Chianciano – Italia Insieme

Chianciano - Italia Insieme

 

 

 

Discorso di Cesa

 

Cari Amici,

Grazie di cuore a tutti di essere qui!

Un grazie sincero al Sindaco di questa incantevole città che è Chianciano, che così gentilmente ci ha ospitato, alle Forze dell’Ordine, che hanno garantito in modo ineccepibile la sicurezza a tutta la manifestazione.

Un grazie particolare voglio dirlo all’amico Antonio che ha lavorato alacremente ed intensamente insieme a tutto lo staff della Segreteria Politica, all’organizzazione eccellente della Festa,

ai relatori delle Tavole Rotonde che ci hanno arricchito con i loro interessantissimi interventi,

ai giovani,

alle donne,

alla base dell’UDC,

a tutti i partecipanti (OLTRE 20.000 PERSONE IN QUESTI GIORNI) che ci hanno DATO PROVA che il Partito è grande, che siamo forti, vivi e che abbiamo tanto da dare.

Insieme abbiamo centrato gli obiettivi che ci eravamo prefissati: discutere, riflettere e confrontarsi sul futuro del paese in un clima sereno e costruttivo, senza scontri, ma soprattutto dar vita ad una nuova tappa di avvicinamento tra noi e l’opinione pubblica italiana, tra noi e la gente, tra noi e i l mondo dei movimenti dell’associazionismo e del volontariato, a cominciare da quello che ci è piu’ vicino, il mondo cattolico.

La grande partecipazione ai nostri incontri e ai nostri convegni è dipesa, secondo me, da un elemento di fondo: abbiamo indovinato gli argomenti, abbiamo dimostrato che l’Udc vuole aprirsi alla società, vuole parlare alla gente comune di cose concrete, vuole affrontare le questioni che i cittadini trovano sul loro cammino di tutti i giorni.

L’elemento centrale della nostra proposta politica, ad esempio, è la tutela della famiglia.

E’ un argomento difficile nel quale, troppo spesso, si rischia di scivolare nella retorica.

A parole sono tutti per la famiglia.

In realtà noi dell’UDC abbiamo dimostrato cosa significhi dare concretezza alle politiche di sostegno alle famiglie italiane.

Abbiamo parlato di fisco, sanità, scuola, ambiente, occupazione dei giovani attraverso proposte concrete; abbiamo illustrato un programma di cose da fare sia a livello locale che a livello centrale per dimostrare che esiste un modello alternativo allo sfascio in cui il centrosinistra sta gettando il nostro Paese.

C’è un dato che viene considerato, in tutto il mondo, l’elemento indicativo della qualità di vita della famiglia media: l’indice di natalità.

Famiglie soddisfatte che si sentono sostenute dallo stato, guardano avanti e fanno figli.

Al contrario, famiglie che si sentono compresse, piu’ povere, emarginate, non sostenute, e che vedono poche prospettive per il loro futuro, si chiudono in se stesse e non procreano.

Ebbene, a chi sostiene – dicendo l’ennesima bugia – che il centro sinistra ha aiutato le famiglie italiane io ricordo che quello del nostro Paese è l’indice di natalità più basso d’Europa ed è il penultimo su scala mondiale.

Guardate, amici dell’UDC, che sulla difesa della famiglia si gioca gran parte del nostro futuro.

E se non riusciremo a fermare prima possibile questo sciagurato governo di centro sinistra, ad affermare i nostri valori ed i nostri programmi, il futuro dell’Italia sarà sempre piu’ difficile e compromesso.

Da Chianciano, insomma, l’UDC ripete con tutta la forza che ha, che la prima, vera emergenza del nostro Paese, una emergenza da affrontare e risolvere una volta per tutte è l’emergenza famiglia.

Ci accusano, su questo terreno, di essere troppo vicini alle indicazioni e alle analisi della Chiesa, di lavorare ad un progetto che veda, insieme, tutti i cattolici italiani a difesa degli stessi valori.

Io rispondo che il nostro obiettivo non è di tipo confessionale, che noi non vogliamo ricreare una forma di collateralismo, che per noi la laicità della politica è un dato acquisito.

Ma con altrettanta chiarezza dico anche che cercare di portare sotto lo stesso tetto le forze moderate e cattoliche non è un reato ma un obiettivo piu’ che legittimo, direi quasi un dovere, dinanzi alle minacce di un laicismo esasperato che cerca di scardinare le fondamenta della nostra convivenza civile.

Io difendo la Chiesa dalle aggressioni vergognose che sta subendo da mesi.

Io rivendico il diritto della Santa Sede e del Pontefice di parlare, come avviene da duemila anni, agli uomini di tutto il mondo per ricordare che la nostra esistenza ha profonde radici etiche e che la vita è sacra in ogni sua forma e ad ogni suo stadio.

Unire e moltiplicare gli sforzi, amici dell’UDC, è un nostro dovere perché mai, come oggi, c’è stata un’aggressione così sistematica alla famiglia tradizionale;

mai è spirato tanto forte un vento anticristiano; mai i cattolici e la chiesa sono stati oggetto di vere e proprie campagne di odio.

Sono I tempi bui, come denuncia Papa Benedetto XVI°, a richiedere ad ognuno di noi uno sforzo in piu’.

PARTITO DEI MODERATI

Su un altro punto credo che siamo stati estremamente chiari: il rapporto tra quello che siamo oggi e quello che dovremo diventare domani, il rapporto cioè tra l’UDC che abbiamo costruito e rafforzato attraverso gli anni lunghi e difficili di una comune militanza politica e l’idea di una nuova grande casa in grado di rappresentare meglio l’area moderata del paese.

Quella della costruzione di un nuovo Partito dei Moderati Italiani, resta la prospettiva lungo la quale si muoverà l’UDC.

Siamo tutti convinti che occorra rafforzare ed ampliare l’area moderata e centrale della politica italiana per rispondere alle esigenze di governabilità del Paese.

Quando ci si interroga su cosa significhi area moderata e nuovo centro io credo che non debbano esserci equivoci.

Non si tratta di un’operazione di geometria politica, di una equidistanza e di una simmetria che non avrebbero alcun senso.

Si tratta di costruire le condizioni della governabilità che sono mancate negli ultimi 15 anni.

L’Italia ha fame di quelle riforme che nessun governo – in questo bipolarismo malato – è riuscito a fare dal ’94 ad oggi.

Ed è chiaro che fino a che non si riuscirà a delimitare un’area politica che fa della governabilità la propria ragion d’essere, il traguardo delle riforme resterà un’utopia e il paese continuerà ad arretrare.

A questo dovrà servire il partito dei moderati, a garantire governabilità e riforme, a chiudere la stagione dei cartelli elettorali e aprire quella delle alleanze politiche.

PARTITO DEI MODERATI E’ UGUALE A GOVERNABILITA’ DEL PAESE E’ UGUALE A GRANDI RIFORME.

Più cresce la forza dei moderati più aumenta la possibilità di affrontare e risolvere i problemi del Paese: questo gli italiani devono sapere, questo gli italiani devono capire anche grazie al nostro intervento diretto.

Ma per costruire questa forza occorre, oltre al nostro impegno, anche grande chiarezza.

Amici dell’UDC il partito dei moderati non si costruisce sulle ceneri o sulla svendita dell’Udc né può essere un alibi per deresponsabilizzare chi ha il compito di guidare il nostro Partito.

La premessa per un Partito dei moderati forte è un’UDC altrettanto forte, che si presenti all’appuntamento dopo aver accresciuto i propri consensi.

La nostra deve essere un’adesione consapevole, matura e non una soluzione di ripiego per nascondere il declino.

Per questo se è giusto cercare la via del nuovo non dobbiamo dimenticare quel che abbiamo, quel che siamo e quel che dobbiamo ancora fare, tutti insieme, per il consolidamento dell’UDC.

C’è un proverbio che tutti conosciamo:

chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello lascia ma non sa quello che trova.

Io farò di tutto, come Segretario dell’UDC, affinché il nostro partito vada verso un futuro di certezze e di prospettive chiare.

Quella della nuova casa dei moderati non deve essere una scommessa ma una certezza, la certezza di una svolta reale nella politica italiana alla quale dobbiamo partecipare da protagonisti, forti delle nostre idee, delle nostre radici, dei nostri consensi. Solo a queste condizioni saremo rispettati e ci faremo rispettare da chi oggi, con una buona dose di superbia, sostiene di rappresentare già – da solo – l’area moderata e centrista del paese.

Qualche giorno fa ho letto sui giornali che alla strategia di Casini occorre un movimento politico più ampio dell’UDC.

E’ un’analisi corretta, che condivido, ma che credo debba essere completata: proprio con questa premessa si comprende ancora di piu’ che solo un UDC forte puo’ dar vita ad un soggetto politico piu’ ampio.

Un affluente con poca acqua non puo’ generare un grande lago.

Alla nostra strategia (perché la strategia di Casini è la strategia dell’UDC), occorrono due passaggi successivi: anzitutto un UDC piu’ forte, poi un nuovo, piu’ ampio contenitore.

Senza una parte non si realizza l’altra.

La domanda che vi pongo è questa:

l’UDC, oggi, ha ancora molto da dire e da dare al paese, o è un Partito che ha superato la fase del massimo sviluppo e si avvia al declino?

Non so voi, ma io sono profondamente convinto che abbiamo, dinanzi a noi, enormi possibilità di crescita, che l’Udc ha una funzione fondamentale, molte cose da dire e tanto ancora da dare alla politica italiana.

Noi ci crediamo, noi crediamo di poter crescere e di essere il motore del cambiamento nel nostro paese.

E la grande partecipazione di popolo a questa nostra festa, ne è la conferma piu’ evidente.

Per questo invito tutti a lavorare con più passione e a cercare spazio di dialogo e di consenso attraverso un rapporto diretto con la pubblica opinione, piuttosto che ripiegarsi in una sorta di autoanalisi continua che pone più problemi di quanti ne risolva.

Su questa strada io vi assicuro il mio impegno e chiedo il vostro, per rafforzare -insieme- l’UDC: parliamo alla gente piuttosto che tra di noi, guardiamo alla pubblica opinione piuttosto che alle nomenklature di partito, alla ricerca di accordi di vertice che senza il consenso degli elettori hanno lo stesso valore della carta straccia.

Abbiamo, su questa strada, un esempio importante, quello dell’amico Pier.

Con umiltà, con impegno, dopo aver lasciato la presidenza della camera, Casini si è rituffato nell’attività politica e dà l’esempio a tutti noi con la sua presenza quotidiana in Parlamento dimostrando che la vera opposizione non si fa nelle piazze, ma in Parlamento.

E lo fa senza riserve, anche a costo di sfidare l’impopolarità e i poteri forti, per difendere quell’ideale democratico cristiano in cui ha sempre creduto.

Colgo l’occasione, Pier, per augurarti un meritato successo per il Congresso, la prossima settimana, dell’IDC, di cui sei illustre Presidente, cosa che ci fa onore e ci riempie di orgoglio.

Insomma, per questo io invito tutti voi a prendere esempio da Pier e a lavorare, a non confondere quello che dobbiamo costruire domani con ciò che abbiamo l’obbligo morale e politico di fare oggi.

Andare verso il partito dei moderati, dunque, ma come?

Per arrivarci gli slogan non bastano. Costruire un grande partito dei moderati è operazione complessa almeno quanto si sta rivelando la costruzione del partito democratico.

Il PD rappresenta per noi un importante termine di paragone, soprattutto per comprendere cosa non dovremo fare e quali errori non dovrebbero commettere.

Quello che noi vogliamo fare nel centro destra, con un altro percorso ed altri obiettivi, può essere solo speculare rispetto a quello che sta avvenendo nel centro sinistra.

A chi ha lanciato questo sospetto infondato, io posso assicurare che rispetto al PD noi saremo alternativi e concorrenti.

Con il PD non ci sarà convergenza ma competizione, soprattutto perché noi siamo convinti di poter rappresentare la nuova casa anche per quei cattolici che lasceranno il PD.

Saranno in tanti, perché in tanti stanno comprendendo – come ha detto Pezzotta – che lì per loro non c’è posto.

Ai nostri cugini che vengono dalla stessa tradizione democratico cristiana noi diciamo: mettiamoci in cammino, siamo pronti a lavorare insieme.

Sappiate che insieme possiamo difendere l’identità e i valori di una grande tradizione comune.

Restare in quella sorta di grande DS che sarà il Partito democratico, un partito rispettabilissimo di sinistra moderata egemonizzata da ex comunisti, servirebbe solo ad annacquare i caratteri distintivi del cattolicesimo democratico e liberale, fino a farli scomparire del tutto.

Anche per questo, sul piano del metodo, non possiamo commettere gli stessi errori dei nostri avversari.

IL PARTITO DEI MODERATI NON SI PUÒ COSTRUIRE ATTRAVERSO INTESE DI VERTICE O ACCORDI A TAVOLINO TRA LE FORZE POLITICHE CHE ESISTONO OGGI.

Non hanno senso intese a due, né tra noi e l’UDEUR, né tra noi e FI, né tra l’UDC e nessun altro. Si tratterebbe del metodo più sbagliato.

Per questo diciamo NO a partiti unici che siano solo la sommatoria dell’esistente, mentre siamo favorevoli a sederci attorno a un tavolo, con chiunque lo voglia, per rafforzare i vincoli di una efficace azione politica comune e questo già dalle prossime settimane.

RIPARTIAMO DALLA POLITICA E NON DAGLI ORGANIGRAMMI.

IL PARTITO DEI MODERATI, AMICI DELL’UDC, NON SI COSTRUISCE DAL NOTAIO MA NELLE PIAZZE E PER LE STRADE DEL NOSTRO PAESE.

PIAZZE COME QUELLA DEL FAMILY DAY.

Voglio dire che o riusciremo ad innescare e a guidare dal basso un processo politico nuovo e reale, intercettando la spinta al cambiamento che sale con prepotenza dall’opinione pubblica, o non andremo da nessuna parte.

Sarà questo a fare la differenza tra un processo politico profondo e una effimera operazione di marketing.

La stagione dei partiti non è finita.

Quel che conta è come riorganizzarli e cosa farne.

Il nostro obiettivo strategico è complesso ma esaltante.

Parlare alla gente comune, dare corpo alla sete di rinnovamento, coinvolgere e collegare insieme forze e personalità del paese estranee alla politica tradizionale, che hanno preso atto del disastro che sta compiendo il centro sinistra ma -anche- dei limiti del bipolarismo italiano.

E che, su questa base, intendono concorrere a definire una nuova area politica, garanzia della governabilità e delle riforme.

Penso a Pezzotta, Montezemolo, Monti, Bonanni, ai movimenti cattolici e del volontariato emersi con il Family Day, al mondo dell’associazionismo.

Di questo dobbiamo parlare agli italiani, per coinvolgerli e dare dell’UDC l’idea di un partito che ha le porte aperte alla società e non è una piccola organizzazione di potere che bada solo ai propri interessi.

Io sono convinto che oggi la nostra missione politica non sia quella del disarmo, ma di compiere ogni sforzo per intercettare il vento del cambiamento che soffia prepotentemente nel paese.

Per questo occorre un Partito che non sia ripiegato su sé stesso, ma che cerchi nuove energie e si sforzi di rappresentare un punto di riferimento per chi si aspetta dalla politica risposte concrete e non imposizioni o giochi di potere.

Per questo la nostra scommessa è quella di costruire un’opposizione piu’ credibile.

Solo la credibilità dell’opposizione può determinare una forza maggiore, le due cose si tengono insieme.

Se falliremo nel nostro progetto, il paese finirà nel caos.

Se i partiti non recupereranno il loro ruolo piu’ vero e profondo, (perché la crisi della politica italiana è crisi di rappresentanza, e cioè crisi dei partiti), allora il becero qualunquismo dei Grillo di turno, ci travolgerà tutti.

E siate pur certi che non avremo un paese migliore.

Perché spazzare via la politica apre sempre la strada al caos e alla violenza.

Perchè l’assenza della politica significa anarchia, legge della jungla, società che torna indietro di decenni, regole e diritti dei deboli che vengono calpestati.

E’ vero, sul Paese soffia con violenza il vento dell’antipolitica.

La maggiore responsabilità è di Prodi e della sua maggioranza, della loro incapacità di governo, della paralisi alla quale hanno ridotto il Parlamento per la mancanza di strategie per affrontare e risolvere i problemi del Paese.

Oggi, grazie a Prodi, gli italiani sono piu’ poveri, sfiduciati, arrabbiati.

E per questo predisposti a diventare vittime di demagogia e qualunquismo, due minacce che possono degenerare in qualunque momento.

La teoria del galleggiamento non paga più.

Il tessuto che tiene in piedi la maggioranza di centro sinistra è in via di disfacimento.

I nodi di un’alleanza innaturale tra il centro e la sinistra, figlia di un bipolarismo malato, stanno venendo rapidamente al pettine.

La convenienza e l’interesse restano l’unica ragione per la quale il centro sinistra va avanti.

E’ una situazione che non possiamo più tollerare, soprattutto quando la maggioranza (invece di comprendere le disastrose condizioni in cui ha portato il paese), cerca di reagire alle difficoltà con atti di prepotenza che creano ulteriori lacerazioni.

Vi sembra una coincidenza che il centro sinistra abbia messo le mani sulla Rai proprio quando tutti i sondaggi registravano la caduta verticale di consensi per Prodi ?

La maggioranza si sta avvitando in una sindrome alla Ceausescu: più calano i consensi più si affondano le mani nel sistema Radiotelevisivo pubblico per cercare di riportare gli elettori all’ovile.

Ma gli elettori italiani non sono pecore e contro Prodi e la sua maggioranza stanno maturando una vera e propria crisi di rigetto.

E il presidente del consiglio dovrebbe sapere che questi trucchetti, non servono a nulla.

Quello che il centrosinistra non capisce e che quando un processo di popolo si mette in moto, non c’è alcun modo di arrestare la valanga.

La Rai, onorevole Prodi, non è una unità di rianimazione per il suo governo, ma la piu’ grande azienda culturale del paese, uno snodo essenziale per la vita democratica italiana.

Per questo, signor presidente del consiglio Le diciamo – chiaro e tondo – giù le mani dalla rai! Ripristini subito le regole minime di garanzie che avete violato.

E LA SMETTA DI OSTINARSI A GUIDARE UNA COALIZIONE UNICA IN TUTTA EUROPA, DOVE CONVIVONO COMUNISTI ED ANTICOMUNISTI, PACIFISTI E DIFENSORI DELLE FORZE ARMATE, ANIMALISTI E CACCIATORI, SOSTENITORI DELL’ALTA VELOCITÀ ED ESTIMATORI DEI TRENI A VAPORE, GARANTISTI E NO GLOBAL CHE HANNO UTILIZZATO SENZA VERGOGNA PAROLE INFAMI SUI MARTIRI DEL TERRORISMO, COME MARCO BIAGI, E CHE NONOSTANTE QUELLO CHE HANNO DETTO, SONO ANCORA AL LORO POSTO.

E’ UNA VERGOGNA!

Così come è inaccettabile colpire i lavavetri, come vogliono fare i sindaci del centro sinistra, dopo aver eliminato tutti i freni all’immigrazione clandestina.

La verità On.le Prodi è che gli italiani hanno capito una cosa,

Lei non solo li sta rendendo più poveri, ma anche più insicuri perché non è in grado di garantire la sicurezza e la protezione dalla micro e dalla macro criminalità.

E come fa chi non ha una strategia è deboli con i forti e forte con i deboli.

Invece di prendersela con i lavavetri, provi a colpire il racket dell’immigrazione clandestina, provi a colpire chi controlla il mercato della droga e della prostituzione, provi a debellare le bande di slavi che terrorizzano intere aree del paese, come è accaduto a Treviso ultimamente.

I lavavetri, dopo tutto, caro Presidente,

per Lei possono essere un esempio perché almeno su una piccola superficie riescono a fare pulizia,

Lei provi a fare altrettanto nel paese!

L’Italia è vittima di un inverno della politica e dell’economia che rischia di soffocarla.

Noi dobbiamo reagire.

Noi dobbiamo condurre una opposizione rispettosa delle regole istituzionali ma durissima, senza concedere tregua ad una sinistra ideologica e arretrata che sta provocando dei guasti enormi.

Il Fisco giusto sarà una delle nostre bandiere. Casini ha proposto con intelligenza e coraggio uno scudo fiscale per proteggere le famiglie italiane dall’aggressione di Visco e Padoa Schioppa.

La soglia complessiva indicata da Casini, che tiene conto di tutte le tasse che gravano sulla famiglia, è del 45% (Sarkozy in Francia ha stabilito il 50%).

Io credo che possiamo andare oltre ed impegnarci per inserire nella costituzione una norma in base alla quale a nessun cittadino può essere richiesto dallo Stato più di un terzo di ciò che guadagna.

Se vogliamo essere seri, se vogliamo combattere davvero l’elusione e l’evasione fiscale dobbiamo partire da qui, dobbiamo mettere dei punti fermi per far comprendere agli italiani che possono contare su una fiscalità equa e non aver paura di uno stato vampiro.

Visco, Prodi e Padoa Schioppa dicono bugie agli italiani e mentono sapendo di mentire.

Visco decanta i risultati della lotta all’evasione, ma non dice che oggi, dati alla mano, combattere l’evasione ha costi superiori ai ricavi, in altre parole che per lo stato è una ulteriore attività in perdita che carica ulteriori pesi finanziari sulle spalle dei cittadini.

Prodi e Padoa Schioppa promettono meno tasse ma si preparano, a fine anno, a mettere di nuovo le mani nelle tasche degli italiani, anche perché – come ha certificato l’Europa – il risanamento è svanito, cresce l’indebitamento dello stato, diminuisce la produzione industriale, i conti pubblici rischiano di finire di nuovo fuori controllo.

La verità, amici dell’UDC, è che con questo centrosinistra l’Italia si sta spegnendo lentamente come un malato terminale ed è diventata la Cenerentola d’Europa.

E’ uno stato di cose al quale dobbiamo reagire, per noi stessi, ma soprattutto per i nostri figli.

In intere regioni del Mezzogiorno, nonostante la pioggia di miliardi arrivata dall’Europa, è ripresa l’emigrazione.

E non è più l’emigrazione del dopo guerra, cioè di manodopera poco qualificata che andava all’estero per trovare un lavoro qualsiasi.

Oggi chi parte non ha la valigia di cartone, ma un computer portatile.

E’ un giovane laureato, magari anche specializzato, un ottimo professionista che non ha nessuna possibilità di trovare lavoro nella propria terra.

Bassolino ha speso due miliardi di euro per fare della Campania la patria mondiale dell’immondizia.

I suoi assessori spendono centinaia di milioni di euro ogni anno in consulenze affidate ad amici e clienti.

E nonostante il flusso di danaro inarrestabile gestito prima con il dopo terremoto e poi con gli aiuti comunitari, la Campania è l’unica regione italiana che perde PIL e occupazione.

Non va meglio in Calabria dove dilaga il degrado ambientale e dove il centro sinistra è lacerato da una profonda crisi morale con i contrasti interni che sono addirittura superiori a quelli del governo nazionale.

E non va meglio in Puglia dove la luna di miele tra la giunta Vendola e l’opinione pubblica è finita da un pezzo, travolta dalle inefficienze e dall’incapacità di risolvere i problemi della regione più ricca e avanzata del mezzogiorno.

L’unica oasi del centro sud resta la Sicilia di Totò Cuffaro.

Lì nonostante le pressioni, le campagne di stampa, i veleni ed i teoremi giudiziari, e nonostante i continui sgambetti del governo Prodi il centro destra ed il nostro bravissimo Totò dimostrano ogni giorno che cosa significhi governare bene nell’interesse dei cittadini e risolvere i problemi concreti delle comunità locali.

Questa è la verità, questi sono i risultati del centrosinistra sia a livello regionale che nazionale.

E allora io dico che Prodi e Bassolino, Loiero e Vendola, prima che alla politica o alla magistratura, dovranno rispondere alla propria coscienza ed alle centinaia di migliaia di giovani del Mezzogiorno che grazie alla loro miopia politica e incapacità di governo, sono costretti ad abbandonare la loro terra, 50anni dopo che lo hanno fatto i loro nonni.

Noi dobbiamo rappresentare, in questa situazione di degrado, un elemento di speranza e di cambiamento, dobbiamo battere la rassegnazione e trasformare il Mezzogiorno da problema a risorsa.

Cari amici,

questo nostro appuntamento di Chianciano rappresenta un successo importante che è sotto gli occhi di tutti.

Per carattere, ogni iniziativa di successo è per me uno sprone a fare di più e meglio: per questo, domani, a Roma riprenderemo l’attività politica e ricominceremo con maggiore energia e determinazione.

Combatteremo in parlamento per far cadere questo governo disastroso;

ripeteremo agli italiani che l’UDC è e sarà sempre un partito alternativo alla sinistra;

completeremo la fase dei Congressi provinciali e regionali, garantendo – unico partito in Italia – un confronto sereno e una reale democrazia interna.

Anche i contrasti, amici dell’UDC, anche i ricorsi presentati in alcune realtà locali sono un sintomo assolutamente positivo, perché la democrazia si costruisce anche attraverso le difficoltà.

Quello che conta è accettare un quadro di regole comuni e riconoscere – come noi riconosciamo – che la forza di un partito sta nel senso di squadra che lo anima.

Da domani riprenderemo la nostra battaglia per la riforma elettorale alla tedesca.

Non si tratta di tutelare i nostri interessi, ma di garantire al Paese una vera governabilità che manca da 15 anni.

L’introduzione della preferenza che noi abbiamo chiesto con forza già nel 2006 da sola non basta, così come non basta ad evitare un referendum-truffa che avrebbe il solo risultato di ingannare gli italiani e peggiorare il meccanismo elettorale.

Da domani cominceremo la battaglia per una finanziaria equa che tuteli i più deboli e garantisca lo sviluppo del Paese rompendo lo schema ideologico che la sinistra massimalista vuole imporre all’Italia.

La Festa di Chianciano si chiude formalmente questa mattina ma non si chiude nei nostri cuori.

Dopo ci saranno tante altre iniziative sul territorio nazionale per confermare la vitalità del Partito e la qualità della nostra proposta politica.

Potenzieremo le attività di comunicazione del Partito e ci sforzeremo di creare una rete di “affluenti” che porti nuova energia nell’UDC e rappresenti una nuova forma di collegamento con l’opinione pubblica.

In questo quadro partirà il progetto UDC-LAB per mettere a disposizione del Partito uno strumento di analisi e di supporto alle iniziative del partito sul territorio.

Il 14 ottobre a Milano faremo un ulteriore passo avanti verso la nuova casa dei moderati, poi organizzeremo a Napoli e nel Mezzogiorno, iniziative mirate per accelerare lo sfratto delle amministrazioni di centro sinistra.

Il rosso è un colore che non fa bene all’Italia e non fa bene soprattutto al mezzogiorno.

Il rosso è il colore del semaforo che serve a fermare le automobili, e purtroppo è anche il colore politico che sta fermando la macchina del paese.

In questo quadro, amici dell’UDC, noi abbiamo il coraggio delle nostre idee, la forza dei nostri valori, il sostegno del nostro passato e dei padri che hanno tracciato la strada lungo la quale stiamo camminando.

Abbiamo dimostrato negli ultimi anni la capacità di essere autonomi e di voler costruire una opposizione di centro destra più seria, credibile e per questo forte.

I risultati ci hanno dato ragione.

Su questa strada ora dobbiamo camminare più uniti e motivati di prima.

La politica italiana è arrivata ad un passaggio decisivo.

La nostra forza potrà sembrare non eccezionale in termini numerici ma è determinate per dare una svolta ed evitare che il paese continui ad arretrare.

L’UDC rappresenta la parte più avanzata dell’opposizione di centro destra all’interno della quale siamo collocati.

Battere il centro sinistra è una priorità,

è un dovere, ma senza un equilibrio diverso del sistema bipolare potrebbe essere insufficiente a garantire la ripresa del paese.

Da Chianciano dobbiamo andar via convinti di una cosa:

Noi abbiamo una missione da compiere nell’interesse del Paese;

Noi vogliamo consolidare il ruolo centrale e autonomo che abbiamo conquistato nella politica italiana, vogliamo mandare la sinistra, vogliamo rinnovare alla radice il centro destra.

Amici dell’UDC il coraggio delle nostre idee e la forza dei nostri valori possano sostenerci nel difficile autunno in cui stiamo per entrare.

VIVA L’ITALIA, VIVA L’UDC










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