D’Onofrio: È in gioco il nostro futuro

2009-11-25T10:50:00
Una cosa è certa: non si tratta di uno scontro accademico tra due professori (Tremonti e Brunetta) ma di una questione di fondo, di fronte alla quale non si può né far finta di nulla né minimizzare, come ha finito con il fare Berlusconi dall’Arabia Saudita. Ed è una questione che riveste tutto il governo.

La questione di fondo di fronte alla quale ci troviamo non è infatti quella di una scelta tra rigore finanziario e lassismo economico – come pur si è cercato di far credere in questi giorni – ma l’altra, ben diversa e più radicale, concernente quale sia l’idea di Italia che si ha in mente nel contesto dell’integrazione europea e della sempre più decisiva globalizzazione.
Se si pensa infatti che l’Italia si scomponga in pezzi territoriali separati, come sembrano ritenere coloro che parlano di gabbie salariali e di federalismo fiscale pensato a mo’ di randello, non vi è da scegliere tra rigore e lassismo perché si è già scelta la fine dell’Italia in quanto tale. Se si pensa che il vincolo del rapporto tra prodotto interno lordo e reddito nazionale sia una questione soltanto europea, si fa mostra di non capire che è in gioco proprio l’idea di Europa che si ha in mente: fortezza rigidamente chiusa al mondo esterno o soggetto che intende partecipare non soltanto con le parole al processo di globalizzazione in atto?

Ancora una volta si dimostra infatti che ormai da quindici anni si diffonde l’illusione che basta vincere le elezioni e non affrontare i problemi sempre più complessi che l’Italia, l’Europa e il mondo intero pongono “cocciutamente” di fronte a chi governa. Non si tratta, dunque, di scegliere tra il controllo dei conti pubblici imposto anche in Italia da Maastricht e la spesa per le riforme necessarie richiesta dalle “promesse elettorali”. Si tratta infatti di porsi seriamente il problema di quello che è stato definito come il problema della “visione” che si ha in mente e che si propone di conseguenza agli italiani nel momento delle elezioni e nei non pochi anni successivi alle elezioni medesime. E infatti è in gioco una questione strategica: prendere atto che siamo in presenza di una sostanziale riduzione della sovranità nazionale, quale era stata concepita nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento, in conseguenza del processo di costruzione dell’unità europea da un lato e del nuovo contesto della globalizzazione non solo economico-finanziaria dall’altro.

Sono queste le ragioni che ora fanno esplodere il contrasto sulla politica economica, così come profonde erano e sono le ragioni del contrasto sull’identità stessa dell’Europa, sulle strategie concernenti l’immigrazione, sul rapporto tra Nord e Sud dell’Italia.
Il contrasto tra Brunetta e Tremonti è dunque la spia di ben più profonde divaricazioni di fondo che attraversano il Popolo della libertà: si erano fatti illudere gli italiani che l’Italia stava passando da una sorta di onerosa professionalità politica ad una specie di Sanremo elettorale. Così non è stato fino ad ora, ed è bene che così non sia nel nostro futuro: se la Prima Repubblica è morta, la Seconda non è ancora nata.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 25 novembre 2009










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