D’Onofrio: Povera Europa, travolta dal Pacifico

2009-11-21T13:01:00
Giappone – Cina – Corea del Sud hanno rappresentato i tre viaggi recentissimi di Barack Obama nella nuova epoca “cosiddetta” della globalizzazione. Molto diversi sono stati i commenti dei quotidiani, non solo statunitensi, su queste missioni di Obama nell’area del Pacifico: vi è stato chi ha visto l’inizio di una sorta di G2 (Stati Uniti – Cina), sostitutivo di fatto dell’ormai logoro G8; al contrario, altri hanno rilevato una sorta di “frustrazione” del presidente Usa rispetto alle attese concernenti sia rilevanti aspetti economico-finanziari, sia altrettanto rilevanti aspetti politici. C’è stato chi ha parlato di un inizio di una nuova era di rapporti, soprattutto con la Cina comunista, e – al contrario abbiamo ascoltato chi ha ritenuto di vedere nella missione”cinese” di Obama l’abbandono, in qualche maniera, del consolidato rapporto strategico con il Giappone.

Tutti – anche se in modo diverso – hanno rilevato l’assenza dell’Europa nel nuovo contesto internazionale del presidente Usa. È certamente difficile trarre conclusioni complessive in riferimento a ciascuna delle importanti questioni trattate da Obama nella sua settimana asiatica. È possibile notare una prima – anche se approssimativa – conseguenza della nuova presidenza statunitense, in riferimento ai rapporti internazionali degli Stati Uniti in questa – anche se ancora incipiente – epoca della “cosiddetta” globalizzazione. Sembra sempre più chiaro, infatti, che gli Stati Uniti stiano cercando un nuovo punto di equilibrio internazionale, dopo la fine del bipolarismo Usa-Urss, che aveva caratterizzato per oltre un trentennio il contesto aperto dalla conclusione della Seconda guerra mondiale.

È sempre più lampante, infatti, che la fine del bipolarismo tra le vecchie superpotenze della guerra fredda stia dando vita ad una fase destinata a segnare i rapporti internazionali per un periodo certamente non breve. Con Obama si ha l’impressione che si stia passando da un contesto internazionale nel quale la contrapposizione tra gli Stati Uniti da un lato e rilevanti potenze straniere dall’altro era vissuto secondo la coppia “amico-nemico”, ad un contesto diverso.

Una situazione in cui la regola sia quella della ricerca della convergenza rispetto alla durezza anche militare della contrapposizione, nei confronti delle potenze anche avversarie degli Stati Uniti. È in questo nuovo contesto che mutano significativamente i rapporti tra Stati Uniti ed Europa occidentale: sta venendo meno – infatti – l’idea di fondo che esista un Occidente complessivamente considerato del quale l’Alleanza atlantica aveva rappresentato in qualche modo anche la cifra culturale. Lo stesso Giappone aveva finito con l’essere considerato parte dell’Occidente, pur trattandosi di una grande potenza asiatica.
La grande crisi economico-finanziaria sta agendo da catalizzatore anche del nuovo contesto internazionale, come testimonia quella sorta di nuova centralità statunitense tra Atlantico e Pacifico. Mai come nei giorni della missione asiatica di Obama, infatti, si è percepita la parzialità del contesto atlantico rispetto alla nuova rilevanza del contesto del Pacifico. Di queste conseguenze strategiche, che la grande crisi sta comportando, è opportuno che l’Europa si interroghi: è da questo punto di vista fondamentale constatare che altro era il processo di integrazione europea, tutto compreso nel contesto del bipolarismo Usa-Uss, altro è il momento attuale nel quale sembra che l’allargamento stia diventando un bene in se, a prescindere dai contenuti geopolitici dell’allargamento medesimo.

Occorre pertanto saper analizzare come in una sorta di sequenza di fotogrammi di un medesimo film il discorso di Obama a Praga rivolto alla Russia; l’intervento del Cairo rivolto all’Islam; il discorso di Accra fatto agli africani; e quello di Shangai diretto ai giovani cinesi. È all’interno di questo quadro che vanno letti i discorsi di Obama agli europei, da un lato, e ai giapponesi dall’altro. Senza dimenticare il rilevantissimo discorso di Seul ai sudcoreani.
Se noi italiani intendiamo seriamente avere un ruolo specifico nel nuovo contesto globalizzato, che gli Stati Uniti stanno vivendo con Obama in modo particolarmente nuovo, dobbiamo molto probabilmente approfondire la nostra consapevolezza della nuova centralità del Mediterraneo. Pur sapendo che non si tratta più di un vecchio rapporto coloniale tra potenze europee e popoli africani, bensì di una relazione ancora tutta da costruire. Rapporti da rinnovare tra l’Europa nel suo insieme, con l’Africa e l’Asia, considerati quali specifici continenti destinati a svolgere un ruolo mondiale non più compatibile con le vecchie sudditanze culturali e politiche rispetto alle potenze europee.

di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 21 novembre










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