faticosamente prendendo atto che nel mutato contesto mondiale si deve passare dal vecchio equilibrio del terrore che sembrava aver rappresentato un punto di arrivo della storia dell’umanità, ad un nuovo equilibrio nel quale le antiche e nuove potenze economico-militari da un lato e le nuove potenze del pari economico-militari dall’altro, stanno appunto cercando faticosamente un equilibrio per l’epoca presente.
Si può affrontare il nuovo mondo con la paura per il nuovo o – come, più volte, il primo presidente statunitense della globalizzazione ha affermato – con l’audacia della speranza. Ed è di tutta evidenza che se non si vuol far scadere l’audacia della speranza a mera affermazione di desiderio, occorre anche un’adeguata audacia del pensiero.

di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 29 settembre










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